ROMA – In occasione della Giornata mondiale dell’udito, che si celebra il 3 marzo, l’attenzione della comunità scientifica si concentra non solo sulla prevenzione e sulla cura dei disturbi uditivi, ma anche sul loro possibile ruolo come indicatori di patologie neurologiche gravi, come l’ictus. Uno studio pubblicato su The Lancet Neurology e condotto presso l’UCL Queen Square di Londra ha analizzato un campione di pazienti giunti al pronto soccorso per sospetto ictus e che riferivano anche problemi di udito. I ricercatori sottolineano come un particolare tipo di ictus, quello della circolazione posteriore del cervello, venga spesso diagnosticato in ritardo poiché i sintomi sono meno evidenti e meno conosciuti. A differenza degli ictus del circolo cerebrale anteriore, caratterizzati da segni riconoscibili come la paralisi del volto o degli arti e disturbi del linguaggio, quelli del circolo posteriore possono manifestarsi con sintomi più sfumati, come vertigini, capogiri e alterazioni dell’udito.
Lo studio ha preso in esame 71 pazienti che si erano presentati in pronto soccorso per capogiri o vertigini: il 10% di loro riferiva anche problemi di udito, che tuttavia non erano stati valutati inizialmente. In seguito, sottoponendo gli stessi pazienti a un test audiologico, è stato identificato un deficit uditivo asimmetrico nel 15% del campione; nel 54,5% di questi casi è stato poi diagnosticato un evento vascolare acuto che inizialmente era passato inosservato. Secondo gli autori, la grande variabilità dei dati presenti in letteratura sulla perdita uditiva nell’infarto dell’arteria cerebellare antero-inferiore (AICA) non dipende dall’assenza del sintomo, ma dal fatto che il test dell’udito non viene eseguito di routine. Inoltre, spesso il paziente tende a riferire con maggiore urgenza nausea e vertigini, trascurando i disturbi uditivi.
“Questo studio, seppur condotto su un piccolo campione di pazienti, mette in evidenza un sintomo, l’alterazione dell’udito appunto, che potrebbe essere trascurato sia dal medico che dal paziente- commenta Arianna Di Stadio, professore associato di Otorinolaringoiatria alla Link di Roma e ricercatrice onoraria all’Ucl Queen Square Neurology di Londra– La struttura vascolare che citano gli autori (AICA, ndr) è fondamentale per l’irrorazione delle vie uditive e vestibolari; infatti, nel 90% dei casi da qui ha origine l’arteria che porta il sangue all’orecchio interno e, aspetto ancora più importante, l’AICA irrora una parte del cervello, il ponte, dove si trovano le strutture centrali delle vie audiovestibolari, i nuclei. Un’occlusione di questa arteria, come nel caso di un ictus, può quindi manifestarsi sia con sintomi lievi che importanti e potenzialmente ingravescenti”.
Un aspetto cruciale emerso dalla ricerca riguarda il delicato meccanismo della neuroinfiammazione. Quando si verifica un’occlusione vascolare, anche se temporanea, si scatena un processo infiammatorio che investe il tessuto cerebrale e le delicate cellule dell’orecchio. “Sappiamo che la perdita improvvisa monolaterale può essere causata da una temporanea ischemia dell’arteria che porta il sangue all’orecchio interno, ma anche da un coinvolgimento delle strutture centrali. L’occlusione vascolare, seppur temporanea, può causare sia l’infiammazione del tessuto cerebrale o delle cellule dell’orecchio, che il decesso di queste (neuroni e cellule ciliate) causando la perdita dell’udito. La neuroinfiammazione può poi risolversi del tutto mentre la morte cellulare no, spiegando così perché in alcuni casi la perdita dell’udito regredisce del tutto”, aggiunge.
Il messaggio, sottolinea l’esperta, non è quello di creare allarmismo, ma di promuovere attenzione e prevenzione: “Non occorre essere allarmisti ma cauti e scrupolosi. Ci sono diversi fattori che devono far pensare alla necessità di ulteriori indagini in caso di perdita uditiva, soprattutto monolaterale, come ipertensione, diabete, colesterolo alto e altre comorbidità”.
E conclude: “Considerato che le ischemie del circolo cerebrale posteriore rappresentano il 20-25% degli infarti cerebrovascolari e che il test dell’udito è veloce, non invasivo e oggi disponibile anche tramite app, il mio suggerimento è di effettuarlo quando sono presenti queste condizioni. Io considero l’orecchio come una finestra sul cervello: ogni tanto dare un’occhiata per capire cosa sta accadendo non fa male”.
In occasione della Giornata mondiale dell’udito, il messaggio è chiaro: prendersi cura dell’udito, anche attraverso strategie di prevenzione mirate al controllo della neuroinfiammazione, significa non solo limitare il danno uditivo, ma anche ridurre il rischio di evoluzione verso eventi cerebrovascolari più gravi.







