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Giustizia. Cuneo, mamma Alma: “Ultima chiamata in lacrime, mia figlia torni casa”

"Sono preoccupata per le condizioni di salute di mia figlia, pesa poco più di 19 chili, piange e sapeva di dover tornare a casa da me, dai suoi fratelli"
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ROMA – “Ha pianto tutto il tempo, era dimagrita, non si ricordava cosa avesse mangiato a Natale, quali giochi avesse ricevuto. Ho passato il tempo a consolare lei e gli altri miei figli”. Così mamma Alma alla Dire racconta la telefonata concessa, dopo diverse peripezie, dai servizi sociali per poter parlare con la più piccola dei suoi figli, M. di 7 anni, l’unica a non essere rientrata a vivere con lei a differenza dei suoi fratelli più grandi che hanno fatto ritorno a casa dopo esser stati allontanati e divisi in diverse case famiglia.

I fratellini di Cuneo, la cui storia è diventata un vero e proprio caso, hanno riferito di attenzioni e molestie sessuali da parte del padre e la loro mamma è stata considerata da una CTU, poi invalidata, come alienante. Per questa ragione sono stati prelevati e divisi e hanno resistito, scritto lettere e appelli, fatto sciopero della fame e dello studio per poter tornare insieme e dalla loro mamma.

“Dovevamo vederla il 29 e il 28, ma l’educatore mi ha chiamato per dirmi che stava male, aveva un po’ di febbre- spiega mamma Alma raggiunta dalla Dire- e mi ha detto che la videochiamata poteva affaticarla, dunque solo mezz’ora. Ne siamo stati tutti scioccati. Inoltre sempre l’educatore mi ha detto che il pediatra aveva visitato la piccola e che le aveva prescritto aerosol e tachipirina, ma ho chiamato il medico e ha smentito tutto. Ma poi perché se la bambina ha febbre e fa aerosol non potrebbe fare una videochiamata?“, si domanda la mamma coraggio incredula.

La piccola in questo periodo, per volontà dei servizi sociali, mentre si trova ancora presso una famiglia affidataria, continua a vedere il padre. L’avvocato Domenico Morace aveva spiegato, intervistato dalla Dire: nel penale “si è svolta l’udienza preliminare nella quale il Pm, l’avvocato nominato dal curatore dei minori Francesca Violante e il sottoscritto hanno concluso per il rinvio a giudizio dell’uomo. Il Gup ha ritenuto non valida la perizia secondo cui i minori non potevano testimoniare e ne ha ordinata un’altra ma con esperti fuori dalla regione”.

L’avvocato ha sottolineato quindi l’anomalia di questi incontri padre-figlia e ha chiesto l’immediato rientro della bambina a casa. “Ho presentato istanza al Tribunale per i minorenni del Piemonte e, a seguire, un esposto alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia per il rientro della bambina a casa e ho depositato uno schema che riporta le dichiarazioni di educatori ed assistenti sociali incrociate con le registrazioni in nostro possesso”, spiega il legale alla Dire.

“Venerdì 31 dicembre 2021- si legge nell’istanza del legale- è stato concessa una conversazione telefonica in video tra la minore con la madre ed i fratelli, invece dell’incontro programmato. Il collegamento ha avuto una durata di 35 minuti nel corso dei quali la bambina è apparsa visibilmente provata. Come già segnalato con le precedenti istanze, M. è sotto peso e sono evidenti i segni di sofferenza. Per tutta la durata della conversazione la bambina ha continuato a piangere. Ancora una volta emergono le falsità contenute nelle relazioni di alcuni operatori che descrivono M. serena e felice della propria collocazione. Riservare un simile trattamento ad una bambina di 7 anni è inconcepibile e conferma l’ostilità di questo tribunale nei confronti dei minori e della loro madre. L’aggravamento delle condizioni psico-fisiche della minore impongono un immediato rientro presso la madre, considerando che non vi sono condizioni ostative…”.

“Tante persone si stanno mobilitando per M., scrivono mail e hanno partecipato alla fiaccolata. Sono preoccupata per le condizioni di salute di mia figlia, pesa poco più di 19 chili, piange e sapeva di dover tornare a casa da me, dai suoi fratelli, qui- conclude mamma Alma- c’è tutta la sua vita”.

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