Merci, servizi e automotive per lo sviluppo del Porto di Civitavecchia

Presentato lo studio 'Civitavecchia città-porto: linee guida per un piano strategico di sviluppo. Il retroporto e lo sviluppo industriale'
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porto civitavecchia container

ROMA – Tre principali driver di sviluppo per fare di Civitavecchia la città-porto dell’area metropolitana di Roma. Un piano strategico che punta sulla ‘economia del mare’, uno dei macro progetti della presidenza di Maurizio Stirpe in Unindustria, e che può costituire una leva fondamentale per il rilancio dell’imprenditorialità laziale e, conseguentemente, del mercato del lavoro. Un percorso di azioni congiunte e sinergiche tra Unindustria e gli enti pubblici di riferimento, quali l’Autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta e il Comune di Civitavecchia, per massimizzare le possibilità di sviluppo dell’area vasta. Opportunità e numeri racchiusi in uno studio commissionato alla società Kpmg dal titolo ‘Civitavecchia città-porto: linee guida per un piano strategico di sviluppo. Il retroporto e lo sviluppo industriale’, presentato a Roma proprio da Stirpe e dal commissario dell’Autorità portuale, Pasqualino Monti, insieme al sindaco di Civitavecchia, Antonio Cozzolino, Giuseppe Pelaggi, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e Guido Fabiani, assessore allo Sviluppo economico e Attivita’ produttive della Regione Lazio.

I dati partono del fatto che il porto di Civitavecchia è il primo porto turistico del Mediterraneo. Negli ultimi anni i crocieristi transitati sono sempre stati oltre i 2 milioni, di cui circa un terzo partiti e tornati direttamente dallo scalo laziale. E il 2016 segnerà il record storico del traffico crocieristico negli scali del nostro Paese. A Civitavecchia è previsto un traffico pari a ben 2,3 milioni di passeggeri (+6% rispetto al 2014). Senza dimenticare che lo scalo è diventato anche l’hub del gruppo Fca per la spedizione nel Nord-America delle automobili prodotte nel Centro-Sud Italia ed è previsto un significativo incremento delle spedizioni di auto Oltreoceano, supportato dalla apertura di nuove rotte e dagli investimenti in nuove navi.

L’incremento dei traffici rende necessaria la ricerca di ulteriori spazi rispetto a quelli attualmente utilizzati, e gli investimenti previsti dal Pot dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta uniti agli attuali trend positivi per la movimentazione delle merci mettono in risalto le significative possibilità di sviluppo delle attività retroportuali.

Nel dettaglio:

DRIVER DI SVILUPPO I principali driver sono stati identificati nelle seguenti attività cosiddette ‘port related’: 1. Logistica merci; 2. Logistica e servizi passeggeri; 3. Automotive. Ciascuno è caratterizzato da una propria rilevanza e finanziabilità, e quindi valutato rispetto all’impatto che potrebbero avere in termini di fatturato e addetti. La Logistica delle merci per esempio, attualmente a zero, in un futuro anno medio a regime potrebbe avere, secondo lo studio, un impatto diretto di fatturato con 33 milioni di euro e 151 addetti e un impatto indiretto con un fatturato di quasi 51 milioni di euro e 175 addetti. La Logistica e servizi passeggeri passerebbe invece, per quanto riguarda l’impatto diretto, dagli attuali 51 milioni di euro e 601 addetti a 56 milioni di euro e 663 adetti, mentre l’impatto indiretto salirebbe da 40 a 73 milioni con 862 addetti da 1.130. L’Automotive potrebbe aumentare il fatturato nell’impatto diretto dai 26 milioni attuali a 29, con 73 addetti invece di 66, e nell’impatto indiretto da 31 a 43 milioni di euro con 109 addetti invece di 79. I numeri totali parlano, quindi, di un fatturato diretto che salirebbe da 77 a oltre 118 milioni di euro, con 887 addetti contro i 667 attuali, e un fatturato indiretto che raggiungerebbe addirittura i 168 milioni di euro dai 72 di adesso, con 1.146 addetti (contro 1.209).

