Miozzo (Cts): “Impensabile chiudere le scuole senza un lockdown generale”

Le regole devono essere omogenee in tutto il Paese, ragiona il coordinatore del Comitato tecnico scientifico
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ROMA – “È improbabile, a meno di una diversa decisione del governo, che si arrivi a un lockdown generale come quello vissuto a marzo e aprile. Delle misure supplementari saranno introdotte perché la curva epidemica e la catena di diffusione del virus vanno interrotte, ma non è pensabile chiudere le scuole in un contesto dove non ci sia un vero lockdown“. Parla alla Dire Agostino Miozzo, medico e coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), riflettendo sulle misure che saranno contenute nel prossimo Dpcm.

“Se un ragazzo non va a scuola- aggiunge- poi non dovrebbe nemmeno essere libero di andare al centro commerciale o di incontrarsi al bar con gli amici, che restano aperti fino alle 18. Trovo che questi indirizzi eterogenei non sono corretti, occorre invece un’impostazione omogenea in tutto il paese. Non ha senso che una Regione chiuda le scuole e quella limitrofa le rimanga aperte- sottolinea l’esperto- i limiti regionali sono virtuali e abbiamo migliaia di ragazzi che vivono in una regione ma vanno a scuola nella regione limitrofa, così si creano confusioni inaccettabili”.

La scuola rappresenta un rischio “calcolato e monitorato”, secondo Miozzo: “Nelle ore scolastiche gli studenti e i professori sono obbligati a seguire dei comportamenti. I rischi sono indubbiamente maggiori all’esterno, prima e dopo la scuola, perché è fuori la scuola che le comunicazioni sono superflue, superficiali e viziate dai social media. Ognuno dice e interpreta quello che vuole”. Per garantire alla scuola di funzionare bisogna fare di più: “Più tamponi, verifiche e monitoraggio. Occorre attivare un sistema di sorveglianza all’interno della scuola per verificare e bloccare i casi, i cluster e tutte le situazioni che dovessero emergere”, conclude.

“NON IMMAGINO MATTARELLA CHIUSO IN CASA”

“C’è un cittadino italiano over 70 che non immagino chiuso in casa: il presidente della Repubblica. Gli over 70 vanno tutelati, aiutati, assistiti e bisogna fare l’impossibile per garantire a questa fascia di popolazione a rischio strumenti, suggerimenti e supporti necessari a ridurre la possibilità di contagio”. Così Agostino Miozzo replica “all’infelice uscita” del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che ieri con un tweet ha definito gli anziani over 70 come “non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”.

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“Dobbiamo fare l’impossibile per impedire che esplodano cluster nelle Rsa. Quelle realtà devono essere tutelate- sottolinea il medico- ma non immagino gli over 70 blindati”. Da un punto di vista medico “è importante muovere le articolazioni e la massa muscolare, muovere il circuito cardio-respiratorio. È ovvio che gli over 70 vanno informati e tutelati dentro la famiglia- conclude- nel senso che devono indossare la mascherina in casa qualora siano a contatto con i nipoti“.

“GESTIRE INGRESSI TPL E RECUPERARE MEZZI INATTIVI”

Dalla fine di aprile il Comitato tecnico scientifico (Cts) è a lavoro per dare indicazioni su come gestire i picchi di affluenza sui trasporti pubblici locali, interregionali e su quelli aerei. “Non possiamo cambiare in emergenza un sistema di trasporti viziato da decenni di distrazioni e investimenti mancati, ma a livello locale possiamo modulare i picchi di affluenzascaglionando gli ingressi. Ad esempio, “facendo entrare i liceali alle 10.30 e ritardando la loro uscita di due ore. Il lavoratore pubblico resta in smart working o entra un’ora dopo”. Agostino Miozzo riflette sulle misure che saranno contenute nel prossimo Dpcm. Il trasporto a livello intercomunale, provinciale e regionale potrebbe invece essere facilitato “dal recupero di mezzi di trasporto inattivi. Accanto al trenino si potrebbero noleggiare autobus e autisti dalle compagnie private turistiche che in questo momento sono in totale disoccupazione”. Passando ai tamponi, “oggi arriviamo a farne più di 200mila al giorno e abbiamo una potenzialità ancora maggiore: stanno per essere introdotti i tamponi rapidi”. Il problema è di “carattere organizzativo- sottolinea il coordinatore del Cts- è inaccettabile vedere gente in coda 8-10 ore ai Drive in per fare un tampone. Bisognava prevedere più punti di tamponatura con l’aiuto di gruppi dell’Esercito, della Difesa, di medici o infermieri delle organizzazione di volontariato e della Croce rossa. Invece di fare una coda se ne fanno quattro- suggerisce l’esperto- con la riduzione al massimo ad un’ora di attesa, che può essere considerato un tempo accettabile”. Successivamente, oltre alle 10 ore di coda, ci sono anche lunghi tempi di attesa per la risposta. “Chi è probabilmente positivo resta per 5 giorni nell’attesa di una diagnosi che lo lascia in un limbo: non si mette in quarantena, ma crea problemi dentro e fuori la famiglia, nel luogo di lavoro e a scuola. Dobbiamo accelerare i tempi di risposta“, conclude.

“HOTEL E MEDICI BASE RIDUCONO PRESSIONE OSPEDALI”

La pressione sull’ospedale deve diminuire e in questo è fondamentale l’intervento dei medici di famiglia. È stato raggiunto un difficile accordo con il ministro Speranza, proprio perché scontiamo decenni di distrazione sulla Salute del territorio. Il medico di famiglia è stato abbandonato a se stesso, benché sia una categoria fondamentale per consentire al sistema di funzionare in maniera adeguata”, spiega Miozzo. “La stragrande maggioranza di pazienti covid che arriva in ospedale può tranquillamente essere curata, trattata e monitorata a domicilio attraverso la presenza attiva del medico di famiglia. Inoltre- ribadisce Miozzo- vanno allestiti i Covid hotel. Alcune regioni lo hanno fatto, altre no”. Quando si è positivi ci sono solo due possibilità: “Hai una casa che ti consente di avere un bagno, una cucina e una stanza riservata per non inquinare il resto della famiglia, oppure devi uscire da casa. Il Covid hotel è strutturato per quello”. Inoltre, “l’anziano in difficoltà può essere assistito in un Covid hotel dove può esserci un’assistenza sanitaria minima. La persona in ospedale che esce dalla terapia intensiva, sub intensiva, o dal periodo di terapia ma che deve rimanere in osservazione, può lasciare il suo letto ed andare in un Covid hotel monitorato tutte le mattine da un sanitario. Il Covid hotel creerebbe un punto di sollievo alle strutture sanitarie prese d’assalto“. Questi sono tutti “aspetti di organizzazione e attivazione del territorio- sottolinea il coordinatore del Cts- ma deve esserci un indirizzo strutturato centrale nei confronti del sistema periferico”. Di certo “l’attivazione del privato e del privato convenzionato può aiutare, ma è importante monitorare affinché non ci siano speculazioni drammatiche che in emergenza spesso si vedono. Non serve una sovrastruttura di monitoraggio centrale- conclude- le regioni possono farlo con un percorso concertato e omogeneo nell’intero territorio nazionale”.

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2 Novembre 2020
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