Effetto covid, Arci Ritmolento di Bologna si arrende: istituzioni incapaci di aiutarci

circolo Arci Ritmolento di Bologna
Il presidente Valerio Tuccella spiega come anche in questa fase di 'zona gialla' sia vietato ai circoli accogliere clienti e servire cibo e bevande: "I proventi del bar erano la nostra unica entrata economica"
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BOLOGNA – Il circolo Arci Ritmolento di Bologna si arrende: “La violenza della pandemia e l’incapacità delle istituzioni di dare una risposta sistemica alla crisi degli spazi sociali ci mette nelle condizioni di non poter più affrontare la situazione dal punto di vista della sua sostenibilità economica”. Non sono bastati dunque cinque anni durante i quali i giovani studenti e lavoratori che gestivano il circolo in via San Carlo hanno ospitato decine di presentazioni di libri, film, workshop, mostre e concerti sempre gratuiti. Non è bastato nemmeno il fatto che, durante la pandemia, il Ritmolento sia diventato la base operativa e il deposito delle rete solidale ‘Don’t Panic’, dove i volontari preparavano pasti e altri beni di prima necessità da distribuire alle persone in difficoltà economica, ancora più fragili a causa dell’emergenza sanitaria.

“Il locale è in affitto, e lo abbiamo sempre pagato grazie ai proventi del bar e della somministrazione durante gli eventi, che erano la nostra unica entrata economica”, spiega alla ‘Dire’ il presidente del circolo, Valerio Tuccella. Ma ormai sono mesi che il circolo non gode di questo servizio, a causa delle limitazioni per prevenire la diffusione del coronavirus, e adesso che per molte attività commerciali è invece di nuovo possibile accogliere i clienti e servire cibo e bevande, questo è ancora vietato per i circoli Arci. “Non esiste un piano straordinario di salvaguardia per le risorse sociali fondamentali come i circoli”, dice Tuccella, aggiungendo che in questi mesi non hanno mai smesso di pagare l’affitto nonostante lo spazio non fosse aperto, e che, al massimo l’unico ‘sconto’ è arrivato per libera scelta della proprietaria dell’immobile e non per “detrazioni formali” dall’alto.

In ogni caso, “non sono gli spazi che parlano, ma chi li vive“, chiarisce il presidente del circolo, aprendo di fatto ad un futuro di Ritmolento, che è già alla ricerca di un nuovo luogo dove poter svolgere le proprie attività. Intanto, venerdì e sabato le porte del circolo in via San Carlo riapriranno per un’ultima volta “per riempire gli scatoloni, scavare tra i ricordi e rimettere insieme i pezzi di quella scommessa fatta cinque anni fa”. Per tutti è valido “l’invito a passare”, sia per un saluto ma anche per portarsi a casa “un pezzo” di ciò che negli anni è stato donato a Ritmolento.

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