A Roma riparte il toto-candidato: ipotesi Gualtieri

ROBERTO GUALTIERI
Tutto è (anche) appeso alla futura lista dei ministri: se Gualtieri rientrasse a palazzo Chigi sfumerebbe la sua ipotetica corsa al Campidoglio. E il centrodestra?
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ROMA – Ora a Roma può succedere davvero di tutto, ma nessuno, in queste ore di crisi drammatica, sta davvero pensando al destino della Capitale. La repentina caduta del Governo Conte ha liberato Roberto Gualtieri come possibile candidato sindaco nella Capitale per il centrosinistra. Da un paio di giorni il nome del ministro dell’Economia uscente è sulla bocca di tutti al Nazareno. Ma le cose non sono così semplici come potrebbero apparire, perche’ non e’ escluso che Gualtieri possa ritornare a palazzo Chigi con l’ex capo della Bce. Nel centrodestra, invece, la crisi ha cristallizzato il dibattito. “E’ quasi un mese che non si parla di Roma”, ha spiegato oggi alla Dire un alto dirigente di Fdi e le scelte di Forza Italia a livello nazionale potrebbero scompaginare le carte sul tavolo.

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Capitolo centrosinistra. Di Gualtieri sindaco se ne è parlato tanto nell’autunno scorso negli ambienti della sinistra romana, ma ogni ipotesi era stata stoppata dal ruolo di garante di fronte all’Europa che il ministro ricopriva in quel periodo. Ora tutto può cambiare, ma ammesso che arrivi la sua disponibilità a candidarsi a Roma bisognerà attendere il momento della presentazione delle liste dei ministri da parte del presidente del Consiglio in pectore, Mario Draghi. In ambienti Dem non si esclude che l’attuale ministro uscente dell’Economia possa rientrare in questo gruppo: per il rapporto di stretta amicizia che lo lega a Draghi e per la sua autorevolezza, tanto che il suo profilo è letto da alcuni quasi come un tecnico. Ma la lista dei ministri al momento è materia segretissima. Inoltre c’è il nodo delle primarie: si faranno? E in caso positivo Gualtieri ne farà parte come candidato unitario o come uno dei contendenti, seppur appoggiato dai big del partito? Al momento nessuno ha certezze, questa e’ la verita’. La testa è a palazzo Chigi e fughe in avanti sono molto rischiose. E poi ancora: cosa farà Carlo Calenda se Gualtieri metterà d’accordo gli alleati? E come reagiranno gli attuali candidati alle primarie, da Giovanni Caudo a Monica Cirinnà, passando altri autorevoli esponenti Dem che restano ancora in penombra? Molto difficile pensare ad un loro disimpegno.

Nel centrodestra la situazione è meno complessa, ma la crisi ha lettarlmente congelato il dibattito. Resta la candidatura di Guido Bertolaso ma in ambienti “azzurri” fanno sapere che nulla e’ stato ancora deciso e che ogni decisione dovra’ rientrare nell’ambito di uno schema nazionale all’interno del quale ogni partito avra’ la sua fetta: a qualcuno il sindaco di Roma, ad altri quello di Milano o di Napoli. Inoltre c’e’ il tema del possibile appoggio di Fi all’esecutivo di Draghi. Nel partito di Berlusconi nessuno esclude di poter votare la fiducia al possibile nuovo Governo dell’ex presidente della Bce. Ma questo potrebbe avere ripercussioni a livello politico quando si tornerà al voto per le comunali? In Fdi fanno spallucce. “Vedremo, ma ormai la politica dei due forni è stata sdoganata”. E’ evidente, però, che gli alleati potrebbero non vedere di buon occhio questa disponibilità. E lo sgambetto all’ex capo fella Protezione civile potrebbe essere dietro l’angolo. Infine c’è il M5s. In queste ore circola una suggestione: Giuseppe Conte candidato a Roma, una figura che potrebbe mettere d’accordo tutti, Pd compreso. Al momento si tratta di un’ipotesi, anche perche’ non e’ un mistero che il premier uscente sta pensando ad una lista personale e nazionale che male si presterebbe a scenari locali, seppur prestigiosi, come la Capitale. Inoltre sulla sua strada resterebbe Virginia Raggi. L’attuale sindaca, confermano ancora oggi alcuni consiglieri pentastellati, “si ricandiderà”. Se il M5s nazionale spingesse su Conte sarebbe difficile resistere. Ma il rischio sarebbe quello di lacerare ancora di piu’ l’elettorato grillino. Il M5s potrebbe perdere anche quei pochi, secondo i sondaggi, elettori che vedono la prima cittadina di Roma come un santino magico e l’emblema del M5s puro delle origini.

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