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Covid, Abrignani: “Green pass obbligatorio, o entri solo a casa tua”

primo giorno green pass a Bologna
L'immunologo: "Da tecnico sono per l'introduzione dell'obbligo vaccinale e del Green pass in tutte le situazioni di vita di comunità al chiuso"
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ROMA – Mentre il tema del Green pass, requisito indispensabile per esercitare diverse professioni, per viaggiare e accedere a diverse attività al chiuso, continua a dividere la politica e i cittadini, il Governo pensa a estenderlo entro metà del mese ai dipendenti della Pubblica amministrazione. Cosa accadrà invece nel settore privato si chiedono sia i datori di lavoro che i dipendenti? E mentre i movimenti ‘No vax’ corrono sulle chat ma registrano i flop di ieri delle stazioni senza manifestanti, c’è chi pensa già se sarà necessaria o meno la terza dose di vaccino. E ancora con 6 milioni di over 50 non immunizzati che autunno ci aspetta? Per cercare di dare risposte a questi quesiti l’agenzia di stampa Dire ha interpellato il professor Sergio Abrignani, immunologo e membro del Cts.

Per lei l’obbligo vaccinale è indispensabile. Mentre si pensa di estendere questa misura già valida per alcune professioni anche ai dipendenti pubblici, come bisogna invece regolarsi nelle aziende private? ‘Da tecnico sono per l’introduzione dell’obbligo vaccinale e del Green pass in tutte le situazioni di vita di comunità al chiuso. L’obiettivo è proteggerci da un virus che uccide il 2% delle persone che infetta e la vaccinazione è l’unica strada per arginare in particolare la variante delta che è dominante e almeno due volte più diffusiva di quella originaria di Wuhan, infatti un individuo infetto in una popolazione non vaccinata infetta a sua volta mediamente 8 persone. Va ricordato che anche il 20-25% dei vaccinati possono essere infettati dalla variante Delta (anche se rarissimamente si ammalano in modo grave) e possono a loro volta infettare. Mi rendo conto che all’interno dei luoghi di lavoro e delle aziende private esistono anche altre dinamiche sociali da considerare, ma qualsiasi esperto di malattie infettive trasmesse per via aerea può affermare che nelle attività al chiuso come nelle fabbriche, negli uffici, nelle aule scolastiche dove la ventilazione è relativa, con una variante così diffusiva il rischio del contagio senza copertura vaccinale è molto alto. E’ proprio considerando questi aspetti che chi non si è vaccinato dovrebbe sentirsi stimolato a farlo’.

Le norme relative al Green Pass se ne è già parlato sono incongruenti. Ad esempio non è necessario esibire il certificato sui treni Regionali o sugli autobus che non attraversano due regioni eppure su questi mezzi non ci sono controllori che verificano che le persone a bordo indossino correttamente la mascherina, per mangiare all’interno del ristorante serve il Pass ma il cuoco, il cameriere possono non essere vaccinati. Ci saranno degli aggiustamenti in tal senso? ‘Queste sono scelte non sempre facili da attuare e soprattutto difficili poi da controllare. In ogni caso credo che l’introduzione dell’obbligo del certificato verde sia corretto all’interno degli uffici pubblici. Si potrebbe ragionare sull’introduzione di questo strumento sui treni regionali, gli autobus ma all’atto pratico effettuare i controlli necessari è davvero difficile perché la gente sale e scende in modo veloce. Molto spesso sui tratti brevi, pensiamo alle classiche due fermate di autobus o nelle metro a Roma, Milano non c’è il tempo necessario per controllare i biglietti figuriamoci il Green pass. Certo l’obbligo anche su questi mezzi, con controlli ‘a campione’, potrebbe stimolare le persone ad aderire alla campagna vaccinale. Il ‘sistema’ non è perfetto? E’ certamente utile e soprattutto migliorabile. E’ vero l’applicazione del Green Pass presenta delle incongruenze ma penso anche che ‘normare’ tutte le mille situazioni che caratterizzano il quotidiano sia molto complicato. Anche negli altri Paesi dove è stata introdotta il certificato verde si misurano con le stesse ‘problematiche’ di applicazione. Ripeto, sarebbe più facile introdurre l’obbligo vaccinale o estendere a tutti i luoghi di lavoro e di vita il Green pass, in altre parole: ‘devi vaccinarti”.

