In Sardegna 400.000 cittadini aspettano la terapia del dolore

CAGLIARI - "È necessario dar gambe all'istituzione della rete della terapia del dolore, che è ferma con una
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CAGLIARI – “È necessario dar gambe all’istituzione della rete della terapia del dolore, che è ferma con una delibera del febbraio del 2014 e non è stata mai avviata. È una battaglia etica e morale che dobbiamo agli oltre 400.000 sardi che soffrono dei sintomi del dolore“. Così il consigliere del Partito dei sardi Augusto Cherchi, che insieme ai colleghi del gruppo Sovranità, democrazia e lavoro, ha presentato un’interpellanza al presidente della Regione e all’assessore alla Sanità. Un appello quello del consigliere sardista che viene dopo un incontro con l’assessore Luigi Arru e una lettera aperta indirizzata allo stesso esponente della Giunta Pigliaru l’anno scorso, iniziative con le quali Cherchi ha più volte sollecitato la Regione a istituire un sistema organizzato in rete che consenta di curare le migliaia di persone che soffrono della malattia del “dolore”.

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“Il presupposto parte dalla legge nazionale 38 del 2010 (la norma che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, includendo anche i bambini, ndr) che sancisce il diritto per il cittadino all’accesso alla terapia del dolore, non alla cura- sottolinea Cherchi-. Questo significa che se si ha la fortuna di nascere in regioni che hanno recepito la legge, come Lombardia e Toscana, si ha questa garanzia; viceversa se si ha la disgrazia di nascere in una regione come la Sardegna, questo accesso manca“. Il consigliere denuncia poi come l’unico centro chirurgico di terapia del dolore regionale, all’interno del Brotzu, stia chiudendo le sedute operatorie di routine, per dedicarsi solo ai pazienti con bassa aspettativa di vita: “Stiamo parlando di un centro di riferimento non solo per la Sardegna, ma a livello nazionale. Costretto però ad avere liste di attesa di anni: una società civile degna di questo nome non se lo può permettere”.

L’istituzione della rete della terapia del dolore consentirebbe poi anche un’ottimizzazione delle risorse sanitarie, come spiega il consigliere del Pds Gianfranco Congiu: “L’ aumento esponenziale della spesa sanitaria può essere fronteggiata con l’adozione di protocolli che detti regole al servizio sanitario regionale: dare gambe alla rete significherebbe raggiungere risultati sia sul piano della qualità della vita, ma anche da un punto di vista economico”, Concetto ribadito da Piermario Manca (Pds): “La sanità è un buco nero che ci sta creando molti problemi e bisogna dirlo chiaramente: a volte ci sono ingenti spese e non si danno servizi di qualità. Questa proposta ha il duplice scopo di dare dignità ai nostri cittadini e di risparmiare sulla sanità”.

di Andrea Piana, giornalista

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