mercoledì 15 Aprile 2026

Guerra in Iran, ora sono due gli aerei Usa abbattuti, il secondo ‘scampato’ in Kuwait. Risulta ancora disperso un pilota, colpiti anche due elicotteri di ricerca

Trentacinquesimo giorno di guerra in Medio Oriente. È la prima volta, durante le cinque settimane di guerra, che un aereo da guerra statunitense viene abbattuto sull'Iran. Sarebbe stata offerta una ricompensa per la cattura dell'equipaggio che si è eiettato dal velivolo

ROMA – Guerra in Medio Oriente, giorno 35. Per la prima volta, durante le cinque settimane di guerra, un aereo da guerra statunitense viene abbattuto sull’Iran. Teheran avrebbe offerto una ricompensa per la cattura dell’equipaggio che si è eiettato dal velivolo. Un pilota è stato tratto in salvo, resta disperso il secondo. Colpiti altri velivoli impegnati nelle operazioni di ricerca e recupero. Tutti gli aggiornamenti.

ORE 23.00 – L’ESERCITO IRANIANO: “L’AEREO USA ABBATTUTO DAL NUOVO SISTEMA DI DIFESA AVANZATO”

L’abbattimento del jet statunitense mette in luce le “false affermazioni” del presidente Trump, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero distrutto il sistema di difesa aerea iraniano: lo ha dichiarato il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale dell’esercito iraniano a Khatam al Anbiya. In un discorso diffuso dalle televisioni di Teheran, Zolgaghtari ha affermato infatti che l’aereo è stato abbattuto grazie al “nuovo sistema di difesa avanzato” dell’Iran. L’Iran ha poi dichiarato di aver abbattuto un aereo A-10 statunitense vicino allo Stretto di Hormuz, confermando le notizie riportante dai media statunitensi.

22.10 – UN SECONDO AEREO USA COLPITO E ABBATTUTO, ILLESO IL PILOTA CHE HA RAGGIUNTO LO SPAZIO AEREO DEL KUWAIT

Un aereo statunitense, mobilitato a supporto della missione di ricerca e soccorso, è stato colpito dal fuoco iraniano dopo l’abbattimento del jet F-15E: lo riporta l’emittente statunitense NBC News che cita come fonte ha un funzionario americano. Secondo quanto riportato, il secondo velivolo abbattuto è un A-10 Thunderbolt monoposto, noto come Warthog: il pilota è riuscito a raggiungere lo spazio aereo kuwaitiano prima di eiettarsi. Il velivolo si è schiantato, mentre il pilota è risultato illeso.

Lo stesso funzionario statunitense ha confermato la notizia che anche due elicotteri Blackhawk dell’esercito americano, impegnati nelle operazioni di ricerca e soccorso, sono stati colpiti dal fuoco iraniano, ma i militari a bordo sono rimasti illesi. Non ci sono invece notizie ancora sul pilota dell’F15 disperso dopo l’abbattimento del mezzo.

19.00 – L’AGENZIA IRANIANA TASNIM RIPORTA INDISCREZIONI SULLA POSSIBILE CATTURA DEL PILOTA STATUNITENSE DISPERSO  

L’agenzia iraniana Tasnim riporta “indiscrezioni non confermate” sulla possibile cattura del pilota statunitense disperso dopo l’abbattimento dell’F15 da parte delle Guardie rivoluzionarie di Teheran. “Secondo alcune fonti, un pilota statunitense sarebbe stato catturato dalle forze militari iraniane”, riporta l’agenzia Tasnim. Secondo le notizie avute da un corrispondente a Kohgiluyeh, e nella provincia di Boyer-Ahmad, nell’Iran occidentale, dopo l’abbattimento del caccia americano avvenuto oggi, venerdì 3 aprile, il pilota si è eiettato ed è atterrato. Nonostante le ricerche e i tentativi dell’esercito americano di portare fuori il proprio pilota dai confini iraniani, spiega l’agenzia, “il pilota è stato probabilmente catturato dalle forze iraniane”.

