Imperia, bimba in casa famiglia. Obbligata a costruire rapporto con il padre che ha avuto misure cautelari

Caso seguito dal tribunale ordinario Imperia. Speciale 'mamme coraggio'
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ROMA – ‘Il giudice civile che inizialmente ha emesso l’ordine di protezione per la signora M., perche’ il suo ex aveva condotte pericolose, e’ lo stesso che sta ancora decidendo sull’affido della loro figlia’.

E’ questo il primo dato che sottolinea, a proposito del Tribunale ordinario di Imperia, nell’intervista all’agenzia Dire, l’avvocata Sara Fiorino che segue M., una mamma che formalmente ha ‘la responsabilita’ genitoriale intatta’, ma la cui bambina, da lei cresciuta per 8 anni e mezzo, ‘e’ stata- racconta ancora l’avvocata- d’improvviso portata in comunita’ senza legittimo motivo, dove ormai si trova da quasi 10 mesi’ e che si e’ rivolta per chiedere aiuto anche al Comitato Madri contro la violenza istituzionale.

In questi mesi ‘ho avuto solo incontri ‘protetti’ di un paio d’ore alla settimana (e non tutte)- racconta M. alla redazione- del tutto sospesi nel periodo di lockdown: per oltre 3 mesi e mezzo la potevo soltanto sentire per pochi minuti una sola volta alla settimana in telefonate prive di identificazione, della minima tranquillita’ e privacy per la bambina e molto disturbate, che spesso si interrompevano bruscamente’.

Come si e’ arrivati alla comunita’ per la bambina? ‘Tutto si basa- spiega l’avvocata- sui ricorsi e denunce strumentali dell’ex compagno, riaperte e sostenute dalle relazioni dei servizi sociali e da una Ctu tardiva e irregolare, che si e’ espressa l’1 aprile 2019, che segnalano un non meglio dimostrato ‘fallimento’ del programma di riavvicinamento al padre a causa del ‘perdurante conflitto e della scarsa collaborazione ed oppositivita’ di una madre diffidente ed ostativa’.

Una ricostruzione affatto plausibile- rimarca Fiorino- mentre oltre tutto e’ la bambina stessa, mai ascoltata da alcuno, che esprime in ogni modo ed occasione (persino per iscritto) il suo diniego ad avere incontri e rapporti con questo padre (ricordiamo l’ordine di allontanamento e protezione comminatogli). Malgrado cio’, la mia assistita ha sempre portato la bimba agli incontri protetti, ma la piccola si scherniva e barricava, sfinita da costrizioni e soprusi alternati a silenzi ed abbandoni, che le hanno tolto la serenita’ e minato l’infanzia, negando il regolare svolgimento della sua piena vita quotidiana, cosa che comunque tuttora non accetta.

Era un progetto, quello redatto dalla CTU e malamente eseguito dai servizi sociali, che evidentemente sarebbe fallito, come da sua stessa previsione, gia’ incolpandone la madre, unica di fatto idonea ed accudente, e punendo lei e la figlia con la reclusione di questa in una struttura e la compromissione delle facolta’ genitoriali’.
M. ricorda gli anni della convivenza, ‘i tanti tentativi di sollecitare l’ex ad una responsabilizzazione fino a dover proteggere la figlia e se stessa quando invece scoppio’ la follia, trovandosi costretta infine a sporgere numerose segnalazioni e poi denunce per le crescenti violenze e maltrattamenti subiti, sempre piu’ pericolosi, finite in un iter penale totalmente arenato che, partendo dai migliori presupposti, arriva a un radicale ribaltamento contro le vittime- dice nel corso dell’intervista- con richieste di archiviazione in favore dell’ex’.

M. come professionista ed esperta era impegnata in campo minorile, ha anche collaborato con vari enti e servizi territoriali. ‘Forse ho dato fastidio a qualcuno’ dice, mentre ripercorre la sua storia. ‘Mai- ribadisce la legale che la segue- si aspettava un simile accanimento, una vera e propria ‘vittimizzazione terziaria’. La bambina – la figlia di M. – chiamava il padre per nome e a seguito delle violenze non lo ha mai voluto rivedere’.

‘Negli anni di convivenza- ricorda questa mamma- ho proposto di tutto per tentare di normalizzare la situazione familiare e coinvolgerlo finalmente nel suo ruolo, anche una terapia di coppia, tutto vano; dovendo comunque gestire in toto il menage familiare e la crescita della piccola pur tra mille impedimenti e disagi, a un certo punto mi sono trovata costretta a riprendere contatti di lavoro fuori zona, e li’ e’ scattata l’aggressivita’, l’ossessione, la violenza e le persecuzioni ad ogni livello.

Prima personali, poi giudiziarie, che da allora ci hanno impedito di vivere. Siamo cadute in un incubo perdurante da 3 anni e mezzo, un tunnel senza fondo di una serie interminabile di udienze, istanze, ricorsi, denunce, interrogatori, colloqui, visite, dall’esito ognuno peggiore dei precedenti; solo incontri protetti, ne abbiamo subiti almeno 120. Ogni volta la sofferenza di mia figlia aumentava, restando invisibile a ciascuno dei numerosi professionisti succedutisi nei mutevoli interventi piu’ volte cambiati, poi interrotti e poi ripresi’.

