Decaro (Anci): “Sindache sono 15%, numeri in aumento ma fare di più”

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ROMA – Dal 1946 a oggi “di strada ne è stata fatta, ma tanta ancora ne resta da fare”. Ne è convinto il sindaco di Bari e presidente dell’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), Antonio Decaro, che oggi pomeriggio, intervenendo alla presentazione web del libro prodotto da Ali (Autonomie Locali Italiane) ‘Le Sindache d’Italia’ di Andrea Catizone e Michela Ponzani, presenta i numeri delle donne amministratrici italiane, in una fotografia che mostra toni ancora troppo cupi. Se infatti nelle prime elezioni amministrative a suffragio universale femminile dell’Italia repubblicana, le Sindache elette furono solo le dieci pioniere raccontate nel libro, oggi le prime cittadine sono 1.140. Un bel passo in avanti, certo, se non fosse che il numero a quattro cifre rappresenta solo il 15% del totale degli amministratori dei Comuni italiani. “Le donne vicesindaco sono il 28%– aggiunge Decaro- le presidenti di Consiglio comunale il 32%, le consiglieri comunali il 34% e le assessore comunali il 43%. Una percentuale più alta- osserva il primo cittadino pugliese- legata anche al fatto che c’è una norma che prevede all’interno delle giunte comunali un 40% almeno di donne”.

Dati impietosi, dunque, in una piramide femminile al ribasso man mano che si progredisce nella scalata ai vertici, ma che fanno sperare in un’inversione di tendenza: “I numeri sono in crescita da anni, nell’ultima tornata elettorale c’è stato un piccolo aumento dell’1% rispetto al 2019”, riflette Decaro, che ricorda come la partita si giochi non solo sui numeri, ma soprattutto “sul contributo di qualità delle donne impegnate nei Comuni. Lo verifico ogni giorno- racconta da sindaco con metà Giunta al femminile- Magari negli anni passati ci siamo privati del loro punto di vista, oltre che della loro competenza, e credo che abbiamo fatto un torto non alle donne, ma alle comunità del nostro Paese: un danno fatto alle nostre società”.

Il punto, per il presidente di Anci, è prima di tutto culturale e ,”in alcuni casi estremi, porta alla violenza sulle donne”. Ma anche politico e sociale, “perché c’è una carenza di rappresentanza nelle istituzioni, anche se la tendenza sta cambiando”. E cita, ricordando la polemica di qualche settimana fa sulla mancata presenza femminile tra i ministri di area democratica, la sociologa Chiara Saraceno, che in un recente articolo “ha parlato del problema di considerare le donne come una categoria a parte”. No a una “parità di facciata”, quindi, perché “la sfida è di carattere culturale– conclude Decaro- Io sono convinto che nel superare questo gap dal punto di vista culturale, sia importante proprio il ruolo di noi uomini. Lo dimostrano Paesi in cui è già così, dove ci sono donne che fanno politica e c’è uno sguardo sul mondo che è contemporaneamente un po’ più ampio e un po’ più equilibrato. Io credo che l’effetto nel tempo sarà un arricchimento per tutti noi”.

APPENDINO: “FUI LA PRIMA A USARE SINDACA IN MANIFESTI GRAZIE A MIO NIPOTE”

Sulla strada verso la parità linguistica di genere per professioni, ruoli e cariche in cui le donne sono entrate recentemente, a oltre trent’anni dalla pubblicazione ‘Il sessismo nella lingua italiana’ in cui Alma Sabatini poneva autorevolmente il problema, la sindaca di Torino, Chiara Appendino, rivela che nella sua scelta di utilizzare il femminile di ‘sindaco’ nella campagna elettorale delle comunali del 2016 c’è lo zampino di un giovane nipote: un invito “a essere ottimiste”. “Sono stata credo la prima, o comunque tra le prime in campagna elettorale, a decidere di utilizzare il termine ‘sindaca’“, rivendica Appenino nel corso della presentazione online del libro ‘Le Sindache d’Italia’, e racconta come a maturare la sua decisione l’abbia aiutata un pranzo in famiglia: “Ero a tavola all’inizio della campagna elettorale con le mie due nonne di 88 anni. Mia sorella ha sei figli, c’era anche il mio nipote più grande, e dovevamo decidere come stampare i manifesti. Io dicevo: ‘Scrivo sindaco o sindaca?’. Le mie due nonne mi rispondono subito: ‘No, si dice sindaco, assolutamente’. A quel punto mio nipote, che è molto timido, prende la parola e dice: ‘Ma no, nonne bis, si dice ‘sindaca’, me l’hanno insegnato a scuola!'”. Poche e fatali parole che hanno fatto decidere Chiara Appendino a inaugurare “i manifesti con scritto ‘sindaca’”.

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