L’agenzia riporta anche il post pubblicato su X dall’organizzazione di intelligence del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC)- profilo che risulta oscurato all’estero- con la foto di un sedile di un aereo da caccia riconducibile, secondo quanto riferito, al velivolo abbattuto dopo essere entrato nello spazio aereo iraniano

17.50 – IN LIBANO, ESPLOSIONE A ODAISSEH: FERITI TRE PEACEKEEPER UNIFIL

Un’esplosione avvenuta nel pomeriggio in un sito delle Nazioni Unite vicino alla città di Odaisseh, nel sud del Libano, ha provocato il ferimento di tre peacekeeper, due dei quali in modo grave. A riferirlo il portavoce della missione delle Nazioni Unite Unifil, Kandice Ardiel.

La notizia è stata rilanciata anche dai media locali, come il quotidiano L’Orient le Jour. Odaisseh si trova nel distretto di Marjayoun, nel governatorato di Nabatiye, nel sud del Libano.

17.42 IRAN, MEZZALUNA ROSSA: DRONI SU UN MAGAZZINO CON AIUTI E MEZZI SOCCORSO

Droni israelo-statunitensi hanno colpito un magazzino della Mezzaluna rossa nella regione sud-occidentale di Bushehr, che affaccia sul Golfo Persico. Nel raid sono andati distrutti due container di aiuti umanitari, due pullman e diversi veicoli di emergenza, mentre non riferisce di feriti. L’organizzazione ne ha approfittato per lanciare l’allerta sui bisogni umanitari della popolazione, dal momento che le scorte di beni di prima necessità – tra cui cibo e farmaci – stanno rapidamente terminando.
E’ stato inoltre ribadito l’obbligo per le parti in guerra di proteggere obiettivi civili e infrastrutture umanitarie, così come stabilito dal diritto internazionale umanitario.
Dall’inizio dell’operazione ‘Epic Fury’ israelo-statunitense del 28 febbraio, la Mezzaluna rossa iraniana – che poggia su una rete di decine di migliaia di volontari nel Paese – ha già registrato l’uccisione di tre membri del proprio staff.

17.10 – MEDIA IRANIANI: OFFERTA UNA RICOMPENSA PER LA CATTURA DELL’EQUIPAGGIO DEL CACCIA USA ABBATTUTO

I media statali iraniani stanno trasmettendo video che mostrerebbero aerei statunitensi alla ricerca dei piloti di un caccia americano abbattuto in territorio iraniano lo riferisce Al Jazeera. Sempre l’emittente di Doha sostiene che, per la televisione iraniana, è stata offerta una ricompensa per la cattura dell’equipaggio. Uno dei due piloti sarebbe stato recuperato dalle forze statunitensi, l’altro resta disperso.

16:30 – HORMUZ, AMBASCIATA IRAN IN ITALIA: OPPONETEVI ALLA GUERRA USA-ISRAELE

“Prima di parlare della riapertura dello stretto di Hormuz, l’Italia deve opporsi con fermezza alla palese violazione del Diritto Internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti“. Così scrive in italiano in un post su X l’Ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran. Secondo la sede diplomatica, “l’insicurezza nello stretto di Hormuz è il risultato diretto dell’aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista”, modo in cui l’Iran fa riferimento allo Stato di Israele, disconosciuto a livello diplomatico dopo la rivoluzione del 1979, “non della legittima difesa dell’Iran”.
Insiste la rappresentanza di Teheran in Italia: “Se siete preoccupati per la crisi globale dell’energia e dei fertilizzanti, costringete gli aggressori a porre fine completamente e definitivamente alla guerra, affinché la stabilità possa tornare nella regione”.

Ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha partecipato a un vertice ministeriale convocato dal Regno Unito per fare il punto su Hormuz, in cui ha dato disponibilità a iniziative multilaterali sotto l’egida dell’Onu.

16:00 – TEHERAN: COLLOQUI CON L’OMAN PER UN PROTOCOLLO SU HORMUZ

Fonti di stampa iraniana confermano “colloqui in corso” con l’emirato dell’Oman per mettere in atto “un protocollo per monitorare i traffici attraverso lo Stretto di Hormuz”, sottolineando che “anche in tempo di pace proseguirà l’azione di monitoraggio della navigazione marittima in coordinamento con le autorità costiere omanite”.

