Arrestato in Egitto per un like su Facebook, dopo 10 mesi viene rilasciato: l’Australia ce la fa

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Waled Youssef è un cittadino egiziano emigrato in Australia 20 anni fa e arrestato al Cairo dopo essere rientrato per una breve visita alla famiglia
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ROMA – Dieci mesi di carcere per un “like” su Facebook messo nel 2012. E’ successo a Waled Youssef, un cittadino egiziano di 45 anni emigrato in Australia 20 anni fa e arrestato nel gennaio scorso al Cairo dopo essere rientrato per una breve visita alla famiglia. Secondo fonti della stampa australiana, l’uomo e’ stato rilasciato ed e’ potuto rientrare dopo le pressioni che il governo di Canberra aveva esercitato sul Cairo. Tutto aveva avuto inizio mentre Youssef era a casa dei parenti nella capitale egiziana, quando agenti di polizia si erano presentati alla porta e lo avevano portato via. Il tribunale aveva confermato l’accusa di “adesione a gruppo politico non autorizzato” per aver messo un “mi piace” al post di un candidato alle presidenziali del 2012. Youssef era stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Tora, un istituto penitenziario dove sono reclusi diversi attivisti, intellettuali e difensori dei diritti umani, tra i quali Ezra Abdel Fattah, Patrick Zaki o Galal El-Behairy. Ai media di Canberra l’uomo, che ha la cittadinanza australiana, ha dichiarato: “Non mi sarei mai aspettato che il viaggio per rivedere la mia famiglia mi avrebbe portato a Tora. Sono stati dieci mesi terribili. Voglio solo riprendermi da questa orrenda esperienza”.

I suoi avvocati, Jennifer Robinson e Clare Duffy, hanno sostenuto che il loro assistito “non avrebbe dovuto spendere un solo giorno dietro le sbarre” e che “la sua detenzione è stata ingiustificata e illegale“. Hanno poi denunciato il rischio che Youssef ha corso a trascorrere il periodo della pandemia a Tora, dove era rinchiuso in una cella con altre 12 persone, senza poter rispettare le distanze di sicurezza. Secondo la ricostruzione del quotidiano Sidney Morning Herald, Youssef sarebbe stato notato da agenti di polizia mentre passeggiava a piazza Tahrir. Cercando su internet informazioni sul suo conto, le forze di sicurezza avrebbero trovato il profilo Facebook dell’uomo e il presunto “like” al post del candidato alle presidenziali. 

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