Feti sepolti con il nome della madre, Differenza Donna sporge denuncia in Procura

L'associazione raccoglie adesioni dalle donne interessate. Avv. Boiano: "Violati il codice della protezione dei dati personali e la 194"
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ROMA – “Come Differenza Donna abbiamo presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma perché riteniamo siano state violate una serie di norme a presidio di diritti fondamentali, in particolare con riferimento al Codice in materia di protezione dei dati personali e della legge 194, che, all’articolo 21, vieta qualsiasi rivelazione di identità della donna o dettagli sulle pratiche eseguite nell’ambito della legge”. Così all’Agenzia di stampa Dire l’avvocata di Differenza Donna, Ilaria Boiano, sull’azione legale intrapresa dalla ong a seguito dell’emersione delle storie di donne che, dopo aver abortito, hanno trovato il proprio nome e cognome apposto senza il loro consenso su delle croci al cimitero Flaminio di Roma, in aperta violazione della loro privacy.

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“Queste operazioni vogliono trasformare un atto di pietas, su cui nessuno ha da obiettare se avviene secondo richiesta della donna o della famiglia, in un’inziativa più ampia che vuole mettere alla gogna le donne che hanno abortito- sottolinea la legale- Leggo giustificazioni che si susseguono da parte delle amministrazioni e di Ama”. Il nodo, per Boiano, non è “voler dare sepoltura” al feto nè è legato “alla tracciabilità. Il problema- chiarisce- è che si è scelto di apporre, a insaputa e senza il consenso delle donne coinvolte, il nome e il cognome di quella che, nell’ottica di chi compie queste operazioni, è una ‘madre mancata’. Le donne, di fatto, sono annullate- osserva la legale- e questo annullamento è determinato dalla loro scelta di non aver voluto o potuto essere madri”.

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Sulla catena delle responsabilità tra Ama, ospedale San Camillo e Asl, Boiano chiarisce: “Noi, come prima iniziativa, abbiamo denunciato quello che abbiamo visto e testimoniato, sostenute dalle donne interessate, perchè solo l’autorità giudiziaria è competente nel ricostruire le responsabilità. Riteniamo che sussistano molteplici livelli di violazione, ma non abbiamo la completezza informativa che ci consenta di stabilire le responsabilità di un soggetto o dell’altro. C’è un concatenarsi di condotte intrecciate che vanno approfondite, come vanno approfondite le prassi documentate dai moduli e da tutto quello che burocraticamente sembra sempre irrilevante ma non lo è”.

Si tratta “di dati che dovevano essere conservati in un certo modo e invece sono stati riacquisiti in un altro”. Dalla legge 194, al regolamento di Polizia mortuaria, al trattamento specifico che meritano determinati dati in base al Codice in materia di protezione dei dati personali: “Non siamo di fronte ad un vacuum- precisa la legale di Differenza Donna- La cosa grave è l’esposizione di un dato sensibilissimo che ci dice, non solo il nome della persona, ma espone pubblicamente le scelte di quella donna sul piano della sua salute sessuale e riproduttiva. E questo è inaudito e simbolicamente gravissimo”, denuncia. Per comprendere appieno “la portata della lesione che le donne che hanno visto il proprio nome su quella croce hanno sperimentato- aggiunge Boiano- bisogna pensare che hanno rivissuto tutto l’iter di scelte compiute e do procedure che a livello umano spesso si rivelano degradanti, o almeno di abbandono”. Le donne che scelgono di interrompere la gravidanza, infatti, vengono spesso “lasciate sole”.

In Spagna, ad esempio, “dove c’è un pieno accesso all’aborto, nella sostanza i percorsi per l’ivg sono piene di ostacoli”. Procedure e prassi che esistono anche in Italia “in spregio delle legge, dei regolamenti e del senso comune della sofferenza e delle scelte delle donne, che spesso ne vanificano il senso. Siamo tutte a conoscenza del tentativo sempre più frequente di aprire, in Italia e in Europa, questi cimiteri e forzare la mano su una sepoltura automatica dei resti abortivi e dei feti, col sostegno delle organizzazioni anti-choice. Il problema è che qui si è scelto di stigmatizzare le donne e questo si inserisce in una più ampia cornice di delegittimazione sociale di chi tra loro vuole accedere la legge. Se delegittimi un soggetto di diritti che vuole accedere a quei diritti- osserva Boiano- vai a minare il delicato equilibrio di una legge che sono 40 anni che aspettiamo di vedere applicata bene”, oltre a “criminalizzare” e “creare un clima di odio sociale”.

Parallelamente all’azione legale, infine, “come Differenza Donna stiamo raccogliendo le adesioni delle donne” che si trovano nella stessa situazione denunciata in questi giorni sui social. “Sono sempre di più- fa sapere- Prima di definire l’azione concreta da porre in essere vogliamo ascoltare la volontà di ciascuna, ricostruire le singole storie per verificare caso per caso quali situazioni sono state vissute e in quale misura i beni che si assumono essere stati lesi sono stati compromessi. Un’altra iniziativa che abbiamo intenzione di portare avanti- conclude- è un’azione di trasparenza informativa e acquisizione di protocolli”. Per fare in modo che non succeda più.

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2 Ottobre 2020
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