Da Roma solidarietà ai palestinesi detenuti in Israele

Presidio per i 1.500 palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane in sciopero della fame da 17 giorni per protestare contro violazioni dei diritti
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ROMA – “Acqua e sale, libertà e dignità”. Sono le parole d’ordine del presidio che si svolge oggi davanti a Montecitorio in solidarietà con 1.500 palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane in sciopero della fame da 17 giorni per protestare contro le numerose violazioni dei diritti a cui sono esposti.

“Stiamo rivendicando il diritto per questi detenuti ad essere trattati come umani, secondo quanto stabilito dalle convenzioni internazionali” afferma all’agenzia DIRE il presidente della Comunità palestinese di Roma e del Lazio, Yusef Salman, contattato telefonicamente.

“Siamo qui contro le ipocrisie della politica, perché le risoluzioni dell’Onu parlano chiaramente della soluzione che prevede due stati per due popoli, ma poi sono tante le potenze, a cominciare dagli Stati Uniti, che vi si oppongono”.

“Ci amareggia moltissimo il voto italiano di ieri contro la risoluzione dell’Unesco– prosegue Salman- quella risoluzione dice semplicemente che Gerusalemme non è la capitale dello stato di Israele, ed è quello che dicono anche le Nazioni Unite e tutto il mondo”.

E ieri dall’associazione ‘Assopace Palestina’ l’appello a riempire di e-mail le caselle di posta elettronica dei vertici delle istituzioni italiane, in vista dell’incontro di oggi alla Commissione diritti umani del Senato.

I NUMERI

“Sono circa 6.500 i prigionieri palestinesi detenuti all’interno di 22 prigioni israeliane, in flagrante violazione della Quarta Convenzione di Ginevra: tra essi 300 minori e 62 donne. Di questi 500 sono in carcere senza accusa e senza processo, e la loro detenzione può essere rinnovata arbitrariamente ogni sei mesi- si legge nel testo diffuso dall’Associazione-. Essi chiedono di poter ricevere visite dai parenti; la fine dell’isolamento e della detenzione senza accusa e senza processo; la fine degli arresti arbitrari di massa, delle torture, dei maltrattamenti e delle misure punitive, che non escludono donne e minori; assistenza e cure mediche; il diritto all’istruzione; la fine della disumanità cui sono sottoposti nei vari trasporti”.

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