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Hong Kong, in tutto 30 mesi di carcere per Joshua Wong e i suoi compagni

"Non è la fine della nostra battaglia" ha dichiarato Wong stando al suo profilo Twitter
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ROMA – Sono stati condannati al carcere i tre leader del movimento pro-democrazia a Hong Kong: Joshua Wong dovrà scontare 13 mesi e mezzo di reclusione, mentre Agnes Chow e Ivan Lam resteranno dietro le sbarre rispettivamente dieci e sette mesi.

Nei giorni scorsi i tre attivisti hanno deciso di dichiararsi colpevoli per il reato di cui sono accusati: organizzazione e partecipazione a una manifestazione non autorizzata davanti il quartier generale della polizia di Hong Kong, nel giugno del 2019. “Hanno istigato le persone ad assediare la centrale e hanno scandito slogan ostili nei confronti della polizia” ha dichiarato la giudice Wong Sze-lai, che ha concluso: “la detenzione immediata è l’opzione più appropriata”.

“Non è la fine della nostra battaglia” ha dichiarato Wong stando al suo profilo Twitter che, come si legge nella bio, ora è gestito dagli amici dell’attivista incarcerato. “Raggiungeremo i nostri compagni coraggiosi che già sono dietro le sbarre- ha continuato il 24enne- che sono meno conosciuti ma sono fondamentali per la lotta per la democrazia di Hong Kong”.

A giugno 2019 si intensificarono le proteste nella regione amministrativa autonoma, per contestare una legge che proponeva l’estradizione verso la Cina. Per opposizioni e movimenti democratici, era una mossa rischiosa perché era visto come un modo per consegnare i dissidenti al sistema giudiziario cinese, ritenuto illiberale e violento. Il disegno di legge è stato ritirato ma dopo un anno il governo cinese ha promulgato una riforma della legge sull’antiterrorismo che inasprisce le pene contro chi invoca l’indipendenza delle regioni autonome cinesi, organizza manifestazioni di protesta o diffonde notizie che potrebbero turbare la sicurezza e la stabilità nazionale. Proprio per denunciare questa riforma e attirare pressioni da parte della comunità internazionale su Pechino, Wong e compagni hanno deciso di proclamarsi colpevoli.

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