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Luca dalla casa famiglia all’adozione. Il papà: “Sono devastato”

L’11 gennaio 2021 il Tribunale per i minorenni di Roma ha stabilito "l’adottabilità del minore" e "il collocamento del piccolo presso una famiglia"
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ROMA – Luca, che allora aveva 10 mesi, il 29 aprile è stato portato in casa famiglia. L’agenzia Dire aveva raccontato quel giorno, quando i suoi genitori e la nonna paterna lo avevano dovuto “consegnare” ai poliziotti. L’11 gennaio 2021, poi, il Tribunale per i minorenni di Roma ha stabilito “l’adottabilità del minore” e “il collocamento del piccolo presso una famiglia”.

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“Sono devastato” dice adesso P. alla Dire che, in una manciata di mesi, si ritrova senza suo figlio, che finché è stato possibile è andato regolarmente a visitare in casa famiglia, e senza sua moglie S., ricoverata in una clinica psichiatrica. La donna, “affetta da ritardo cognitivo moderato e da disturbo bipolare di tipo I” da dopo l’allontanamento di suo figlio è peggiorata e suo marito non può nemmeno più visitarla dopo esser stato denunciato per ‘circonvenzione d’incapace’.

“Ho visto Luca l’ultima volta 15 giorni fa per un’ora, con mascherina chirurgica e visiera. Non l’ho mai abbandonato. E’ un terremoto ormai, cammina e non sopportava la visiera. Poi mi ha preso l’orecchio e ha iniziato a massaggiarlo, come faceva a casa per rilassarsi”. E’ il racconto alla Dire di P. che sa che ogni giorno potrebbero affidare Luca ad una famiglia e lui non vederlo più. “Mi chiama papà, dopo il Covid e le sole videochiamate si è messo a piangere quando finalmente mi ha rivisto”.

P. oggi lavora in un call center e non si arrende. Il decreto del Tribunale per i minorenni “viola i principi costituzionali del giusto processo, il doppio grado di giudizio e comprime il diritto di difesa” scrive nel suo ricorso l’avvocato Andrea Severini, legale attuale del papà, visto che è pendente un ricorso in Corte d’Appello sul precedente provvedimento con cui Luca è stato tolto ai genitori e alla nonna. Le conclusioni della CTU parlano di un padre con “personalità manipolativa ed egostintonica”, che avrebbe “isolato” la signora costruendo con lei “un legame simbiotico” ed escludendo la famiglia d’origine. Famiglia che, come riferisce P., “voleva però che la figlia abortisse” e che “non vuole occuparsi del bambino”. Sempre la sentenza riporta le dichiarazioni dell’Amministrazione di sostegno che segnala come le condizioni della signora siano peggiorate, tanto che “crede di essere incinta dell’ex compagno di P.”.

La CTU inoltre aveva indicato per il padre “un percorso individuale di supporto alla genitorialità” che il signor P. “ha fatto con una psicoterapeuta privata a pagamento finché ha potuto sostenere le spese” sottolinea ancora il legale nel suo ricorso. “Non ha mai mancato un incontro con il bambino, in presenza o in videochiamata, come determinato dall’emergenza sanitaria”. Dove starebbe l’abbandono? E chi ha verificato gli esiti di questo percorso affrontato dal papà del piccolo Luca, e indicato dall’autorità giudiziaria? E su quali criteri il Tribunale per i minorenni non considera adeguata nel frattempo la nonna paterna, magari con il monitoraggio domiciliare dei Servizi Sociali? Si riporta in sentenza che “l’assistente sociale non ha dato alcun riscontro in merito alla rete tra servizio sociale, curatore del minore e tutore”.

“Non hanno preso in esame il percorso che ho fatto con una psicoterapeuta privata- chiarisce il papà di Luca- Nella sentenza riportano che le sedute erano poche, ma sia al Sant’Eugenio che al Gemelli dove ho tentato di trovare percorsi con il sistema sanitario pubblico non ne prevedevano di questo tipo”. Il racconto di P. è attraversato dal dolore per il piccolo Luca e dal distacco con sua moglie, con la quale è insieme da sette anni, la cui situazione psichiatrica si è aggravata da dopo il distacco con il bambino. “Ho dovuto fare un primo e poi un secondo Tso, io che le avevo promesso che mai l’avrei fatto. Apriva la finestra di casa, siamo al quarto piano ed era sempre più agitata e arrabbiata. Non la vedo dal 20 ottobre e come stabilito dal suo amministratore di sostegno non posso nemmeno chiedere informazioni”. La madre e la sorella della moglie di P. sono le uniche persone che possono seguirla da vicino, ma non vogliono l’affidamento del minore, “mentre mia madre- spiega ancora P.- che ha 70 anni e una casa dove posso stare se devo abbandonare quella coniugale con S., non è stata considerata idonea”. S. oggi è in un altro mondo, ma P. la ricorda in quei primi contatti con il piccolo Luca, quando era stato portato via da poco e mamma e figlio, con una conchiglia in mano, facevano, come a casa, il gioco del telefono”.

(Nella foto P. e sua moglie S. al mare, quando il piccolo Luca era a casa)

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