A Bologna un 2 agosto inedito per i 40 anni della strage, tra speranza e commozione

Standing ovation per il presidente dei familiari delle vittime. E mai come quest'anno la verità sembra vicina, con il processo sui mandanti processo sui mandanti avviato dalla Procura Generale di Bologna
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BOLOGNA – Il lungo applauso dopo il minuto di silenzio per ricordare le vittime della strage alla stazione di Bologna di quaranta anni fa e quello, lunghissimo, tributato a un commosso Paolo Bolognesi al termine del suo discorso sul palco di Piazza Maggiore, segnano una giornata che è diversa da tutte quelle che negli ultimi anni hanno accompagnato il ricordo del più sanguinoso tra gli attentati che hanno segnato la storia italiana nel secondo dopo guerra. Diversa, non solo per la rivoluzione al cerimoniale imposta dall’emergenza coronavirus, che ha riportato la commemorazione sul Crescentone, per la prima volta dopo i funerali di celebrati il 6 agosto 1980 in San Petronio.

Quest’anno, infatti, come mai accaduto prima, la verità sembra portata di mano, grazie al processo sui mandanti avviato dalla Procura Generale di Bologna. “Il processo che si aprirà presto contro i mandanti può veramente cambiare la storia d’Italia e far luce completamente su mandanti e ispiratori politici che hanno giocato in prima persona per sconvolgere l’assetto politico-istituzionale del Paese. Non solo con la strage del 2 agosto, ma con operazioni precedenti e successive”, ci crede Bolognesi a dispetto dei depistaggi, dei “polveroni fuorivianti” sollevati da quanti ancora sostengono l’innocenza di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, dalle presunte piste alternative (in testa quella palestinese) che sarebbero accreditate dalle carte raccolte della commissione Mitrokhin. Questa volta la verità vicina, per questo, parlando ai familiari nel cortile di Palazzo D’Accursio, il presidente dell’associazione delle vittime può dire che il bilancio del 40esimo anniversario della strage è “positivo”. Non a caso, dal discorso di quest’anno mancano gli accenni polemici al lavoro dei magistrati che ritornavano nei vecchi interventi in piazza Medaglie d’oro di Bolognesi, che ha usato toni sferzanti per protestare contro la volontà dei giudici bolognesi di non seguire la pista dei mandanti.

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L’iniziativa della Procura generale ha, invece, dato ai familiari quello che volevano. “Le possibilità di arrivare alla verità cominciano a realizzarsi grazie al lavoro attento della Procura generale di Bologna”, ha riconosciuto Bolognese, assicurando: “Mai, mai, mai sarete lasciati soli. L’associazione è con voi, il Paese è con voi”. Dunque, è il momento di serrare le file e puntare al traguardo della verità, che sfugge da 40 anni. “Noi siamo vittime che chiedono giustizia e anche, allo stesso tempo, cittadini che contribuiscono al percorso democratico. E noi vi diciamo: questa è una storia che ci riguarda tutti e il cui finale dipende da tutti noi”, strappando il lunghissimo applauso e la standing ovation di quanti erano presenti in piazza e delle autorità sul palco. Bolognesi si toglie gli occhiali, si passa una mano sulla faccia, si avvicina alla prima fila delle sedie sistemate sul Crescentone per il cinema e oggi occupate dai familiari delle vittime, come sempre riconoscibili dalla gerbera bianca appuntata sul petto.

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Alla fine, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la cancellazione del corteo fino in stazione, la cerimonia in piazza Maggiore non perde smalto. Anzi, i fischi della locomotiva che risuonano in piazza Maggiore, il cuore della città, aumentano l’emozione, così come la presenza del bus numero 37, quello dove venivano caricati i feriti per essere portati negli ospedali e poi i morti diretti all’obitorio. In tanti piangono durante il minuto di silenzio, le norme sul distanziamento non fermano gli abbracci.

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2 Agosto 2020
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