ROMA – C’è una guerra che si combatte lontano dallo stretto di Hormuz, nei corridoi ovattati di Washington dove le agenzie d’intelligence si guardano in cagnesco. E mentre gli Stati Uniti sono militarmente impegnati contro l’Iran, la CIA ha smesso di contribuire ad alcune valutazioni prodotte dall’ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale. Tra loro, quelle sull’Iran. Lo svela un’inchiesta della Reuters.
La frattura non è improvvisa. Affonda le radici nell’aprile 2025, quando Tulsi Gabbard – allora direttrice dell’ODNI – istituì il Director’s Initiatives Group, una task force incaricata di “sradicare” la presunta politicizzazione della comunità dell’intelligence. Per la CIA guidata da John Ratcliffe, il gruppo ha operato aggirando i protocolli consolidati di condivisione e declassificazione. Per l’ODNI, è stata invece la CIA a bloccare sistematicamente l’accesso alle informazioni. Due versioni inconciliabili. Una sola conseguenza: il corto circuito.
Le tensioni si sono sedimentate strato per strato. Gabbard ha stretto il controllo sul Presidential Daily Brief, sottraendo alla CIA un ruolo che l’agenzia deteneva da decenni. Ha rimosso due alti funzionari che guidavano il National Intelligence Council, accusandoli di aver creato un ambiente tossico e di aver strumentalizzato l’intelligence, senza fornire prove. In agosto ha revocato le autorizzazioni di sicurezza a 37 funzionari, rivelando per errore l’identità di un agente sotto copertura all’estero. Anche in quel caso, le accuse sono rimaste prive di riscontro documentale.
Il punto di rottura più visibile è arrivato il mese scorso: un funzionario della CIA distaccato presso il gruppo ha testimoniato davanti al Senato che l’agenzia aveva bloccato l’accesso alle informazioni sulle origini del COVID-19. Ne è scaturita un’indagine dell’ispettore generale della comunità dell’intelligence. La portata dell’inchiesta resta ignota.
Gabbard nel frattempo si è dimessa, ufficialmente per motivi familiari, lasciando un’eredità di macerie istituzionali. Al suo posto Trump ha scelto Bill Pulte, costruttore di professione e leale di vocazione, nominato direttore ad interim dell’intelligence nazionale. La Casa Bianca assicura che tutto funziona, che le agenzie collaborano quotidianamente, che il presidente riceve “le migliori informazioni disponibili”.





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