L’Oman non solo condivide con l’Iran le acque di Hormuz, ma è rimasto – tra i Paesi del Golfo – un alleato di Teheran, con posizioni anche apertamente critiche contro l’offensiva di Stati Uniti e Israele e proponendosi ancora in settimana come mediatore tra le parti. Quest’ultimo attore sembra convincere di più la Repubblica islamica rispetto al quartetto – Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan – che il 30 marzo si è dato appuntamento a Islamabad per avviare un tavolo negoziale, che stato subito dopo pubblicamente bocciato da Teheran.

Come riferisce l’agenzia di stampa governativa Irna, a illustrare il protocollo Iran-Oman è stato il viceministro iraniano per gli Affari legali e internazionali Kazem Gharibabadi, che ha chiarito che i “requisiti richiesti” per superare la verifica “non comporteranno restrizioni, ma piuttosto faciliteranno e garantiranno il passaggio sicuro e forniranno servizi migliori alle navi che percorrono questa rotta”.

Le restrizioni ai traffici lungo Hormuz, arteria fondamentale del commercio energetico globale, proseguono dall’offensiva israelo-statunitense del 28 febbraio, con attacchi alle navi cargo di questi due Paesi e dei loro affiliati. Nel suo discorso alla nazione di mercoledì sera, parlando del petrolio che transita per Hormuz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che il suo Paese “non ha avuto bisogno e non ne abbiamo bisogno”. Tuttavia, come evidenzia l’emittente statunitense Cnbc, “i prezzi medi della benzina negli Stati Uniti sono aumentati di oltre il 30% in un mese, superando per la prima volta da anni i 4 dollari al gallone”.

14:30 – TRUMP: POTREMMO APRIRE LO STRETTO FACILMENTE, MA…“.

Ora Donald Trump dice che gli Stati Uniti potrebbero riaprire “facilmente” lo stretto di Hormuz, ma hanno bisogno di “più tempo”. Su Truth Social, il Presidente Usa scrive (testuale compreso di maiuscole): “Con un po’ più di tempo, possiamo facilmente APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ, PRENDERE IL PETROLIO E FARE UNA FORTUNA. SAREBBE UN “GUSHER” PER IL MONDO???”. La parola “gusher” viene dal linguaggio petrolifero e indica un pozzo petrolifero da cui il petrolio sgorga in grande quantità senza bisogno di pompe. Insomma, sarebbe “una manna”.

12:38 – IRAQ, SPAZIO AEREO CHIUSO PER ALMENO PER UN’ALTRA SETTIMANA

Ieri sembrava che il governo di Baghdad fosse pronto a riaprire il proprio spazio aereo, stamani invece l’Autorità dell’aviazione civile ha deciso di mantenere i cieli iracheni chiusi per un’altra settimana ancora. D’altronde, non stanno migliorando le condizioni di sicurezza nel Paese, che da oltre un mese si trova tra i due fuochi della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Il più colpito è il Kurdistan iracheno: qui dal 28 febbraio, il territorio ha registrato più di 500 attacchi condotti sia con missili che droni, sparati da ambo le parti. Lo ha dichiarato in conferenza stampa il governatore di Erbil, Omed Khoshnaw che, stando ai media locali, ha denunciato “vittime e danni materiali”, compresi “effetti negativi sulle infrastrutture economiche” della regione.

Il governatore si è poi rivolto al governo di Baghdad, esortandolo a prendere una posizione ferma per “salvaguardare la sovranità del Paese” alla luce degli “ingiustificabili attacchi” contro la regione. Il nord dell’Iraq vede la presenza di gruppi combattenti legati all’Iran che stanno fornendo sostegno a Teheran. Per questo Stati Uniti e Israele stanno prendendo di mira basi e centri logistici a loro legati. D’altro canto, i curdi iracheni sono legati agli Stati Uniti e invisi a Teheran.

Attacchi però hanno raggiunto anche la capitale Baghdad e altre regioni del Paese dove per il momento sembrano risparmiate le infrastrutture civili, con vittime registrate “solo” tra il personale delle rispettive parti in guerra. Il mantenimento del blocco ai voli pone però serie difficoltà all’economia e alla mobilità dei cittadini.

12:30 – L’AEREO AMERICANO ABBATTUTO DALL’IRAN SAREBBE UN F-15

I media iraniani stanno pubblicando le foto dei resti del jet statunitense che l’Iran dice di aver abbattuto. Stando alle foto, per esperti non si trarrebbe di un F-35, ma di un F-15. L’emittente israeliana Channel 12 riporta – citando una fonte occidentale – che “uno dei membri dell’equipaggio del caccia americano abbattuto in Iran è stato tratto in salvo”. L’altro pilota risulta disperso.

