“Vipere in città”, allarme a Bologna. Ma è falso

Le vipere si trovano solo in Appennino, ma in città si possono incontrare altre specie di serpenti non velenosi e innocui che si cibano di topi
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BOLOGNA – Anche se sono in tanti a gridare che ci sono le “vipere in città”, in realtà si tratta solo di un falso allarme. A tranquillizzare i cittadini di Bologna e provincia è la Polizia locale della Città metropolitana che in questi giorni ha ricevuto diverse segnalazioni di avvistamenti di vipere, sia in sia in città che in zone periferiche. “In ambito urbano non sono presenti questo genere di rettili non essendo il loro habitat, si tratta invece di altre specie di ofidi non velenosi e assolutamente innocui, anzi utili in quanto si cibano di topi”, precisa il comando di Polizia. Per questo, gli agenti hanno messo a disposizione online, sul sito della Città metropolitana di Bologna, una guida per imparare a distinguere un serpente velenoso da uno ‘innocuo’, pensata sia per chi frequenta gli Appennini, ma anche “per evitare inutili allarmismi in ambito urbano”.

Come scrive la Città metropolitana, le specie di serpenti presenti in Italia sono 23 e solo quattro sono pericolose per l’uomo perché possono procurare un morso velenoso. Nella guida sono descritte le specie che popolano il territorio bolognese, dalla forma alle dimensioni, dai colori alle abitudini alimentari. La vipera ‘comune’ è presente esclusivamente nell’area appenninica e frequenta soprattutto ambienti aridi e asciutti, anche se si può trovare anche in zone umide ad alta quota. Gli adulti possono raggiungere anche i 75 centimetri di lunghezza, il loro corpo è pesante, la coda è corta e la testa larga, di forma triangolare. In ogni caso, “si muove con movimenti lenti e manca di aggressività, morde solamente se infastidita o accidentalmente calpestata”, rassicura la Polizia locale.

La guida proposta dalla Città metropolitana di Bologna spiega anche come bisogna comportarsi in caso di morso di vipera, riconoscibile dal segno di due forellini, circondati da un alone rosso, da cui fuoriesce sangue misto a siero. Prima di tutto, bisogna mantenere la calma “per evitare un’accelerazione del flusso sanguigno che faciliterebbe la propagazione del veleno”, poi si deve fasciare la zona colpita, come si farebbe per una frattura, disinfettando prima il punto morsicato. Ovviamente, una volta fatte queste prime operazioni è necessario “andare al più presto da un medico o in ospedale”. Cosa, invece, non bisogna fare? La guida raccomanda di non: tagliare la ferita, applicare ghiaccio o succhiare la zona morsicata, somministrare un siero antiofidico, fare un laccio emostatico, agitarsi, fare sforzi fisici o bere alcolici.

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2 Luglio 2019
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