giovedì 5 Marzo 2026

Le bombe sul terremoto: il doppio dramma dell’Afghanistan

Pangea: "Migliaia di donne, bambini e bambine e famiglie che lo scorso settembre avevano perso tutto a causa del violento terremoto, adesso stanno lasciando le tende in cui avevano trovato riparo, senza una destinazione sicura, tra la fame e il freddo"

ROMA – “Le bombe hanno colpito anche le zone terremotate dell’Afghanistan, dove Pangea porta avanti da mesi progetti a sostegno della popolazione colpita dal sisma. La situazione è ancora incerta e le notizie frammentarie: il team di Pangea si stava recando nei campi nella provincia di Kunar per proseguire le attività nella zona distrutta dal terremoto e ha potuto verificare che le autorità locali stanno evacuando i campi che si trovano lungo l’area di conflitto. Con il passare delle ore appare chiaro che si temono nuovi attacchi e migliaia di persone rischiano di dover lasciare tutto. Migliaia di donne, bambini e bambine e famiglie che lo scorso settembre avevano perso tutto a causa del violento terremoto, adesso stanno lasciando le tende in cui avevano trovato riparo, senza una destinazione sicura, tra la fame e il freddo: per tutti loro si profila una nuova grande crisi umanitaria. I nostri referenti fanno la spola nei campi costruiti dopo il terremoto, stanno cercando di reperire informazioni e di aiutare gli sfollati. Quello che sappiamo, per ora, è che nonostante il governo pakistano abbia dichiarato di colpire solo obiettivi militari, si contano già molte vittime tra i civili soprattutto nell’area terremotata”. Sono le prime dichiarazioni a caldo di Fondazione Pangea, Ong nata proprio in Afghanistan più di 20 anni fa che è in costante contatto con i colleghi sul posto.

Fondazione Pangea è stata tra le prime ong ad attivarsi subito dopo l’ultimo terremoto. “Abbiamo coinvolto 10 villaggi in due delle aree più colpite, nelle province di Nangarhar e Kunar e distribuito kit per l’inverno, ovvero coperte, giacconi, stufe e vestiari e kit per l’agricoltura, come semi e attrezzature. Allo stesso tempo abbiamo aperto un campo sanitario e avviato percorsi di formazione agricola in emergenza, riparando i canali di irrigazione distrutti durante il terremoto. La situazione è stata sempre monitorata grazie ai nostri referenti sul campo e grazie alla formazione di comitati di villaggio con cui siamo in contatto. Pangea ancora una volta non lascerà sola la popolazione: stiamo già riorganizzando gli aiuti per rispondere subito e concretamente ai nuovi bisogni con azioni mirate. Verrà dato alle famiglie cibo e un aiuto economico per pagare il trasporto delle persone verso i villaggi di origine, delle tende e dei pochi averi rimasti. Continueremo come sempre a lavorare nel concreto per portare sostentamento a una popolazione che ha già perso tutto”, afferma Luca Lo Presti, presidente di Fondazione Pangea.

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