12:00 – I PASDARAN FANNO COMBATTERE SOLDATI-BAMBINI

Amnesty International ha denunciato che le autorità iraniane stanno calpestando i diritti dei bambini e commettendo una grave violazione del diritto internazionale umanitario equivalente a un crimine di guerra, attraverso il reclutamento e la mobilitazione di bambini, anche di soli 12 anni, in una campagna militare diretta dai Guardiani della rivoluzione. Come informa l’organizzazione in una nota, il 26 marzo Rahim Nadali, vicecomandante dei Guardiani della rivoluzione dell’area metropolitana della capitale Teheran, ha annunciato una campagna di reclutamento chiamata ‘Combattenti per la difesa della madrepatria dell’Iran’, precisando che era “aperta a volontari” a partire dai 12 anni di età e incoraggiando a registrarsi presso le basi dei paramilitari basij nelle moschee della capitale.

Testimonianze oculari e filmati verificati da Amnesty hanno fornito prove sul dispiegamento di bambini soldato ai posti di blocco dei Guardiani della rivoluzione e tra le loro pattuglie, armati anche con fucili d’assalto Ak47.

10:41 – LIBANO, FONTI ISRAELE: IL DISARMO DI HEZBOLLAH NON È NECESSARIO

“Il disarmo dell’organizzazione non è un obiettivo necessario”: così ha dichiarato una fonte dell’esercito israeliano ai media locali, come riporta il quotidiano Times of Israel. La dichiarazione giunge mentre l’esercito si appresta a presentare al governo il piano per istituire una “zona cuscinetto di sicurezza” dal confine con il Libano fino al fiume Litani, da presentare alle autorità di governo di Israele. La bozza, come ha chiarito l’esercito citato dai media locali, otterrà così tutte le “approvazioni legali” interne allo stato di Israele. Nessun cenno viene fatto delle autorità dello Stato del Libano, unico titolare dell’integrità e della sovranità del proprio territorio.

Sebbene il ministro della Difesa Israel Katz abbia già annunciato l’intenzione di istituire la zona cuscinetto, anche con l’obiettivo di “disarmare” Hezbollah – il gruppo politico-militare vicino all’Iran contro cui Israele ha ripreso le ostilità subito dopo l’offensiva contro Teheran – il Times of Israel evidenzia come, al momento, gli attacchi di Hezbollah partano dal nord del fiume Litani, avendo il gruppo ottenuto armi di gittata più lunga e avendo anche perso molte postazioni nel sud, anche durante la guerra del 2024. Ma secondo la fonte anonima rilanciata dai media israeliani, “al termine di questa campagna militare il disarmo dell’organizzazione non è un obiettivo necessario”.

Quanto al piano israeliano, questo prevede che le case e gli edifici posti lungo “la prima linea” della buffer zone siano distrutti, ad eccezione “di alcuni villaggi cristiani”. Al tempo stesso, sarà impedito alla totalità dei residenti sfollati da inizio marzo di fare ritorno alle loro abitazioni fino al Fiume Litani. L’intera area sarà “bonificata” dalla presenza dei combattenti del gruppo politico-militare Hezbollah e al loro posto verranno erette delle postazioni dell’esercito di Israele.

10:15 – ISRAELE, IL MINISTRO DELLA SALUTE: 148 FERITI IN 24 ORE

Mentre i sistemi difensivi israeliani sono impegnati a respingere gli attacchi che provengono dall’Iran, dallo Yemen e dal sud del Libano, il ministro della Sanità di Tel Aviv ha indicato 148 persone rimaste ferite nelle ultime 24 ore, aggiornando così a 6.594 il bilancio dal lancio dell’operazione ‘Epic Fury’ avviata contro l’Iran lo scorso 28 febbraio. Come scrive il Times of Israel, ieri dall’Iran sono arrivati una ventina di missili, “la metà circa dei quali sono stati intercettati, mentre l’altra metà è stata lasciata cadere in aree aperte, ‘secondo il protocollo’, come ha dichiarato l’esercito. Almeno due missili erano dotati di testate a grappolo, che hanno disperso piccole bombe su vaste aree del centro di Israele, ferendo leggermente diverse persone e causando danni”.

