MODENA – Affetto da problemi psichiatrici ma capace di intendere e di volere: è questo l’esito della perizia psichiatrica su Salim El Koudri, l’uomo che il 16 maggio si scagliò con la macchina contro la folla in centro a Modena, ferendo otto persone, una delle quali è morta in ospedale due mesi dopo. L’esito della perizia, chiesta dalla Procura che indaga su quanto accaduto, è stato presentato oggi in udienza in Tribunale. “Quello avvenuto oggi in Tribunale rappresenta un passaggio di grande rilievo nel percorso giudiziario che dovrà accertare fino in fondo le responsabilità per il gravissimo attentato che ha colpito Modena”. Così il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, commentando l’esito della perizia psichiatrica su Salim El Koudri, l’attentatore del 16 maggio, discussa oggi in incidente probatorio. Secondo il collegio di medici, il disagio psichico di El Koudri non è da considerare una causa diretta dell’attentato e l’uomo, quindi, era capace di intendere e di volere.
“Prendiamo atto dell’udienza che si è tenuta- scrive Mezzetti- e riconosciamo il lavoro rigoroso svolto dalla Procura e da tutti gli inquirenti. Ora attendiamo i prossimi passaggi del procedimento, con una volontà molto chiara: non appena sarà giuridicamente possibile, il Comune di Modena chiederà di costituirsi parte civile, quale parte offesa, nei confronti di Salim El Koudri”. Infatti, rimarca il primo cittadino, “vogliamo essere dentro questo processo, a tutela della città e della comunità che rappresentiamo, perché quanto è accaduto ha ferito profondamente Modena e non può lasciarci spettatori. Seguiremo quindi ogni sviluppo con la massima attenzione, nel pieno rispetto dell’autonomia e del lavoro della magistratura”. Aggiunge Mezzetti: “Come ho sempre detto, non spetta al Comune condurre le indagini né sostituirsi agli inquirenti. Ma questo non significa restare alla finestra. Il nostro compito è esserci: chiedere che siano accertate tutte le responsabilità, stare accanto alle persone colpite e ai loro familiari e custodire la memoria di un fatto che ha colpito la carne viva della nostra città. Questa vicinanza ai familiari si tradurrà anche in atti concreti”.
Nei prossimi giorni, ricorda infatti il sindaco, il Consiglio comunale sarà chiamato ad approvare il regolamento per destinare ai parenti le risorse raccolte attraverso la sottoscrizione pubblica promossa nei mesi scorsi. “Auspico- sottolinea Mezzetti- che possa farlo all’unanimità, dando ancora una volta il segno di una città che, davanti a una tragedia così grave, sa stringersi attorno alle vittime e alle loro famiglie”. Ma la vicenda continua a tenere banco anche in Regione, dove Pietro Vignali, capogruppo Fi e segretario regionale del partito, commenta: “A questo punto diventa ancora più importante accertare con assoluta chiarezza quale sia stato il movente dell’azione compiuta il 16 maggio a Modena. Se, come emerge dalla perizia, non vi sarebbe un nesso causale tra la sintomatologia psichica dell’indagato e il gesto, si aprono nuovi e rilevanti interrogativi anche sul modello di integrazione di immigrati e seconde generazioni in Emilia-Romagna”. Dunque l’indagato sarebbe stato capace di intendere e di volere al momento dei fatti, senza uno scollamento dalla realtà da compromettere la comprensione delle proprie azioni. Prosegue il leader regionale forzista: “Se questa valutazione sarà confermata nel prosieguo del procedimento, non potrà essere liquidata come una tragedia riconducibile esclusivamente a una condizione psichiatrica. Quanto accaduto impone anche di interrogarsi seriamente sull’efficacia del cosiddetto modello emiliano di integrazione, che troppo spesso, anziché affrontare i problemi, finisce per rimuoverli dal dibattito pubblico dietro una rappresentazione rassicurante della realtà. Se il disagio, il risentimento o eventuali processi di radicalizzazione maturano senza essere intercettati, significa che qualcosa non sta funzionando e che servono strumenti più efficaci di prevenzione, controllo e inclusione”.




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