Giornata udito e Hear-a-Thon, maratona mondiale della prevenzione

maratona udito
Si stima che in Italia sia colpita da ipoacusia il 12,1% della popolazione, circa 7 milioni di italiani: il dato è in crescita negli ultimi anni
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ROMA – Nonno Ascoltami!-Udito Italia Onlus hanno dato via al più importante evento di sensibilizzazione dei disturbi uditivi mai realizzato prima. Un grande evento on line di due giorni (2 e 3 marzo) per celebrare, in contemporanea con oltre 100 Paesi, il World Hearing Day e ufficializzare il lancio del World Hearing Report, messo a punto dal World Hearing Forum, organismo voluto dall’Oms proprio per alzare l’attenzione sul preoccupante aumento dei disturbi uditivi nel mondo e di cui fa parte anche Udito Italia Onlus. Si tratta di un documento di portata storica che esorta l’intero globo a un’azione unitaria. Ancora una volta per l’Italia è stata Udito Italia Onlus a guidare questo importante appuntamento. Merito dell’impegno del fondatore Mauro Menzietti e della presidente, Valentina Faricelli, che in questi anni hanno lavorato alla stesura del Rapporto Mondiale insieme a esperti provenienti da tutto il mondo. Udito Italia Onlus è anche traduttore ufficiale di tutti i materiali informativi prodotti in lingua originale inglese dall’Oms e l’unica autorizzata a diffonderli per promuovere una migliore comprensione dei messaggi di sensibilizzazione.

Tra i protagonisti dell’evento il direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, Giovanni Rezza, mentre per diffondere il suo messaggio di prevenzione ad affiancare la Onlus ci sono testimonial come Lino Banfi, Bruno Vespa e Giorgio Pasotti.

Per due giorni, dunque, rappresentanti delle istituzioni, medici, ricercatori, associazioni, operatori sanitari, aziende del settore, giornalisti e testimonial sono impegnati in una lunga maratona mediatica, Hear-a-thon, per promuovere una vera e propria rivoluzione culturale, così come auspicato dall’Oms, che ponga finalmente gli ipoacusici al centro del dibattito politico e sanitario.

L’EVENTO HEAR-A-THON

La partenza il 2 marzo, con la discussione del Manifesto per l’Udito, un documento elaborato da Udito Italia Onlus per stimolare la collaborazione tra istituzioni, medici, professionisti sanitari, formazioni sociali, imprese, famiglie e cittadini, che dovranno unirsi nella Nuova Alleanza per l’Udito. Il documento racchiude 5 obiettivi che corrispondono ai pilastri dell’azione strategica già proposta al Ministero della Salute, accogliendo le raccomandazioni contenute nel Piano Strategico Oms 2019-2021. Tali obiettivi sono discussi all’interno dei tavoli di lavoro e ufficializzati il 3 marzo, in occasione della vera e propria celebrazione della Giornata dell’Udito, che è l’occasione per portare l’attenzione sul tema proposto quest’anno dall’Oms per il World Hearing Day: ‘Per un udito protetto per tutti’ e per partecipare allo storico lancio del World Report on Hearing. Nel pomeriggio, poi, proposte sessioni aperte al pubblico con medici specialistiche affronteranno le quattro età dell’udito: bambini, adolescenti, adulti, anziani rispondendo in diretta alle domande dei cittadini. La partecipazione all’evento è gratuita e aperta a tutti, attraverso il sito www.hearathon.it.

I messaggi chiave che l’Oms chiede di promuovere partono dal presupposto che il numero di persone che attualmente soffre di ipoacusia nel mondo è inaccettabile. I tempi sono maturi perché la tutela dell’udito e la prevenzione del disturbo uditivo siano oggetto di un grande progetto di sensibilizzazione portato avanti da un coordinamento nazionale costituito da Istituzioni e aggregati di categoria. Obiettivo centrale della comunicazione è l’empowerment dei cittadini i quali devono essere costantemente ed efficacemente informati affinché possano acquisire una sensibilità nuova sull’importanza dell’udito e una maggiore consapevolezza nella scelta di percorsi sanitari e soluzioni tecnologiche che possano migliorare la qualità della sua vita.

I DATI

L’Oms negli ultimi anni ha lanciato ripetuti allarmi sull’enorme problema rappresentato dall’aumento dei disturbi uditivi al livello mondiale. Si stima che 466 milioni di persone (il 5,5 % della popolazione mondiale) soffra di ipoacusia e che entro il 2050 questi saranno 900 milioni; 34 milioni di bambini sono colpiti da forme di ipoacusia, il 60% delle quali potrebbero essere prevenute; più di 1 miliardo di giovani tra i 12 e i 35 anni corrono il rischio di danneggiare il proprio udito a causa di un’esposizione scorretta al rumore mentre per gli ultrasessantacinquenni, si stima che un terzo abbia problemi di udito. Infine, ammonterebbe a 750 miliardi di dollari all’anno il costo per l’economia globale dell’ipoacusia non curata, costi che gravano sul settore sanitario (con esclusione dei costi degli apparecchi acustici) a cui si aggiungono le spese sociali per il supporto educativo e per la perdita di produttività. L’impatto dei disturbi uditivi non può più essere trascurato dalla società civile né dai Governi, perché condizionano in maniera profonda chi ne è colpito: determinano la perdita della capacità di comunicare con gli altri; provocano un ritardo nello sviluppo del linguaggio nei bambini; costringono all’isolamento sociale, alla solitudine e alla frustrazione soprattutto le persone anziane.