Dalle prime ore di stamani, le sirene hanno risuonato in varie località settentrionali tra cui Kiryat Shmona e Metula, per missili provenienti sia dall’Iran che dalle forze libanesi Hezbollah. Diciannove gli israeliani rimasti uccisi da fine febbraio secondo fonti ufficiali, a cui si aggiungono dieci militari nel sud del Libano.

10:05 – DISTRUTTO IL ‘PONTE PIÙ LUNGO’, TRUMP: SEGUIRÀ MOLTO ALTRO”

Si sono registrati prima due morti, poi i media iraniani hanno riferito di otto civili rimasti uccisi nel doppio bombardamento del più lungo ponte dell’Iran, il B1 Bridge di Karaj, capoluogo della provincia settentrionale di Alborz. Secondo il Guardian, i feriti sono almeno 95.

L’attacco, avvenuto nel pomeriggio di ieri, è stato poi rivendicato dallo stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. In un post su Truth ha condiviso un video del Ponte tranciato in tre parti subito dopo il raid, scrivendo: “Il ponte più grande dell’Iran crolla, per non essere mai più utilizzato” e ha assicurato che “molto altro seguirà”, esortando l’Iran ad accettare un accordo “prima che sia troppo tardi”. Poche ore dopo, il capo della Casa Bianca è tornato sulla sua piattaforma social: “Il nostro esercito, il più grande e potente (di gran lunga!) del mondo, non ha ancora iniziato a distruggere ciò che resta dell’Iran. I ponti, poi le centrali elettriche! La leadership del nuovo regime sa cosa bisogna fare”.

Il ponte, che collegava la provincia di Teheran a quella di Karaj, era ancora in fase di completamento. Costato 400 milioni di dollari, era lungo circa un chilometro e sorretto da un pilone di 136 metri. Secondo l’agenzia iraniana Fars, è stata colpita “un’area adibita a officina dove erano in corso i lavori di costruzione” di una delle “strutture più complesse del Medio Oriente”. Dai filmati disponibili, non è chiaro se in quel momento l’infrastruttura fosse aperta al traffico.

Ieri la Mezzaluna rossa iraniana ha riferito che negli attacchi israelo-statunitensi sono rimaste danneggiate oltre 113mila infrastrutture civili, tra cui case, scuole e ospedali, come il Pasteur Institute ieri, in pieno centro a Teheran. La struttura, attiva dal 1920, era specializzata nella ricerca medica e nella produzione di vaccini.

I morti invece sono saliti a 1.443. Tuttavia, il blocco imposto a internet dalle autorità di Teheran all’indomani dell’offensiva di Washington e Tel Aviv rende difficile verificare le informazioni e ottenere aggiornamenti.

10:00 – IL PIANO DI PACE DI ZARIF, SCRITTO PER UNA RIVISTA USA

Javad Zarif, l’ex ministro degli esteri iraniano fino al 2021, ha proposto un piano di pace per l’Iran. E lo ha fatto (fatto abbastanza inusuale) in un articolo pubblicato sulla rivista statunitense Foreign Affairs. Il Guardian ha riassunto il piano per punti:

  • L’Iran si impegna a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari e a ridurre il contenuto di uranio arricchito al di sotto del 3,67% , il livello stabilito dall’accordo sul nucleare del 2015 dal quale Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti nel 2018.
  • Includere Cina e Russia in qualsiasi accordo per la creazione di un unico sito di arricchimento dell’uranio per la regione, dove l’Iran “trasferirebbe tutto il suo materiale e le sue attrezzature arricchite in tale area”.
  • Gli Stati Uniti e i loro alleati revocano tutte le sanzioni contro l’Iran e consentono al Paese di partecipare pienamente all’economia globale.
  • Riaprire lo stretto di Hormuz, ma gli Stati Uniti devono consentire anche a Teheran di utilizzarlo.
  • L’Iran e gli Stati Uniti firmano un patto di non aggressione “in cui entrambi i paesi si impegnano a non colpirsi a vicenda in futuro”.

Al momento Zarif non ricopre cariche ufficiali in Iran, ma ha contribuito all’elezione del presidente riformista Masoud Pezeshkian ed è considerato un bersaglio degli oltranzisti teocratici.

