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Protesi mammarie e linfomi, “moderata evidenza di rischio”

A chiarirlo alla Dire, rispondendo ai dubbi sollevati dal professor Fabio Santanelli, è Pierfrancesco Cirillo, chirurgo plastico e presidente di Aicpe
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ROMA – “Il 24 aprile 2021, dall’opinione finale della Scientific Committee on Health Environmental and Emerging Risks (Scheer), nuovamente interrogata sulla sicurezza delle protesi mammarie in relazione alla problematica del Bia-Alcl, si apprende l’assenza di elevati livelli di evidenza scientifica riguardo la possibile correlazione tra l’insorgenza di questa patologia e le protesi mammarie. Lo Scheer dichiara che ‘sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio l’eziologia e la patogenesi di Bia-Alcl. Anche la segnalazione di nuovi casi di Bia-Alcl da parte dei relativi registri è di grande importanza per ottenere una migliore stima del rischio di Bia-Alcl per le pazienti con protesi mammarie'”. Questa è l’ultima voce aggiornata sul sito del ministero della Salute italiano in merito al rischio di un particolare tipo di linfoma associato alle protesi mammarie. “It has a very low incidence, overall there is a moderate weight of evidence for a casual relationship between textured breast implants and Ba-Alcl. Evidence from several other lines in missing”, questa la spiegazione testuale sulle conclusioni tratta dal paper scientifico.

Sulla traduzione-interpretazione del ministero italiano è nato un contenzioso, soprattutto quando il chirurgo plastico e professore universitario Fabio Santanelli, uno degli esperti che ha lavorato a questo progetto per lo Scheer, a un quotidiano nazionale ha dichiarato che l’opinione finale “ha stabilito che la correlazione tra protesi testurizzate e linfoma Alcl è pressoché certa, ci sono forti evidenze epidemiologiche e importanti indizi sui meccanismi eziopatogenetici sottostanti. Parlando di una patologia neoplastica di recente individuazione un livello di certezza maggiore è pressoché impossibile- ha detto nella stessa intervista- ma già un livello di evidenza scientifica moderato può, e deve, indirizzare le scelte delle autorità verso il principio precauzionale e di conseguenza anche quelle dei medici e delle pazienti”. Si gioca tutto sul concetto di ‘lieve moderazione’ e sulle scelte precauzionali da adottare in riferimento a questo.

CIRILLO (AICPE) RISPONDE A SANTANELLI: “”MODERATA’ E NON ‘ELEVATA EVIDENZA’ DI RISCHIO”

Pierfrancesco Cirillo, chirurgo plastico e presidente di Aicpe alla Dire ha voluto chiarire proprio questo passaggio: “Nella final opinion dello Scheer – Comitato europeo che ha valutato per un anno e mezzo dati e messo a confronto esperti e società scientifiche insieme a tutti i ministeri della salute europei – è stata rilevata una ‘moderata evidenza’ di rischio (parla infatti il documento originario di ‘important data gaps’ in ordine a ‘primary line of evidence’). Il ministero della Salute come organo regolatorio e vigilante che deve divulgare informazione ai cittadini ha correttamente interpretato sostenendo che non c’è dimostrazione di una connessione diretta tra il Ba-Alc e le protesi. Non elevata evidenza- ha spiegato il chirurgo – vuol dire proprio assenza di elevati livelli di evidenza scientifica riguardo la possibile correlazione diretta e causale tra l’insorgenza di questa patologia e le protesi mammarie, come riporta il ministero”.

La notizia sul rischio uscita sul quotidiano nazionale ha subito seminato nuovi dubbi e domande nella popolazione femminile, soprattutto tra quante pazienti hanno dovuto impiantare le protesi dopo un tumore per una ricostruzione mammaria. “Questo discorso del ministero- ha aggiunto il presidente di Aicpe- forse non piace a qualcuno. Il professor Santanelli è un esperto, un professore universitario, ma non è lo Scheer e non può parlare per conto dello Scheer, è uno degli esperti che ha lavorato per lo Scheer. Insinuare un dubbio gratuito è seminare panico tra le pazienti, e questa- ha ribadito- è la sua opinione personale non la voce del Comitato europeo”. 

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