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Rifiuti, ecco il piano per soffiare Genova a Iren – ESCLUSIVO

GENOVA - Un investimento da 150 milioni
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Liguria - rifiuti GenovaGENOVA – Un investimento da 150 milioni di euro per un progetto che potrebbe rivoluzionare il ciclo dei rifiuti genovesi e, a detta degli stessi proponenti, far raggiungere e superare in tempi brevi la tanto agognata soglia del 60% di raccolta differenziata. I responsabili di Mefin (Management environment finance srl), l’azienda di Cagliari e Oristano in cordata con due multinazionali, ieri hanno depositato in Comune di Genova e in Regione Liguria una manifestazione ufficiale di interesse per l’acquisto di Amiu, inviata precisamente al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, al sindaco di Genova, Marco Doria, agli assessori regionali all’Ambiente e ai Lavori pubblici della Regione, all’assessore all’Ambiente del Comune e al presidente del Consiglio comunale.

Oltre ai 150 milioni di euro per l’innovazione impiantistica, resi disponibili grazie all’accordo con due multinazionali (che non possono ancora venire allo scoperto ma di cui si sa che una delle due ha fatturato 134 miliardi di dollari nell’ultimo anno, controlla società anche in Italia e lavora anche nel settore dell’ambiente), il gruppo sardo vorrebbe rilevare interamente la partecipata del Comune di Genova che attualmente gestisce il ciclo urbano dei rifiuti: “Ma siamo pronti a discutere con il Comune qualsiasi strada- precisa alla ‘Dire’ la presidente Aurora Maria Melas- come l’acquisto di ramo d’azienda, l’aumento di capitale e l’ingresso come soci di maggioranza in Amiu ma anche di minoranza”.

Raccolta differenziata rifiutiQualsiasi sia la strada, i vertici di Mefin tengono a ribadire che non è a rischio alcun posto di lavoro: “La nostra proposta- spiegano- non è altro che un piano industriale completo, dalla raccolta allo smaltimento, che permette di sanare la situazione genovese senza operare alcun licenziamento o mobilità o cassa integrazione, con pieno mantenimento dell’attuale livello occupazionale. Questa ristrutturazione ci permetterebbe di rendere solvibile l’Amiu, azzerando perdite e debiti dato che la partecipata del Comune di Genova al momento non sembra più affidabile neppure per il sistema bancario e rischia il fallimento. Ci risultano circa 60 milioni di debiti ed esuberi di personale per oltre 500 addetti”. Certo, parte del personale dovrebbe probabilmente cambiare mansione, ma sarebbe comunque coinvolta all’interno di quello che potrebbe diventare un nuovo ciclo di rifiuti che si ispira a una tecnologia impiegata a Sidney e unifica le operazioni di riciclo delle diverse filiere di trattamento per singolo materiale.

“L’investimento interamente con capitali privati di 150 milioni di euro- precisa il portavoce della società, Gonario Cugis- riguarda la realizzazione di un impianto integrato per operare il riciclo di tutte le frazioni raccolte, il recupero energetico da biogas dalla frazione umida biodegradabile, attraverso una prima fase di digestione anaerobica e il successivo compostaggio, e l’assorbimento nel sistema di trattamento di rifiuti finale di una parte degli esuberi. Questo permette di ridurre i costi nel settore raccolta e avere dei ricavi dalla vendita di materie prime nel settore trattamento e, quindi, coprire l’esposizione finanziaria”. Escluso invece dalla società sarda qualsiasi collegamento con l’imprenditore Giovanni Calabrò, il cui nome era circolato nei giorni scorsi per un possibile interesse a rilevare Amiu al posto di Iren, la multiutility a cui il Comune di Genova pare vorrebbe cedere la maggioranza della partecipata addirittura con trattativa privata.

differenziataL’obiettivo della Mefin è ottimizzare il sistema di raccolta differenziata genovese: “Il Comune, e quindi le tasche dei cittadini- sostiene la presidente Melas- soffrono sanzioni per non aver raggiunto una percentuale adeguata. Ma la colpa non è dei genovesi perché, in tutto il mondo, dove si utilizza il classico sistema a cassonetto non si raggiungono i risultati sperati”. Due, dunque, gli interventi che verrebbero fatti in questo senso. “Il primo- entra nel dettaglio il portavoce della società sarda- riguarda il potenziamento del porta a porta che in alcuni casi consente di raggiungere anche il 75% di differenziata: in questo modo si evitano sanzioni e si riesce a ridurre la tariffa per i cittadini perché si andrebbe a dover smaltire meno indifferenziato e si annullerebbero i costi di trasporto per lo smaltimento fuori Regione”. Più innovativo il secondo elemento: “Stiamo studiando- annuncia la presidente Melas- la possibilità di ridurre e semplificare le frazioni raccolte passando dalle classiche cinque (vetro-allumino, carta-cartone, plastica, umido, secco indifferenziata) a due, umido e secco. Il secco verrebbe poi frazionato in un apposito impianto che seleziona il multimateriale, già sperimentato a Buenos Aires”. In realtà, a Genova le frazioni raccolte potrebbero essere tre, tenendo da parte il vetro un po’ più complicato da separare con questa tipologia di impianto multimateriale.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

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