Zarif ha definito Steve Witkoff e Jared Kushner – che guidavano i negoziati per conto di Trump prima dell’attacco -“completamente ignoranti sia in materia di geopolitica che di tecnicismi nucleari” .

9:30 – L’IRAN: EVITARE PROVOCAZIONI

Evitare le “azioni provocatorie”: questo il monito che il ministro degli Esteri dell’Iran Abbas Araghchi ha lanciato alla comunità internazionale, riguardo all’ipotesi di impiegare la forza per forzare il blocco imposto da Teheran sullo stretto di Hormuz. Un messaggio che sembra arrivato al mittente, dal momento che, poco dopo, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha rinviato il voto calendarizzato per oggi su una bozza di risoluzione presentata dal Bahrein per impiegare “mezzi difensivi” nello Stretto.

Stando alla stampa iraniana, Araghchi aveva affermato: “Qualsiasi azione provocatoria da parte degli aggressori e dei loro sostenitori, anche in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riguardo alla situazione nello Stretto di Hormuz, non farà altro che complicare la situazione”. Teheran, ha tenuto a evidenziare ancora il capo della Diplomazia, “sta mettendo a disposizione tutti gli strumenti necessari per garantire il transito sicuro” dei mercantili attraverso questa lingua di mare, responsabile del 20% del commercio energetico globale. Il riferimento è al meccanismo di registrazione – gestito dai Pasdaran – che consente alle società di navigazione di ottenere delle autorizzazioni.
Restano banditi tuttavia i cargo di Stati Uniti, Israele e “dei Paesi affiliati agli aggressori”. Una politica che, come ha sostenuto il ministro, “è in linea col diritto internazionale”.

8:30 – DUE F-35 ABBATTUTI

L’Iran ha dichiarato che un secondo caccia F-35 americano è stato abbattuto sul suo territorio. La Reuters riprende l’agenzia di stampa statale iraniana che scrive che è improbabile che il pilota sia sopravvissuto. Un portavoce del quartier generale centrale iraniano Khatam al-Anbiya ha dichiarato che un secondo F-35 è stato abbattuto sull’Iran centrale.

7:50 – L’ONU RINVIA IL VOTO SU HORMUZ

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha rinviato la votazione prevista per oggi sull’autorizzazione all’uso della forza “difensiva” per proteggere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz dagli attacchi iraniani. L’organismo, composto da 15 membri, avrebbe dovuto votare stamattina su una bozza di risoluzione presentata dal Bahrein, ma nella tarda serata di ieri il programma è stato modificato.

La motivazione addotta è che le Nazioni Unite osservano il Venerdì Santo come festività nazionale, secondo fonti diplomatiche, nonostante questo fatto fosse noto già al momento dell’annuncio della votazione. Non è stata ancora fissata una nuova data per la votazione sulla bozza.

7:10 – COLPITA UNA RAFFINERIA DELLA KUWAIT PETROLEUM

La Kuwait Petroleum Corporation ha dichiarato che la sua raffineria di Mina al-Ahmadi è stata colpita da droni nelle prime ore di venerdì, provocando incendi in diverse unità operative. Non si segnalano feriti. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale

6:00 – MACRON: TRUMP SIA SERIO, PARLA TROPPO

Emmanuel Macron critica Donald Trump. Lo riprende per le troppe esternazioni, spesso confliggenti, sull’andamento della guerra in Iran. “Si parla troppo… e si va dappertutto”, ha detto il Presidente francese durante una visita di Stato in Corea del Sud. “Abbiamo tutti bisogno di stabilità, calma, un ritorno alla pace: non è una farsa. Bisogna essere seri. Quando si vuole essere seri, non si va in giro a dire ogni giorno l’opposto di quello che si è detto il giorno prima. E forse non si dovrebbe parlare tutti i giorni”.

Macron ha difeso con fermezza la Nato, accusando Trump di minare l’alleanza dalla quale peraltro il Presidente americano ha minacciato di uscire: “Credo che organizzazioni e alleanze come la Nato siano definite da ciò che non viene detto, ovvero dalla fiducia che le sostiene. Se si mettono in dubbio gli impegni presi ogni giorno, se ne erode la sostanza stessa”.

Leggi anche