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Varese, Valente (Pd): “Un padre violento va tenuto lontano dai figli”

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L'omicida del figlio era agli arresti domiciliari per aver accoltellato un collega ed era stato denunciato per maltrattamenti in famiglia
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ROMA – “Lo ripetiamo ancora una volta: un padre violento non può essere considerato un buon padre, non c’è diritto alla bigenitorialita che tenga. Di fronte alla violenza e alla pericolosità sociale del soggetto il diritto alla patria potestà retrocede di fronte al superiore interesse del minore. Ancora troppi casi di bambini messi in pericolo, abusati, addirittura uccisi. È necessario un cambio di marcia. La convenzione di Istanbul, le recenti pronunce della Cassazione, tutte le norme internazionali sui diritti dei minori sono chiare: a prevalere nell’analisi del caso concreto deve essere sempre il principio della sicurezza e dell’incolumità psicofisica del minore. In questo senso ci siamo più volte espresse ed espressi come Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, questa direzione insieme ad altri e altre parlamentari abbiamo depositato un ddl che afferma un principio chiaro: i padri violenti vanno tenuti lontani dai minori. Ma, con estrema franchezza: in questo senso sarebbe già possibile operare. Le norme per tenere i padri violenti lontani dai figli minori ci sono già e si possono applicare“. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione sul Femminicidio e la violenza di genere.

“L’omicida di Viggiù, anche alla luce di quanto puntualmente riferito dal presidente del tribunale di Varese- continua Valente- era agli arresti domiciliari per aver accoltellato un collega ed era stato denunciato per maltrattamenti in famiglia. Purtroppo ancora una volta la piena circolarità delle informazioni nei procedimenti giudiziari, in questo caso tra procura e gip, non ha funzionato come avrebbe potuto e dovuto funzionare, ancora una volta la violenza domestica non viene letta o viene sottovalutata, e così non viene adeguatamente considerata la pericolosità sociale del soggetto. Nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e dei diritti delle parti coinvolte, ci auguriamo che ora non si faccia ricorso per l’ennesima volta allo strumento dell’infermità mentale, troppo spesso evocata, per difendere un uomo violento che voleva con ogni evidenza vendicarsi della separazione dalla moglie, facendogliela pagare con il dolore più grande che può essere inflitto a una madre. Nessuno purtroppo potrà riportare alla vita il bambino, ma di fronte a morti di questo genere abbiamo tutti il categorico obbligo di chiederci se abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere e se e cosa possiamo fare perché drammi e tragedie di questo tipo non accadano mai più. Intanto ci stringiamo al dolore di questa donna, di questa mamma sopravvissuta e a nome di tutte le istituzioni chiediamo scusa per non essere riuscite a salvare l’ennesima vita innocente da un uomo violento”. 

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