VIDEO | Mai più bambini in carcere: “Serve una riforma”

È la proposta dei deputati del PD con l'associazione 'A Roma Insieme-Leda Colombini'
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ROMA – Procedere con una riforma della legge 62 del 2011 per trovare una soluzione ai 56 bambini che ancora oggi in Italia vivono con le madri detenute in carcere, intervenendo su tre punti: costruendo case famiglia con il finanziamento dello Stato – e non ‘senza oneri per lo Stato’, come previsto dalla norma -; utilizzando gli Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri) solo nei casi di lunghe detenzioni; procedendo alla comunicazione immediata delle autorità giudiziarie competenti della presenza di un minore al momento dell’arresto. È la proposta emersa nel corso della conferenza stampa ‘Madri detenute e figli minori: normativa vigente e alternative al carcere‘ organizzata stamattina a Montecitorio dai deputati del Partito Democratico Paolo Siani, Ubaldo Pagano, Carmelo Miceli, Nicola Pellicani, Patrizia Prestipino, Rosa Maria Di Giorgi con l’associazione ‘A Roma Insieme-Leda Colombini’, alla presenza del Garante dei detenuti della Regione Puglia, Piero Rossi.

FOTO | Detenute, madri, poliziotte: ‘La bellezza dentro’ il carcere

La proposta è stata spiegata nel corso dell’incontro da Gustavo Imbellone e Giovanna Longo, di ‘A Roma Insieme-Leda Colombini’, associazione attiva dal ’94 il cui obiettivo principale è che nessun bambino varchi più la soglia di un carcere. “Non si tratta di aggiustamenti che stravolgono l’ordinamento, ma di misure emendative necessarie perchè quella legge realizzi finalmente gli obiettivi che non ha ancora realizzato e per superare alcune contraddizioni”. Ma anche per fare in modo che gli Icam, metà carcere metà casa-famiglia, non vengano considerati come la soluzione al problema.

“Avere bambini innocenti in carcere è una cosa insopportabile a dirsi, ma vedersi ancora di più- ha dichiarato alla Dire Paolo Siani, capogruppo Pd della Commissione parlamentare per l’Infanzia- La Commissione Infanzia è stata nell’Icam Di Lauro, in Campania, a vedere come vivono i bambini in queste strutture, che non sono dei vere e proprie carceri. E certo la vita in quell’istituto è meno pesante per il minore, ma non è una famiglia, non è una casa”.

Ad aprile 2019 sono 56 i bambini in carcere con le proprie mamme, “non un numero impossibile, nè una spesa insopportabile”, continua Siani, che sottolinea come la soluzione sia a portata di mano. “Si tratta di creare case famiglia idonee”, che ad oggi sono solo due, una a Roma l’altra a Milano, chiarisce Siani che rilancia: “Potrebbero essere utilizzati i beni confiscati alle mafie”.

Ipotesi raccolta da Pellicani, membro della Commissione sul fenomeno delle mafie, che in conferenza stampa si è impegnato a portare il tema sul tavolo dell’organo parlamentare, mentre Di Giorgi, membro della Commissione Infanzia, ha assicurato: “Come Commissione raccogliamo le vostre indicazioni e possiamo fare una mozione o una risoluzione per trattare il problema dei bambini in carcere, in cui rileviamo che esiste un’insufficienza e raccomandiamo il Governo di intervenire”. “Noi sappiamo che gli Icam contengono il danno- spiega Piero Rossi- e che il migliore degli Icam possibili sarebbe quella struttura con caratteristiche architettoniche e organizzative in cui prevalgano le esigenze del bambino”. Ma l’Icam “è una soluzione che fa a cazzotti con la prevalenza dell’interesse del minore”, continua il Garante ampliando il discorso ai “bambini in visita”, che devono avere possibilità di mantenere il rapporto con il genitore nelle migliori condizioni possibili.

“Il problema- spiega Anna Buonaiuto, dello staff del garante dei diritti dei detenuti della Campania e volontaria all’Icam di Lauro- è che l’Icam viene vissuto come un carcere dalle donne e i bambini vedono gli agenti di polizia come un nemico. Dalle 15 in poi tutte le attività si arrestano, non c’è un medico disponibile h24. Bisognerebbe implementare figure professionali come educatori, pediatri, medici e personale Osa e incrementare il personale penitenziario femminile. Una casa famiglia protetta garantirebbe un maggior aiuto”.

“Investiamo molto nella formazione dei volontari- interviene la volontaria Elisa Rigoni- perchè sono situazioni vissute non solo dai bambini che stanno dentro, ma anche dalla famiglia che sta fuori. Tutti i sabato dell’anno garantiamo ai bambini una giornata fuori e portiamo quotidianamente avanti laboratori di arteterapia, musicoterapia e pittura. Il nostro compito- conclude- è fare in modo che il tempo della detenzione passi nel modo più proficuo possibile”.

(L’immagine di copertina è stata scattata da Giampiero Corelli e fa parte del progetto “La bellezza dentro”. È stata scattata al carcere della Dozza di Bologna)

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2 Luglio 2019
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