lunedì 10 Agosto 2026

Tg Ambiente, l’edizione di martedì 3 febbraio 2026

Si parla di zone umide, minaccia 'noce di mare', spreco alimentare

ITALIA PROTAGONISTA NELLA TUTELA DELLE ZONE UMIDE


Il 2 febbraio l’Italia ha celebrato la Giornata mondiale delle zone umide, ma anche anche il 50esimo anniversario dalla ratifica della Convenzione di Ramsar che tutela questi luoghi, avvenuta appunto nel 1976. Il nostro Paese oggi, con 63 siti collocati in 15 regioni (per un totale di oltre 81.000 ettari) è quarto in classifica in Europa, insieme alla Norvegia, tra quelli con più zone umide di importanza internazionale. La Toscana, con 11 siti, è quella che vanta più aree umide riconosciute nella Convenzione di Ramsar. “Le zone umide- ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente- sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta, per questo è importante tutelarli sempre di più con azioni e interventi efficaci”.

LA LAGUNA DI VENEZIA MINACCIATA DALLA ‘NOCE DI MARE’


Non solo il granchio blu. C’è una nuova minaccia per gli ecosistemi marini e per la pesca in Italia: la ‘noce di mare’, considerata una delle 100 specie invasive più dannose al mondo. Un team di ricerca dell’Università di Padova e dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale ha pubblicato uno studio che evidenzia come la Mnemiopsis leidyi (il nome scientifico) costituisca per la laguna di Venezia un potenziale pericolo ecologico, grazie alla sua adattabilità e ai cambiamenti climatici, che possono favorirne la proliferazione a scapito di altre specie dell’ecosistema. Filippo Piccardi, primo autore dello studio e ricercatore dell’Università di Padova, ha sottolineato come lo studio costituisca “la prima indagine integrata sul campo e in laboratorio sulla ‘noce di mare’ nella laguna di Venezia”. E lancia un allarme.

WWF ITALIA FESTEGGIA ’60 ANNI PER LA NATURA’


’60 anni per la Natura’. È con questo messaggio che il Wwf Italia vuole festeggiare nel 2026 il sessantesimo anniversario dalla sua fondazione. La nascita dell’associazione risale al 5 luglio 1966, “quando un piccolo gruppo di visionari guidati da Fulco Pratesi decise di difendere la natura come bene comune, fragile e indispensabile- si legge sul sito- In quegli anni l’ambientalismo era quasi invisibile: parlare di biodiversità era come parlare una lingua che nessuno conosceva. Proprio in controtendenza, il Wwf inaugurò una cultura nuova, capace di unire scienza, passione civile e partecipazione popolare”. Oggi conta un sistema di Oasi che si è sviluppato lungo tutto il Paese: zone umide, boschi planiziali, coste e montagne, fino a comporre una rete che oggi supera le 100 aree protette, divenute case aperte della biodiversità, aule a cielo aperto per scuole e famiglie, laboratori per scienziati e volontari, per oltre 27.000 ettari di territorio protetto.

IL 5 FEBBRAIO LA GIORNATA CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE


Una trasformazione profonda. E’ quello che si propone di innescare la 13a edizione della Giornata di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario il 5 febbraio. L’iniziativa è nata nel 2014 su impulso della campagna pubblica di sensibilizzazione ‘Spreco zero’, promossa in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, con il patrocinio di istituzioni internazionali e Rai per il sociale. “Trasformazioni strutturali e durature dei nostri comportamenti sono quelle richieste a tutti noi- ha spiegato Andrea Segrè, fondatore della Giornata- Quindi un percorso concreto verso la riduzione del 50% dello spreco alimentare entro il 2030”. L’Osservatorio Waste watcher international fissava in 369,7 grammi settimanali lo spreco pro capite a cui dobbiamo tendere per centrare l’obiettivo, ovvero la metà dei 737,4 grammi registrati al momento dell’adozione dell’Agenda 2030. “Ogni anno in questa Giornata possiamo verificare i nostri progressi, ma non si tratta solo di numeri- ha concluso Segrè- La trasformazione deve toccare l’attuale modello di sviluppo, inadeguato ad abitare il pianeta nel terzo millennio”.

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