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Imprese, Borghi: “Tra due anni fine commissariamento per Confcommercio Roma”

Renato Borghi, vicepresidente della Confederazione nazionale, annuncia all'agenzia Dire conti di nuovo in ordine
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ROMA – Due anni fa, da Milano, è arrivato nella Capitale per sanare la Confcommercio Roma, colpita da un debito stellare verso erario e banche e piegata dagli scandali dei rimborsi per i corsi di formazione fantasma, su cui sono tuttora in corso le indagini della Procura. All’epoca, “tutti, anche chi era vicino a me, mi dicevano che non ce l’avrei fatta. Ma io sono testardo”. Tanto che oggi il commissario straordinario Renato Borghi, vicepresidente della Confederazione nazionale, annuncia all’agenzia Dire conti di nuovo in ordine e la fine del commissariamento prevista per il 2020.

“Certo, siamo ancora a metà percorso, ma ho potuto riportare alla prima Assemblea dei soci del mio mandato un bilancio in attivo”. E, da milanese doc, ammette anche che quelli sui romani sfaticati “sono solo pregiudizi. Questa è una città meravigliosa, vorrei spostare qui la mia residenza”.

– Commissario Borghi, qual è dunque la situazione di Confcommercio Roma?

“Alla prima Assemblea del commissariamento, a cui era presente l’88% dei soci, ho presentato un bilancio consuntivo 2017 con 650mila euro di avanzo di gestione e un 2018 con 790mila euro di preventivo. Quindi, in questi due anni, i conti ordinari sono tornati attivi”.

– Che situazione ha trovato quando è arrivato?

“La prima emergenza che abbiamo dovuto affrontare è stata quella economico-finanziaria, perché l’indebitamento era elevatissimo e, soprattutto, era nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, degli Istituti previdenziali e delle banche. Proprio quando sono diventato commissario, è partita la rottamazione delle cartelle e ho potuto cogliere questa coincidenza fortunata. Così, ho anticipato la restituzione che era prevista al 2022 e al momento rimane soltanto una rata con l’Agenzia delle entrate. Abbiamo ridotto l’indebitamento di circa 5 milioni in due anni. Adesso, naturalmente, ci sono ancora dei piani di rientro con alcuni fornitori e resta il debito nei confronti della Confcommercio nazionale, che in questi anni ha sostenuto Confcommercio Roma con finanziamenti ingenti. Dunque, è un mio preciso dovere, anche come vicepresidente confederale, prevedere un piano chiaro e puntuale di ammortamento nel corso del 2019 e forse metà del 2020”.

– Sarà allora che potrà dirsi concluso il commissariamento della Confcommercio Roma?

“Da qui a due anni, salvo eventi imprevedibili, la Confcommercio Roma uscirà dal commissariamento. Dovremo modificare lo Statuto e restituire a Confcommercio Roma la sua autonomia che le permetterà di tornare a essere quella che era vent’anni fa: l’associazione più importante e più influente di Roma. All’inizio, tante persone, anche vicine a me, mi dicevano ‘non ce la fai, non ce l’ha fatta nessuno’. Ma io sono testardo. Questa è la sfida che ho accettato e che chiuderò a metà del 2020”.

– A livello interno, la confederazione soffre ancora gli scandali, gli arresti e le indagini della Procura?

“Alcune associazioni sono ancora commissariate. Ho dovuto farlo perché nelle carte dei pm era chiaramente scritto che da 15 anni giravano sempre le stesse persone. Questo non succederà più. In generale, sul piano organizzativo abbiamo trovato una situazione particolarmente difficile, c’era un grande disordine. Ho voluto applicare la legge 231, con un organismo di vigilanza esterno, tanto a Promoter, la società coinvolta nell’inchiesta, quanto a Confcommercio Roma, anche se non è obbligatorio per le associazioni non riconosciute. Dunque, oggi quella che guido è un’associazione trasparente. Tra l’altro, anche Promoter è stata pienamente rilanciata, tanto che nel 2017 ha prodotto 110mila euro di utile e 250mila in preventivo nel 2018, con un’attività di formazione sempre crescente. Abbiamo anche sistemato Cat, l’altra società che eroga servizi per le imprese, per la quale è stato nominato un nuovo direttore generale”.

– Tutto questo come si è tradotto dal punto di vista dei soci? Ne sono arrivati di nuovi?

“Sì, ci sono alcune novità importanti. La prima è che abbiamo ricostituito la federazione degli ambulanti partendo dall’Ags, l’Associazione dei mercati, e assumendo anche un nuovo funzionario giovane che ha competenze, Valerio Mangione, che lavorerà con Walter Papetti. Con Confcommercio nazionale abbiamo poi l’obiettivo di far entrare in confederazione anche le associazioni dei professionisti. Siamo anche rientrati nel Car, abbiamo ricostituito il terziario donna e, sulla base dell’intesa tra Confcommercio e Agis, siamo pronti a partire con il settore Cultura. L’idea è di associare i librai e anche le rappresentanze di distributori di strumenti musicali. Abbiamo ricostituito l’associazione di Ostia e sostenuto il neonato Convention bureau, sperando che presto anche le istituzioni pubbliche diano il loro contributo economico. Finalmente, e questa per me questa è una grande soddisfazione, abbiamo registrato una richiesta di adesione alla Confcommercio da parte di Via Condotti e Via del Babuino”.

– Il suo mandato da commissario è partito due anni fa, quasi in contemporanea con l’arrivo a Roma della Giunta Raggi. Che rapporto ha Confcommercio con l’amministrazione?

“Con la sindaca c’è rispetto e anche capacità di ascolto. Per quanto riguarda le questioni che abbiamo sollevato, decoro e lotta all’abusivismo, c’è stata una partenza un po’ a rilento, poi però sono arrivate le prime risposte. Ma è una battaglia enorme contro un sistema di abbandono da parte delle istituzioni del territorio che dura da vent’anni. Certo, l’aspettativa dei cittadini rispetto al cambiamento era forte, ed è chiaro che questo genera impazienza. Ma il sindaco non è un commissario, ha una Giunta e un’opposizione con cui si deve confrontare. Qualcuno dice che sono troppo assolutorio nei confronti di Raggi, ma io rispondo che non ho pregiudizi. Quello che posso dire è che il problema si risolve se si chiude definitivamente il percorso di Roma Capitale, dando alla città i poteri speciali”.

– Lei viene da Milano, la Capitale economica e finanziaria del Paese da molti considerata vincente nel derby con Roma. Qual è la sua posizione? Anche lei tifa nord?

“Io sono innamorato di questa città, tanto che ho deciso di chiedere la residenza. Ma serve un po’ di orgoglio, perché talvolta sembra che i romani si compiacciano delle cose che non vanno. Di certo, quello che dopo 2 anni posso dire da milanese è che i luoghi comuni che abbiamo verso i romani sono davvero tali. Qui non c’è nessuno che lavora meno che a Milano”.

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