I partiti politici sconfitti, qualcuno già medita la vendetta

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – La politica tutta e i partiti sono in ginocchio. La decisione del Capo dello Stato di affidare a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo governo è il segnale del fallimento. La crisi di Governo, aperta da Renzi, nel corso dei giorni si è trasformata in uno spettacolo povero di contenuti e pieno di rivendicazioni di ‘posti di potere’ che alla fine hanno portato al tracollo e a passare la palla al Colle per trovare una soluzione. La soluzione è Draghi, ex Governatore di Bankitalia ed ex presidente della Banca europea. Ha già salvato l’euro, ora cercherà di salvare anche la disastrata Italia. Ci riuscirà?

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In tanti sono certi che alla fine Draghi formerà il nuovo Governo, trovando i numeri necessari in Parlamento. Che saranno pochi quelli che si metteranno di traverso. Ma i conti, alla fine, bisogna farli con l’oste. E questa volta, l’oste M5S ha nella cassa numeri fondamentali. Che potranno risultare necessari per riuscire ma anche per affossare la prova di Draghi.

Oggi i ‘grillini’ si sono riuniti in assemblea e già si avvertono rotture clamorose, tra quanti pur di arrivare a fine mandato sono pronti ad ingoiare il governo tecnico istituzionale, e quanti invece giurano che non passerà. La partita sarà comunque dura, e attraverserà tutte le forze politiche. Il Pd, che fino ad un minuto prima urlava ‘o Conte o elezioni’, oggi ha già ricambiato linea e si dice pronto ad appoggiare la scelta del Capo dello Stato, naturalmente per il bene del Paese. Anche qui bisognerà vedere come finirà, perché in passato l’appoggio ai governi tecnici si è poi tradotto in un tracollo di voti alle elezioni. “Il sangue è già stato dato, ora si passerebbe direttamente alla donazione di organi”, scherzano dalle parti Dem.

Anche nel centrodestra, adesso unito a parole, si vedrà quanto resisterà l’alleanza quando si arriverà a parlare di posti e di voti favorevoli. Soprattutto nella Lega, dove il potente Giancarlo Giorgetti tifa per l’amico Draghi da sempre, Matteo Salvini dovrà fare attenzione al suo ruolo (e posto). Perché per la Lega l’occasione è ghiotta, permetterebbe di riposizionarsi a livello europeo, diventare affidabile per eventuali incarichi di Governo.

Salvini se la giocherà chiedendo a Draghi magari di arrivare ad elezioni tra un anno, quando probabilmente lo stesso ex numero uno della Bce prenderà posto al Quirinale. Ma è nel M5S che ora qualcuno medita la vendetta: “Ormai è chiaro che non volevano far gestire i 209 miliardi al Governo Conte, potentati interni ed internazionali – dice un esponente autorevole- è chiaro che Matteo Renzi ha fatto il lavoro sporco, sapeva, era sicuro che non ci sarebbero state elezioni anticipate e così ha fatto saltare il banco, con la certezza che si arrivava a Draghi”.

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