sabato 12 Settembre 2026

I batteri ‘restauratori’ di Enea protagonisti del progetto di bioarte

Due sculture in marmo in cui sono utilizzati microrganismi vivi

ROMA – I batteri “restauratori” provenienti dalla collezione microbica di ENEA diventano parte integrante di opere d’arte contemporanea, grazie a un progetto dell’artista Alessia Forconi, che ha realizzato due sculture in marmo, ‘Gea’ e ‘Linfa’, in cui sono stati utilizzati microrganismi vivi. Per ENEA hanno preso parte al progetto le ricercatrici Patrizia Paganin, Flavia Tasso e Chiara Alisi del Laboratorio di Tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale (Dipartimento Sostenibilità), che hanno messo a disposizione competenze nel campo della microbiologia e i microrganismi della collezione ENEA, che contiene un patrimonio di batteri e funghi raccolti, studiati e preservati per applicazioni di biorisanamento nel restauro e nella conservazione dei beni culturali.

“La selezione dei microrganismi è avvenuta con particolare attenzione alla sicurezza: si tratta di ceppi ambientali, non patogeni e non geneticamente modificati, isolati da siti di grande valore archeologico e storico, come la Tomba della Mercareccia di Tarquinia (Viterbo) e la Cappella del Palazzo dei Papi di Avignone, ma anche da aree contaminate di interesse nazionale come Bagnoli (Napoli) e Ingurtosu (Cagliari)”, spiega la ricercatrice ENEA Patrizia Paganin. “Molti di questi microrganismi- prosegue- hanno già ‘dialogato’ con la storia dell’arte: sono gli stessi che hanno contribuito al biorestauro dei monumenti funebri di Michelangelo nella Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee di Firenze e alla biopulitura della Madonna del Parto di Jacopo Sansovino a Roma, tra i più recenti interventi condotti da ENEA”.

I MICRORGASNISMI NELL’OPERA ‘GEA

In ‘Gea’, l’opera che raffigura la Terra, i microrganismi non sono a diretto contatto con il marmo e con l’ambiente esterno, ma restano confinati in una sfera collocata sulla testa della statua e contenente il terreno di coltura. “Al suo interno i batteri crescevano, mutavano e si trasformavano, dando vita a colori, forme e texture diverse che evolvevano nel tempo, rendendo l’opera viva e in continuo cambiamento: un vero e proprio dialogo tra materia, energia e vita microscopica”, spiega l’artista Alessia Forconi. Attualmente l’opera senza batteri è esposta alla Reggia di Portici fino al 12 aprile, ma presto i microrganismi torneranno a far parte della statua. Fino al 12 aprile 2026, presso la Reggia di Caserta, nell’ambito della mostra ‘NOISMI. Per un futuro senza ismi’, sarà possibile quindi ammirare ‘Gea’ ma senza i batteri che verranno presto reintegrati nell’opera. La mostra, a cura di Michele Citro, è un viaggio tra passato e presente, dal Futurismo alla creatività contemporanea. In esposizione oltre 50 capolavori, tra cui opere di Umberto Boccioni, Leoncillo Leonardi, Mario Schifano, Tano Festa, Vettor Pisani e molti altri protagonisti dell’arte italiana.

I MICRORGASNISMI NELL’OPERA ‘LINFA’

In ‘Linfa’, l’artista ha voluto utilizzare i nostri microrganismi per creare patine cromatiche sul marmo, una sfida affascinante e anche divertente, perché di solito li impieghiamo per il processo opposto: la biopulitura, ossia la rimozione di quelle stesse patine dalle superfici lapidee”, aggiunge la ricercatrice ENEA. “Rispetto a ‘Gea’, ‘Linfa’ è un’opera più sperimentale, perché è stata esposta nei giardini dello storico Palazzo Mezzacapo di Maiori, in un ambiente già fortemente colonizzato da microorganismi, in cui il marmo, trattato con il terreno di coltura per batteri e funghi forniti da ENEA, è rimasto a diretto contatto con l’ambiente naturale”, conclude l’artista Alessia Forconi.

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