venerdì 13 Marzo 2026

Paolo suicida a 14anni, i quattro compagni indagati per stalking. I pm: “Lo perseguitavano”

Per la Procura dei minori di Roma gli studenti di 16 e 17 anni dell'Istituto tecnico di Fondi sarebbero responsabili di insulti, offese e minacce reiterate nei confronti di Paolo Mendico

ROMA – Lo chiamavano con disprezzo “Paoletta” o “Nino D’angelo”, per il suo caschetto biondo. Paolo Mendico, il 14enne suicida di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, era ormai diventato il bersaglio quotidiano per 4 studenti di 16 e 17 anni dell’istituto tecnico di Fondi. Lo avevano infatti preso di mira da tempo “con condotte reiterate consistenti in insulti, offese e minacce”, scatenando nel ragazzino “un perdurante e grave stato di ansia, costringendolo ad alterare le proprie abitudini di vita”.

L’ACCUSA DI STALKING

A metterlo nero su bianco i Pm del Tribunale dei Minori di Roma che nei mesi scorsi avevano iscritto i 4 compagni di classe di Mendico nel registro degli indagati. Ora, dopo quasi 7 mesi da quella terribile mattina in cui Paolo ha deciso di farla finita nella sua cameretta- e che le indagini per quella morte assurda sono andate avanti- emerge che la Procura dei minori ipotizza a carico dei 4 minorenni il reato di stalking.

“LO HANNO PERSEGUITATO DAL PRIMO ANNO DELLE SUPERIORI”

I 4 compagni di classe indagati sono stati tra i primi ad essere ascoltati dai pm, pochi giorni dopo il suicidio del 14enne, avvenuto l’11 settembre scorso. A fare i loro nomi erano stati i genitori di Paolo che anche in diverse interviste pubbliche hanno denunciato come il loro figlio fosse vittima di atti di bullismo e angherie. Non solo: hanno ricordato di aver segnalato più volte la situazione a docenti e responsabili dell’istituto, segnalazioni tutte cadute nel vuoto. “Sono quelli che lo hanno perseguitato nel primo anno delle superiori”, aveva detto il papà di Paolo. E ora i 4 ragazzini dovranno rispondere del reato previsto dall’articolo 612 del codice penale, gli “atti persecutori”, appunto. Secondo gli investigatori infatti Paolo potrebbe aver ricevuto messaggi offensivi da alcuni compagni anche nelle ore precedenti al suicidio.

LA SECONDA INCHIESTA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO, RESTA “CONTRO IGNOTI”

L’attenzione degli inquirenti è focalizzata così alle analisi tecniche sui dispositivi sequestrati al ragazzo: chat, audio, foto e messaggi che gli agenti del Racis stanno esaminando. La perizia, a quanto risulta, sarebbe in dirittura d’arrivo e la chiusura dell’inchiesta di Cassino è attesa tra fine marzo e aprile.
In parallelo all’inchiesta della Procura dei Minori di Roma, prosegue anche quella della Procura di Cassino, ancora contro ignoti, per istigazione al suicidio. Al centro in questo caso, le possibili responsabilità di docenti e responsabili dell’istituto Pacinotti di Fondi che avrebbero sottovalutato la questione, nonostante le segnalazioni ricevute dai genitori e non solo. Tra gli elementi sotto esame ci sarebbe infatti anche uno scambio di messaggi tra la psicologa dell’istituto e la vice preside, in cui si sollevava “una possibile situazione di bullismo” nella classe dello studente suicida. Si sta cercando di capire se le segnalazioni siano arrivate anche alla dirigente dell’Istituto, Gina Antonetti, che ha subìto una sospensione di due giorni dal ministero insieme a due insegnanti. Il possibile ruolo del corpo docente emerge anche nella relazione finale degli ispettori ministeriali- ora agli atti della Procura- dove si evidenziano omissioni e profili di responsabilità nella gestione della classe. In mano ai Pm infine c’è anche il diario personale di Paolo, a cui ha affidato tutta la sua frustrazione e sofferenza per quello che subiva dai compagni di classe ma anche dai professori, che poco o nulla avrebbero fatto per aiutarlo.

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