Oltre alla frangia più violenta dei ‘No vax’ c’è ancora una platea molto larga di indecisi che temono gli effetti collaterali del vaccino. Chi ha il compito di spiegare e come soprattutto ‘convincere’ queste persone ricevere il siero? Come arrivare soprattutto ai 50enni e 60enni che sfuggono alla prima dose e che se colpiti dal virus sono quelli che popolano le Ti? ‘Ci sono due categorie di non vaccinati: gli ‘esitanti’ che non hanno un preconcetto assoluto contro il vaccino e poi esiste una frangia più piccola di ‘No vax’ che ha delle certezze paranoidi che non esistono nella realtà. Per i primi sono utili le campagne di informazioni, quali ad esempio quelle basate sui dati dell’Iss che ricordano alla popolazione, dati alla mano, che si profileranno due tipi di pandemie: quella dei vaccinati e quella dei non vaccinati che corrono enormemente di più il rischio di finire in terapia intensiva o di morire. Per questo dobbiamo far capire che il vaccino offre un enorme vantaggio di salute. E ribadisco poi guardiamo e divulghiamo dati corretti. 20 giorni fa si è discusso molto dei casi di pericardite dopo il vaccino Pfizer o Moderna nei ragazzi. La tabella prodotta dal Cdc di Atlanta ha chiarito in modo inequivocabile che per tutte le fasce d’età il beneficio prodotto dal vaccino supera di gran lunga il rischio di pericardite. Ricordiamo poi che in caso si sviluppi una pericardite da vaccino a mRna, la terapia consiste in pochi giorni di cortisone. Altro discorso per i ‘No vax’ paranoidi, quelli non li convincerai mai perché non hanno dubbi da chiarire ma certezze paranoidi che ripetono in modo compulsivo. Fargli pagare le spese mediche? Da medico non posso ammetterlo perché allora lo stesso discorso dovrebbe essere esteso ai fumatori che si ammalano di tumore del polmone o agli obesi colpiti da diabete o infarto. Meglio piuttosto un Green pass ‘totalizzante’ che se non lo hai non entri da nessuna parte se non a casa tua‘.

Il ministro Speranza e il sottosegretario Sileri parlano di partire da ottobre a programmare la terza dose. E’ necessaria per tutti? Da chi verranno richiamate queste persone oppure sarà necessario di nuovo prenotarsi sui portali regionali? ‘Con questo virus non c’è certezza, ma molti di noi pensano che ci sarà necessità di una terza dose. Sicuramente sarà riservata inizialmente ai fragili e ai sanitari che hanno ricevuto per primi la vaccinazione e poi ai suscettibili cioè gli ultrasessantenni. Però dico che in questo momento dobbiamo prima di tutto finire di vaccinare con due dosi tutti coloro che mancano all’appello e poi si procederà con la terza dose. Si pensi che è vero che l’Italia a inizio ottobre raggiungerà la quota di 42milioni di vaccinati, ma va considerato che rimangono fuori 18milioni di persone da vaccinare, di questi 6 milioni sono non vaccinabili perché si tratta di bambini dai 0 agli 11 anni. Fra i restanti 12 milioni vi sono circa 3 milioni di ultra sessantenni. Insomma sono ancora troppe le persone che in autunno saranno a rischio di malattia severa. Pensiamo quindi al 30% della popolazione che ancora è da vaccinare e poi alle terze dosi. Infine, va chiarito anche che la terza dose a 6-12 mesi dalla prima dose è lo standard di quasi tutti i vaccini, eccezion fatta per i vaccini a base di virus attenuati (vaiolo, morbillo, parotite, rosolia) e quindi nel caso del vaccino anti Covid 19 non sarebbe una novità pensiamo soltanto a: difterite, tetano, pertosse, epatite b, poliomielite, hemophilus, meningococco B. In tutti questi casi il calendario stabilisce due dosi distanziate di un mese e una terza a sei-otto mesi. Insomma la terza dose è una regola aurea della vaccinologia per indurre forti risposte effettrici e ottima memoria immunologica che duri a lungo’.

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