Per la CTU, prosegue M., ‘sarei risultata ‘una mamma ostativa, non agevolante il rapporto col padre’ e non ha tenuto conto dei carichi pendenti penali nei suoi confronti, perche’ risultava indagato proprio per reati contro la famiglia e le persone sue dirette congiunte. Ora la bambina ha anche con lui addirittura incontri liberi di intere giornate anche con pernotto presso il domicilio: proprio cio’ che piu’ temeva, specie a seguito dei trascorsi traumatici.

Per i servizi sociali, che non hanno mai compiuto una seria valutazione situazionale ne’ hanno mai stilato un progetto, apparentemente va tutto bene e benche’ non si vogliano direttamente esprimere sull’affidamento, come vorrebbe il giudice che li spinge ripetutamente a cio’, non permettono il rientro della minore con la madre nella casa natale, senza pero’ assumere una posizione precisa’.

E la bambina? ‘Allontanata dal suo ambiente e di fatto imprigionata, viene controllata a vista, sottoposta a coercizioni continue- dice l’avvocata- ed e’ arrabbiata, dice di essere esasperata dalle vessazioni subite, ma non smette di protestare e di chiedere di tornare dalla madre, senza che questo sia mai riportato in alcuna relazione, dove invece appare il contrario, narrando di un inverosimile idillio infantile ritrovato in una struttura con estranei ostili e maltrattanti ed esposta al disagio, in un ambiente non appropriato.

Nelle ultime settimane ha subito innumerevoli cambi di piani, luoghi, giorni, orari, condizioni e operatori, imposti senza alcun accordo ne’ valido motivo con decisioni improvvise. La piccola puo’ vedere la mamma per sole due meta’ giornate, per questo costretta sotto ricatto a rivedere l’altro genitore nelle successive e il resto della settimana resta in casa famiglia ora trasferitasi fuori zona ‘in vacanza’ per l’intera estate e viene sballottata in viaggi chilometrici tra montagne, costa, centri estivi e diverse localita’ (a lei estranee) nelle ore centrali e piu’ calde della giornata.

Temiamo che il giudice, non potendo perfezionare come preteso l’affido al ‘comunque padre’, decidera’ per la permanenza definitiva nella struttura, facendo forti pressioni sui servizi affinche’ propongano tale decisione, trincerandosi poi dietro la loro responsabilita’, come di consueto accade’ denuncia l’avvocata.

‘Siamo pronte- annuncia poi- a fare ennesimo ricorso, anche se finora ogni atto della difesa e’ stato ignorato o respinto senza motivazioni e contro ogni evidenza. Stiamo inoltre valutando nei primi di settembre anche un esposto all’ ordine degli assistenti sociali e degli psicologi per segnalare i comportamenti in violazione delle rispettive norme e prassi deontologiche e il conflitto di interessi delle varie operatrici incaricate, che oltretutto compaiono come testimoni, riaprendone le inevitabili archiviazioni, nei procedimenti incardinati dall’ex convivente contro la mia assistita, che avanzano tra irregolarita’ con fasi ‘a sorpresa’ da oltre 3 anni (ancora in fase di indagini preliminari) dopo lunghi periodi di ‘blocco’, riattivandosi all’occorrenza nelle fasi di impasse della causa civile per l’affidamento (mascherata da procedimento di separazione). Tutti caratterizzati da rimandi, sparizioni di notifiche e fascicoli, gestiti dai medesimi soggetti (stesso magistrato e un ispettore che assumono su di se’ tutte le decisioni e le indagini), con esiti sempre a sfavore della madre, vittima che diviene addirittura indagata per accuse false ed infondate, come anche da ultimo continua ad avvenire.

Oltre a questo va aggiunto il dato strano per cui assistiamo alla messa in discussione unicamente de facto della responsabilita’ genitoriale della mamma, formalmente intatta, questione che doveva essere oggetto di diverso e apposito procedimento di competenza presso altre sedi’.

E’ bene ricordare che ‘in alcune relazioni scritte dai servizi sociali – come quella del 19 aprile 2019 – vengono riportati diversi episodi che descrivono l’inadeguatezza del padre- sottolinea l’avvocata- in cui il padre dichiara di voler rinunciare, definisce la figlia ‘danneggiata’, dice frasi del tipo: ‘non voler proseguire percorso’, ‘se non cambi il tuo comportamento non vieni piu” e o quella volta in cui ‘addormentatosi sul divano ha dimenticato di andare dalla bambina’ e anche i comportamenti irresponsabili e aggressivi, scatti d’ira, urla, mortificazioni e minacce verso la bambina, emersi anche durante gli incontri protetti, a cui sono seguite varie sospensioni durate anche diversi mesi, in cui i servizi sparivano e il magistrato non considerava nessun elemento, prova, legittima osservazione o richiesta della convenuta, se non respingendo e sospendendo il procedimento di affidamento.

Bisogna intervenire con urgenza’.

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2 Settembre 2020
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