Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Reddito cittadinanza, Di Maio: “Chi truffa rischia 6 anni carcere”. Via dal 2019

Il ministro del Lavoro detta le regole per chi chiederà il reddito di cittadinanza
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Nel 2019 deve partire il reddito di cittadinanza” e nella legge di Bilancio “dobbiamo mettere le coperture per consentire almeno a 5 milioni di persone in povertà assoluta di reinserire” nel mondo del lavoro. Luigi Di Maio, vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, lo dice dalla Festa del Fatto Quotidiano al Parco La Versiliana (Marina di Pietrasanta, Lucca), in diretta sulla sua pagina Facebook personale.

Di Maio detta le ‘regole’

Quando sarà attivo il reddito di cittadinanza chi per ottenerlo rilascerà una “dichiarazione falsa” rischierà “fino a sei anni di galera” e “faremo come abbiamo fatto con Autostrade, gli togliamo le concessioni poi la giustizia farà il suo corso”, afferma Di Maio, durante la Festa del Fatto Quotidiano in diretta sulla sua pagina Facebook personale.

Non si danno soldi alle persone per starsene sul divano senza far nulla– dice Di Maio- se un solo euro del reddito andrà a qualcuno che non avrà obblighi e doveri nei confronti dello Stato allora avremo fallito”.

Chi chiederà di ottenere il reddito di cittadinanza ci saranno “due impegni, lavori di pubblica utilità, 8 ore a settimana al tuo comune, e secondo ti devi formare per i lavori che servono a me Stato“. Da questo punto di vista “stiamo mappando le figure che mancano”, prosegue il vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, “ti formi per i lavori che dico io, poi hai tre proposte, se non le accetti perdi il reddito”, e “se fai dichiarazione falsa rischi fino a sei anni di galera, non è uno scherzo”. Comunque, conclude Di Maio, il reddito di cittadinanza “noi lo vogliamo fare, poi combatteremo gli abusi perchè in questo Paese se si denunciano gli abusi prima poi non si fa nulla”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»