Ma ognuno di questi driver necessita di una sua attenzione per lo sviluppo. Nel caso del traffico di container si parla di attività di stoccaggio, movimentazione e attività di trasformazione dei beni; l’incremento dei crocieristi invece deve essere colto con iniziative di tipo commerciale, di ristorazione, entertainment e turistico-ricettivo; le potenzialità dell’automotive hanno invece bisogno di un insediamento di servizi legati a questa filiera, nuove superfici adibite a sosta, transito e/o stoccaggio delle autovetture, e infine di un bilanciamento dei flussi. Quindi, per quanto riguarda la logistica delle merci, secondo lo studio la sfida è quella di affiancare alle infrastrutture un significativo upgrading logistico, capace di attirare investimenti privati e nuove attività. Per quanto riguarda logistica e servizi ai passeggeri, invece, non sono ancora pienamente rispondenti alle potenzialità i collegamenti con Roma e Fiumicino, e bisogna promuovere l’attrattività di Civitavecchia come centro turistico. Infine, nell’automotive, le raccomandazioni sono quelle di ampliare la gamma di attività creando un hub di componentistica e soprattutto spingere per una diversificazione della base-clienti per mitigare la dipendenza da un unico mercato e da un solo contraente. Oltre queste attività si segnalano quali altri possibili driver di sviluppo nel medio-lungo periodo: la cantieristica navale; la catena del freddo e l’assemblaggio di prodotti.

AREE DI POTENZIALE ESPANSIONE Una caratteristica peculiare di Civitavecchia è quella di avere a disposizione un’ampia area di potenziale espansione composta da un’area industriale (nella quale sono attive 96 imprese); un’area su cui già esiste un patto territoriale (Patto territoriale degli Etruschi con un volume edificabile di 858.000 mq circa, e una superfice lorda di pavimentazioni di 164.861 mq); un’altra area situata nella località ‘Case Turci’ (con 116 ettari di zona industriale); un interporto (Interporto di Civitavecchia) che può e deve essere valorizzato; e infine la località Poggio Elevato dove si potrebbero realizzare circa 150.000 mq di capannoni.

ZONA FRANCA E ZES In ultima istanza il piano si occupa dell’impatto della costituzione una zona franca o di una Zes (zona economica speciale) sulla economia del territorio e sulle filiere industriali. Attraverso la creazione, autorizzazione ed organizzazione della zona franca interclusa nelle aree del porto di Civitavecchia, verrebbe promosso lo sviluppo economico della area del porto e retroporto, al fine di incrementare i traffici, la produttività e la competitività nel bacino del Mediterraneo, agevolando altresì l’impianto di stabilimenti industriali nell’area franca, a beneficio non solo della stessa città di Civitavecchia ma dell’intero Paese. Le merci immesse nella zona franca potranno appartenere ad ogni categoria merceologica ricompresa nella Nomenclatura combinata. Nel caso in cui l’Autorità doganale ritenga che talune merci presentino un elevato grado di pericolosità e che possano alterare le altre merci, tali merci potranno essere collocate in locali appositamente attrezzati per riceverle. All’interno della zona franca possono essere realizzate le seguenti attività: stoccaggio; manipolazioni usuali; operazioni di perfezionamento (esempio: perfezionamento attivo); commercializzazione di merci terze.

Le zone economiche speciali-Zes, invece, sono aree geografiche delimitate situate all’interno di una nazione e dotate di una legislazione economica differente dalla legislazione in atto nel Paese di appartenenza. L’obiettivo principale è sollecitare lo sviluppo economico del territorio soprattutto attraverso l’insediamento di investitori stranieri i quali potrebbero essere interessati a fare impresa in zone dove ricevono trattamenti fiscali, economici e finanziari vantaggiosi. All’interno della Zes sono consentite: operazioni di importazione; operazioni di deposito merce; confezionamento; trasformazione; assemblaggio; riesportazione della merce. In tali zone, i vantaggi economici delle imprese sono: incentivi per la realizzazione degli investimenti iniziali; accelerazione delle procedure doganali e delle agevolazioni doganali (esempio: sospensione pagamento dazi e Iva); esenzione o riduzione delle imposte sui redditi, sulle attività produttive e altre imposte (Irap, Ires, Imu, Tares); disponibilità di terreni con canoni di locazione ridotti e utenze a tariffe agevolate; riduzione degli ostacoli e delle lentezze della burocrazia; esenzioni o deroghe alla regolamentazione sui contratti di lavoro.

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