VIDEO | La gravidanza dalla A alla Z, i consigli per vivere nove mesi in salute

Spiega tutto il professor Francesco Maneschi, direttore dell'Uoc di Ginecologia e ostetricia dell'azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma
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ROMA –  Infinite le emozioni che una donna prova quando ha in grembo il suo bambino. Ma cosa è giusto fare per vivere al meglio e in salute i 9 mesi di gravidanza? E’ vero che quando si aspetta bisogna mangiare per due o al contrario bisogna mantenere sotto controllo il peso? Quali sono i segnali che indicano che è il momento di correre in ospedale perché il parto è vicino? A dare risposta a queste e altre domande all’agenzia di stampa Dire è il professor Francesco Maneschi, direttore dell’Uoc di Ginecologia e ostetricia dell’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma.

– Partiamo dall’inizio, che differenza c’è tra gravidanza a termine, pretermine o protratta?

“Si parla di gravidanza pretermine prima delle 37 settimane e il bambino non è ancora maturo per nascere. Al contrario si parla di prematurità importante quando il bambino nasce prima delle 29 settimane e di una prematurità meno importante dopo la 34esima settimana di vita. A termine invece quando il bambino nasce ‘maturo’ e ‘adeguato’ per vivere nell’ambiente extrauterino, all’incirca tra le 37 e le 42 settimane. Il termine protratto è piuttosto desueto e spesso viene impropriamente utilizzato. Mi spiego, molti erroneamente credono che dopo la 40esima settimana la gravidanza si definisca protratta, in realtà è così alla 42esima settimana ma questo accade molto raramente”.

– Quando si può parlare di gravidanza a basso e ad alto rischio?

“Si parla di gravidanza a basso rischio, in una donna giovane e senza patologie particolari a carico della mamma o del nascituro. Invece una gravidanza è definita ad alto rischio quando si verificano determinate condizioni che deviano dal comportamento atteso e che possono essere costituzionali per età, nel caso di una donna sopra i 35 anni oppure nel caso di una mamma obesa. E ancora quando insorgono, nel corso della gravidanza, la pressione alta, il diabete ma anche una crescita anomala del feto. Nel primo caso la gravidanza seguirà un corso fisiologico mentre nel caso di alto rischio la donna deve sottoporsi a controlli medici per tutelare la propria vita e quella del bambino”.

– Durante la gravidanza il corpo della donna subisce molti cambiamenti. Quali sono i disturbi più frequenti che le pazienti lamentano?

“E’ nota a tutti la nausea tipica del primo trimestre, un fastidio abbastanza diffuso che in alcuni casi può diventare un vero e proprio vomito fastidioso. Molte riferiscono un senso di stanchezza e maggiore sonnolenza soprattutto nella prima fase della gravidanza. Nel secondo trimestre la crescita del bambino non è così importante, per cui le trasformazioni del corpo della donna sono contenute così come i fastidi. Nel terzo trimestre le cose cambiano e i fastidi avvertiti dalla donna sono maggiori. Il bambino crescendo incomincia a pesare e questo incide sulla postura della madre. Da qui i noti risentimenti alla schiena, ai muscoli, al pube e ancora gonfiore ai piedi”.

– Quali sono i sintomi più comuni che precedono di poco il travaglio e dunque il parto?

“Il travaglio e il parto sono preavvertiti con la comparsa di contrazioni, definite per questo ‘preparatorie’, caratterizzate da una breve intensità ma che possono durare diversi giorni, persino settimane. Si deduce quindi che l’insorgenza delle contrazioni non sono necessariamente indicative di una prossimità al travaglio. Al contrario lo è la ‘perdita del tappo’, non sempre presente, che definisce il momento antecedente al travaglio. Anche in tal senso non c’è un momento definito. Piuttosto il travaglio vero e proprio, preceduto dalla rottura delle membrane con successiva accelerazione delle contrazioni che da irregolari e deboli arrivano ad essere più regolari e vicine, è spia di un parto più imminente. Un altro elemento da considerare è l’insorgenza di qualche macchiolina di sangue, attenzione non una perdita ematica importante: se cospicua deve fare scattare invece un campanello d’allarme”.

– Parto naturale e con taglio cesareo. Quali sono le differenze e quando si opta per l’uno piuttosto che per l’altro?

“La donna in natura è stata creata e pensata per partorire in modo naturale, perciò questa è la strada da intraprendere. Esistono invece situazioni che impongono di ricorrere al taglio cesareo che, in alcuni casi, è addirittura una misura salvavita tanto per la mamma che per il bambino. La scelta in ogni caso viene fatta nel corso della gravidanza. Inoltre il parto naturale, ove possibile, riduce tutti quegli esiti negativi che vengono invece prodotti dal taglio cesareo che vale la pena ricordare è un atto chirurgico che genera complicanze tre volte superiori al parto naturale. Non vanno eseguiti tagli cesarei dove non c’è una precisa indicazione perché si espone la mamma ad un rischio maggiore di complicanze sia in gravidanza che nell’immediato post operatorio come infezioni e trombosi delle vene. Ma anche ad un rischio nelle gravidanze successive come le anomalie delle inserzioni placentarie che è stato evidenziato sono legate alla presenza di un taglio cesareo”.

– Che cosa consiglia alle donne che scoprono di essere in gravidanza?

“Sicuramente di assumere acido folico, eseguire tutti gli accertamenti previsti nella prima fase della gravidanza al fine di impostare con uno specialista un corretto programma di gestazione. Per il resto il decorso della vita della neomamma deve fluire regolarmente. E’ importante evitare gli stress legati ad esempio al lavoro e non affaticare il corpo. L’alimentazione deve essere regolare e bilanciata. Per alcune donne, per problemi infettivologici come la toxoplasmosi ad esempio, vanno inoltre seguite delle accortezze dietetiche. Per il resto la quotidianità della donna non deve essere alterata basta non farsi travolgere dalla frenesia della vita quotidiana ma anzi prendersi una pausa”.

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