lunedì 20 Luglio 2026

Garante privacy, lotta a siti sessisti e app che ‘spogliano’. Nel 2025 più denunce per diffusione di video e foto intime

"Interdire collegamenti per stoppare condivisioni virali", Nel 2025 riscosse sanzioni per oltre 37 milioni di euro. Presentata la relazione annuale del Garante della Privacy

ROMA – “Si deve impedire che la rete divenga un luogo di violazione, anziché di promozione, della dignità. In questa chiave vanno lette le misure adottate dal Garante nei confronti di alcuni sistemi di nudificazione (oggetto, peraltro, di uno specifico divieto in discussione in sede europea), rispetto ai quali in particolare si rappresenta l’urgenza di attribuire, all’Autorità, il potere d’interdire il collegamento dall’Italia, per bloccare tempestivamente la catena, altrimenti, ‘virale’ delle condivisioni prima che si determinino danni irreparabili”. Lo dice il Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, nella sua relazione annuale 2025 in corso nella Sala della Regina della Camera. Il riferimento è anche a una ‘moda’ emergente tra i navigatori virtuali, ovvero l’uso di “app di nudificazione”, ovvero applicazioni che, sfruttando l’IA generativa, sono in grado di rimuovere digitalmente gli abiti da una fotografia e creare così delle immagini di nudo false ma partendo da foto di persone reali.

SITI SESSISTI E STUPRO VIRTUALE, INTERDIRE IL COLLEGAMENTO DALL’ITALIA

“Il fenomeno dei siti sessisti si articola, del resto, in forme varie: dall’esibizione del corpo come un trofeo alla sua nudificazione artefatta, con un effetto di reificazione (talora un vero e proprio stupro virtuale) che ha implicazioni profonde sull’autopercezione femminile (del sé e della propria libertà), ma anche sulla stessa rappresentazione maschile della donna e della sua immagine. In questa prospettiva- aggiunge- le misure inibitorie adottate dal Garante, nei confronti dei siti sessisti, rappresentano una tutela (allo stesso tempo remediale e preventiva) particolarmente utile per bloccare o, quantomeno, limitare la propagazione delle immagini lesive”.

NEL 2025 854 CASI DI DIFFUSIONE MATERIALE INTIMO SENZA CONSENSO, IN AUMENTO

Nel 2025 all’Autorità per la protezione dei dati sono pervenute 854 segnalazioni relative alla diffusione o alla minaccia di diffusione non consensuale di materiale intimo, in aumento rispetto al 2024. La tipologia più ricorrente è stata quella della cosiddetta sextortion: i segnalanti hanno riferito di aver ricevuto da soggetti non identificati o non identificabili, minacce di diffusione del proprio materiale intimo qualora non avessero corrisposto somme di denaro o inviato ulteriori contenuti a carattere sessualmente esplicito.
“Più contenuto”, spiega la relazione sulle attività svolte nel 2025 presentata oggi alla Camera, è stato, invece, il numero dei casi riconducibili al cosiddetto revenge porn in senso stretto, nei quali il timore della diffusione del materiale intimo è legato a finalità ritorsive o vendicative da parte di un ex partner, generalmente a seguito della fine della relazione sentimentale.

NEL 2025 RISCOSSE SANZIONI PER OLTRE 37 MILIONI

Nel 2025 le sanzioni riscosse dall’Autorità garante per la protezione dei dati ammontano ad oltre 37 milioni di euro, mentre i provvedimenti correttivi e sanzionatori sono stati 506.
Secondo la relazione sull’attività svolta nel 2025 presentata oggi alla Camera, nel 2025 sono stati adottati 807 provvedimenti collegiali. L’Autorità ha fornito riscontro a 4.288 reclami e 145.846 segnalazioni riguardanti, tra l’altro il marketing e le reti telematiche, i dati online delle pubbliche amministrazioni, la sanità, la giustizia, il cyberbullismo e il revenge porn, la sicurezza informatica, il settore bancario e finanziario, il lavoro.
I pareri resi dal Collegio su atti regolamentari e amministrativi sono stati 65 e hanno riguardato la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, la sanità, il fisco, la giustizia, l’istruzione, le funzioni di interesse pubblico. Le comunicazioni di notizie di reato all’autorità giudiziaria sono state 65, in notevole aumento rispetto alle 16 del 2024 e hanno riguardato violazioni in materia di controllo a distanza dei lavoratori, accesso abusivo a un sistema informatico, falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante. Delle 65 comunicazioni, 54 hanno riguardato la diffusione non consensuale di immagini o video sessualmente espliciti.

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