ROMA – Il Libano è travolto dalla guerra che da sabato sta incendiando il Medio Oriente. L’emergenza al momento sono “gli attacchi continui e forti, ogni due, tre ore” e “gli sfollati, che vediamo accampati anche lungo la Corniche di Beirut e lungo le strade ritenute sicure“: circa 30mila secondo le stime del governo. A parlare con l’agenzia Dire da Beirut è Virginia Sarotto, rappresentante in Libano di Arcs – Culture solidali, organizzazione italiana già presente con diversi progetti a sostegno dei civili.
L’intervista avviene dopo che Israele ha confermato un’ondata di “raid simultanei” non solo su Teheran ma anche sui quartieri meridionali di Beirut e nel sud del Paese: zone residenziali e popolate da civili dove è presente anche il gruppo politico-militare Hezbollah, che domenica ha risposto all’offensiva israeliana lanciando missili verso Israele a sostegno dell’Iran. Israele stamani ha bombardato anche il sud del Paese dei Cedri, invadendo poi con le truppe di terra con l’intenzione di creare una “zona cuscinetto” già annunciata ieri.

La stampa internazionale riferisce che, parallelamente, comparti dell’esercito nazionale libanese hanno lasciato delle postazioni lungo il confine meridionale con Israele. Ma sul Libano, chiarisce Sarotto, “i bombardamenti israeliani non si sono mai interrotti, neanche dopo il cessate il fuoco” di novembre 2024, nonostante dal Libano non ci sia mai stata offensiva. “La differenza è che ora sono più intensi”, aggiunge la rappresentante di Arcs. Nel sud, continua, “sono stati emessi tantissimi ordini di evacuazione che hanno riguardato oltre 60 villaggi”, mentre gli attacchi hanno raggiunto anche “Baalbek ed Hermel dove si trova il nostro staff che segue i progetti di Arcs”. Questi consistono in “azioni a sostegno delle attività agricole o casearie a livello familiare per favorire la creazione di reddito”. Zone rurali rigogliose dove il tessuto produttivo è ancora poco sviluppato. Spiega Sarotto: “A volte è sufficiente comprare macchinari o strumenti e, non appena la produzione consente un ritorno economico, le famiglie lo reimpiegano non solo per la propria sussistenza ma anche, in parte, per interventi sociali come donazioni agli orfanotrofi, assunzione di persone diversamente abili o acquisto di pacchi alimentari per famiglie indigenti”.
Interventi che, data l’emergenza, per ora sono stati sospesi per sostenere gli sfollati con cibo, coperte, materassi, pannolini, kit igienici e di pronto soccorso: “Ieri abbiamo avviato una raccolta fondi immediata – disponibile sul sito web di Arcs – dopo che le comunità con cui lavoriamo da 20 anni ci hanno chiesto aiuto per coloro che hanno perso tutto”.
Parallelamente, Arcs sostiene una organizzazione socio-culturale di Tiro che ha messo a disposizione i teatri che gestisce a Tiro, ma anche a Tripoli e Beirut per l’accoglienza degli sfollati. “I rifugi messi a disposizione delle autorità, in rete con gli attori umanitari, sono circa 170 ma non bastano per tutti- chiarisce Sarotto- infatti vediamo gli sfollati accamparsi anche lungo la Corniche di Beirut, ossia il lungomare, oppure lungo le strade, nelle zone ritenute sicure. Siamo tutti al lavoro quindi per fornire assistenza”.
La speranza è che l’emergenza finisca al più presto, per poter riattivare i progetti di sviluppo: in un Paese afflitto da anni di crisi economico-finanziare, conflitti e instabilità politica, la priorità è “dare opportunità di sviluppo alle famiglie in modo che abbiano un reddito”, conclude la responsabile di Arcs in Libano.