Anche in Italia il problema è molto diffuso. Si stima che ne sia colpita il 12,1% della popolazione, circa 7 milioni di italiani, con una differenziazione tra le classi di età e un aumento significativo con l’invecchiamento (10% nell’età tra 13 e 45 anni; 25% dai 60 agli 80 anni, fino al 50% tra gli over 80). Ma il dato più significativo è quello relativo alla crescita progressiva degli ipoacusici che tra il 2012 e il 2018 è stata del 4,8%. L’udito è fondamentale in tutto il corso della vita ma il livello di sensibilizzazione è ancora insufficiente. Oggi grazie al progresso tecnologico, esistono cure efficaci e di semplice adozione. Ma prima ancora è necessario educare le persone. La buona notizia infatti è che il 50% dei casi di ipoacusia può essere prevenuto attraverso adeguati interventi di prevenzione, diagnosi o cura, eppure solo il 17% di coloro che potrebbe trarre beneficio dall’utilizzo di tecnologie per l’udito ne fa ricorso: il che significa che resta esclusa una percentuale come l’83% di potenziali beneficiari.

“I messaggi chiave promossi dall’Oms partono dal presupposto che il numero di persone che attualmente soffre di ipoacusia nel mondo è inaccettabile- spiega la presidente, Valentina Faricelli- I tempi sono maturi perché la tutela dell’udito e la prevenzione del disturbo uditivo siano oggetto di un grande progetto di sensibilizzazione. I cittadini devono essere costantemente ed efficacemente informati affinché possano acquisire una sensibilità nuova sull’importanza dell’udito e una maggiore consapevolezza nella scelta di percorsi sanitari e soluzioni tecnologiche che possano migliorare la qualità della vita”.

“Abbiamo raccolto con serietà ed impegno la richiesta di collaborazione dell’Oms- aggiunge Mauro Menzietti- perché l’impatto dei disturbi uditivi non può più essere trascurato dalla società civile né dai Governi, in quanto condiziona in maniera profonda la vita delle persone. In Italia il problema è molto diffuso. Si stima che ne sia colpito il 12,1% della popolazione, circa 7 milioni di italiani. Ma il dato più significativo è quello relativo alla crescita progressiva degli ipoacusici che tra il 2012 e il 2018 è stata del 4,8%. L’udito è fondamentale in tutto il corso della vita ma il livello di sensibilizzazione è ancora insufficiente. Oggi grazie al progresso tecnologico, esistono cure efficaci e di semplice adozione. Ma prima ancora è necessario educare le persone”.

CANOVI (AEA): “IPOACUSIA PER 7 MLN, SERVONO SCREENING E SENSIBILIZZAZIONE

“Sordo in greco antico voleva dire idiota. Uno stigma che ci ha accompagnati lungo tutti questi secoli e che, ancora adesso, ci impedisce di indagare e di riconoscere di avere un disturbo dell’udito. Eppure, l’ipoacusia, questo il termine scientifico, riguarda almeno il 12% della popolazione del nostro Paese. E l’ipoacusia non vuol dire sordità ma riduzione della capacità uditiva”. A spiegarlo è Corrado Canovi, audioprotesista e vice presidente dell’Associazione europea degli audioprotesisti che, intervistato dalla Dire in occasione della Giornata mondiale della sordità, oggi 3 marzo, racconta come uno stigma sociale e una scarsa conoscenza della relativa professione che si prende cura della malattia, inducano a trascurare un disturbo che ci porta all’auto-isolamento e anche a patologie neurologiche, come l’Alzheimer.

Cosa significa soffrire di ipoacusia?
“Chi ha un disturbo uditivo perde, dopo un minuto o poco più, la concentrazione nell’ascoltare l’interlocutore, e questo condiziona il suo modo di relazionarsi e, a volte, lo isola. Anche per questo si fatica ad auto-riconoscere di avere un’ipoacusia, e di conseguenza a sottoporsi ad una visita specialistica, cercando di rimediare senza successo alle parole perdute. È come se, non vedendo più bene andassimo a comprare gli occhiali decidendo la gradazione delle lenti da soli, senza passare prima da un’oculista. La vista è un senso che si gioca su due elementi, è bidimensionale. L’udito invece è un senso tridimensionale, ha ampiezza, intensità e gestione delle frequenze. E ad occuparsene è un audioprotesista, un operatore sanitario che al termine di una laurea in medicina può diventare un terapeuta a sostegno delle persone che hanno disturbi uditivi e lo accompagna in un percorso verso l’attenuazione del suo disturbo”.

Stiamo parlando di un fenomeno che riguarda che tipo di popolazione?
“In genere le persone che hanno superato i 65 anni. Quando si diventa grandi si fa più fatica a leggere ma anche a sentire. In Italia parliamo di 7 milioni di persone con questo disturbo che si correla alla perdita della funzione uditiva e l’incapacità nel tempo di ascoltare tutto come prima e si accompagna ad altri fenomeni come i fischi alle orecchie: quando l’organo inizia a produrre dei suoni senza una stimolazione. L’ipoacusia rappresenta la riduzione della capacità di sentire e comprendere ed è in contrasto con la sordità, che sta alla cecità come l’ipoacusia sta ai disturbi visivi. L’udito è meraviglioso, ci accompagna già dalla ventesima settimana di gravidanza, quando siamo feto, e per tutta la vita, ci connette al nostro cervello sviluppando sinapsi di collegamento tra neuroni, come fosse una usb collegata al pc. Ed è un elemento che incide sulla capacità di relazionarci e il nostro carattere: la perdita dell’udito non comporta dolore ma genera distaccamento dalle persone e percorsi di ansia. Bati pensare che una persona con una grave ipoacusia non ha più elementi che gli permettano di sognare. Trasmettiamo talmente tanto con l’udito che senza di esso perdiamo la possibilità di essere empatici”.

Come affrontiamo i disturbi uditivi nel nostro Paese, a livello sanitario?
“In Italia non c’è una politica centrale su questo disturbo quando basterebbe attivare un programma di screening, che non è la stessa cosa facciamo da soli tutte le sere quando alziamo il volume della televisione. Il primo e unico esame uditivo a cui siamo sottoposti è lo screening neonatale, invece un controllo sulla nostra capacità uditiva porterebbe ad avere una popolazione più attiva. Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità lancia l’allarme e crea la giornata dell’udito, perché serve sensibilizzazione sulla facilità di esecuzione di esame e la sua rimediazione. Immaginiamo un bambino che a scuola ha una difficoltà uditiva: se l’ambiente scolastico non è sufficientemente silenzioso, quel bambino avrà difficoltà in quella fase di apprendimento che non sarà facile risolvere o avrà caratteristiche di estrema eccitazione, iper-udito. L’udito serve a concentrarci, una buona capacità di comunicazione tiene insieme le persone, se non si interviene su questo non saremmo in grado di capire né di farci capire”.

UDITO ITALIA ONLUS: “COMBATTERE IPOACUSIA E RETICENZA A RICONOSCERLA

“La pandemia ha costretto a rivedere i modi di comunicazione e ha fatto emergere quanto sia importante avere o meno difficoltà di udito. Non ci sono più solo gli anziani ad avere disturbi ipoacusici”. Così Valentina Faricelli, presidente di Udito Italia onlus, spiega alla Dire quanto i disturbi uditivi stiano aumentando e interessando anche fasce di età mai considerate fino ad oggi. La pandemia, potente acceleratore di problemi, ha portato in evidenza che anche i giovani, persino i bambini, soffrono di ipoacusia, cioè di disturbi uditivi, a causa di tempi di esposizione ai rumori e all’uso di auricolari.

“Italia Udito onlus rappresenta nel nostro Paese l’Organizzazione mondiale della sanità- spiega Faricelli- e mai come quest’anno, l’impatto del rischio ipoacusico è da osservare con un po’ di preoccupazione. Oggi è la giornata mondiale dell’udito e nel dossier che l’Oms ha consegnato a tutti i paesi che ne fanno parte, il ‘Rapporto mondiale sull’udito’, ci sono numeri che parlano: nel 2050 ci saranno 900milioni di persone con disturbi ipoacusici. Il problema non è prendere atto dei numeri ma agire affinché non ci si arrivi. La nostra onlus da oltre dieci anni è impegnata in campagne di sensibilizzazione, informazione nelle piazze con programmi di screening, ad esempio con l’iniziativa ‘Nonno ascoltami’ con gli ospedali mobili in piazza per otto domeniche l’anno, per effettuare test e controlli dell’udito a persone che mai sarebbero andate da uno specialista, perché i disturbi uditivi sono gli ultimi ad essere curati. Oltre le azioni sul territorio, portiamo avanti una campagna di sensibilizzazione, il ‘manifesto di prevenzione’.

Tutto il comparto uditivo è stato coinvolto nella stesura di questo manifesto per farci sentire dalle istituzioni, perché il problema uditivo è rimasto indietro ma i livelli raggiungi dall’ipoacusia, nel 2021, sono davvero preoccupanti. Intanto per la giornata di oggi, World Hearing Day, Udito Italia onlus ha organizzato uno degli eventi di sensibilizzazione più grandi mai fatti in Italia: Hearthon, una maratona online dalle 10 alle 18, saremo in diretta ed è possibile ancora iscriversi al sito di Hearthon per seguirla o andare sui canali social dell’associazione, con il saluto delle istituzioni, esperti e studiosi e dalle 14 con la presentazione del rapporto dell’Oms. Durante tutto il giorno ci saranno poi iniziative concrete con ambulatori mobili con specialisti per fare screening alla popolazione e continuare a stare sul territorio perché l’ipoacusia sconta la reticenza delle persone a riconoscere il disturbo e anche questa reticenza va sconfitta”.

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