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Report della Commissione Consiliare Affari Interni dell’1 giugno

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La Commissione consiliare I si è riunita oggi per ascoltare i riferimenti del Segretario di Stato per la Giustizia, Massimo Andrea Ugolini, e del Dirigente del Tribunale, Giovanni Canzio, sulle linee d’intervento riguardo alle riforme dell’Ordinamento Giudiziario e del Codice di Procedura Penale. Ai riferimenti è seguito il dibattito dei commissari. Concluso il comma si è proceduto brevemente alle comunicazioni.

Di seguito un estratto degli interventi odierni.

Comma 2. Riferimento del Segretario di Stato per la Giustizia e del Dirigente del Tribunale sulle linee d’intervento riguardo alle riforme dell’Ordinamento Giudiziario e del Codice di Procedura Penale e successivo dibattito
Massimo Andrea Ugolini Segretario di Stato per la Giustizia

Prima di dare avvio al confronto con il Presidente Canzio, mi preme ringraziare a titolo personale i componenti del Gruppo di lavoro per la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Gruppo di lavoro per l’elaborazione di interventi legislativi urgenti di riforma del processo penale, il cui lavoro intenso ha consentito di elaborare in tempi particolarmente celeri le due proposte normative, le cui linee generali discuteremo oggi.

Colgo il momento per esprimere i miei ringraziamenti per il prezioso lavoro svolto anche dalla Segreteria tecnico-organizzativa a supporto delle attività dei Gruppi di lavoro.

Infine, ringrazio la Commissione Interni per la disponibilità a discutere oggi dei due interventi di riforma.

Dopo un primo dialogo con la Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia sulle linee essenziali della proposta in materia di ordinamento giudiziario, il colloquio di oggi vuole favorire uno scambio di opinioni sulle due proposte che i Gruppi di lavoro hanno elaborato. Il confronto, così come quello della settimana scorsa, potrà senz’altro sollecitare delle nuove riflessioni all’interno dei due Gruppi di lavoro.

Prima di lasciare la parola al Dirigente per il suo riferimento, mi sia consentita una breve premessa. La costituzione dei due Gruppi di lavoro da parte del Congresso di Stato è stata compiuta a seguito dell’ordine del giorno votato dal Consiglio Grande e Generale nella seduta del 23 giugno 2020, che dava mandato al Segretario di Stato per la Giustizia di avviare una riforma dell’ordinamento giudiziario. Terminate le attività dei Gruppi, le proposte verranno trasmesse al Congresso di Stato. Seguirà poi l’iter consiliare di ciascun progetto. I lavori dei due Gruppi di lavoro hanno avuto un corso parallelo, perché le scelte compiute a livello di rito penale si riflettono, inevitabilmente, sulla fisionomia dell’ordinamento giudiziario e viceversa.

Al tempo stesso, voglio sottolineare che le modalità di intervento dei due Gruppi nell’elaborazione delle proprie proposte sono differenti. L’approccio del Gruppo di lavoro per il rito penale, come indicato in delibera congressuale, è stato quello di compiere degli interventi puntuali sull’attuale rito penale. Il nostro processo penale presenta attualmente delle criticità che necessitano di interventi ormai improcrastinabili e al tempo stesso delle lacune che richiamano un intervento normativo audace. Nonostante si sia agito puntualmente, è importante comunque sottolineare che il Gruppo di lavoro non ha mancato di lavorare con sistematicità.

Tentativi di riforma più complessi e ambiziosi potranno essere compiuti in futuro. Necessiteranno, però, di un tempo più ampio di lavoro.

Invece, il Gruppo di lavoro per la riforma di ordinamento giudiziario ha avuto il mandato di elaborare una riforma organica, capace di recepire le Raccomandazioni del GRECO espresse nel corso del IV Ciclo di valutazione. Tuttavia, il rigoroso rispetto dei parametri internazionali deve essere adeguatamente contemperato con le peculiarità di un piccolo Stato come il nostro.

Mi auguro che il confronto di oggi sia un momento fruttuoso per prendere nota della opinioni di tutti, del grado di condivisione delle linee delle proposte e delle eventuali criticità.

Il momento richiede un forte senso di responsabilità da parte della politica. Le riforme sono richieste dagli operatori qualificati, come gli avvocati, dagli organismi internazionali, dagli operatori economici e dai cittadini. Senza oltre dilungarmi, lascio la parola al Presidente per l’esposizione delle linee d’intervento delle due proposte normative, riservandomi l’eventualità di intervenire a seguito.

Giovanni Canzio, Dirigente del Tribunale sulle linee di indirizzo di riforma dell’Ordinamento giudiziario

Il gruppo di lavoro è giunto al risultato di redigere una bozza di testo. Voglio sottolineare che tutto è avvenuto all’unanimità. La mia gratitudine va a tutti i componenti del gruppo.

Nel merito: ci siamo impegnati a elaborare in termini abbastanza brevi, l’arco temporale indicato dal Greco dà termine alla Repubblica di San Marino di elaborare nuove regole entro il 31 marzo 2022, regole che saranno poi valutate dal Greco. Nello stesso tempo avevamo una richiesta di interventi di qualità, anche per un piccolo Stato, ma di grande rilievo. Il Greco prescrive che sia rispettata la metà tra giudici eletti e componenti non togati nel Consiglio giudiziario, escludendo l’appartenenza di ufficio di membri del potere esecutivo e legislativo, abrogando quindi la tradizione di questo paese che vede la Commissione Affari di giustizia dentro il Consiglio giudiziario. Il Consiglio grande e generale dovrà selezionare componenti non togati tra persone selezionate per qualità professionali e imparzialità. Chiedeva di intervenire sulla modalità di selezione di giudici e sugli aspetti disciplinari che vanno rafforzati anche attraverso una definizione più precisa di sanzioni. Altra peculiarità è quella del dirigente esterno del Tribunale.

La nostra proposta è quella di fare una legge costituzionale, non può essere una legge ordinaria qualificata a ordinare un settore così importante.

Si parte da principi generali, per passare alle indicazioni di tutti gli organi dell’ordinamento. (…)

Il Consiglio giudiziario: è l’organo in tutti i paesi europei che garantisce l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Nella Repubbica di San Marino non può essere presieduto se non dai Capitani Reggenti. Il magistrato dirigente svolge funzioni di vicepresidente, sulla base del regolamento, organizza il funzionamento del Consiglio giudiziario, non esercita diritto di voto, non si computa al fine del computo del quorum. I componenti del Consiglio giudiziario: tenuto conto della misura di grandezza della Repubblica, abbiamo ritenuto fosse già abbastanza alto il numero di 4+4- 4 eletti dal Consiglio grande e generale e 4 eletti dai magistrati- per evitare anche eventuali incompatibilità di giudici. In caso di parità di voto la proposta non passa. Occorre si crei la maggioranza per far passare proposte. I 4 eletti dal Consiglio grande e generale: tra cittadini sammarinesi, che non siano magistrati, che siano professori in materie giuridiche o laureati in queste materie oppure dotate di esperienza, per esempio per pregressa partecipazioni a lavori delConsiglio giudiziario o a chi ha ricorperto incarico di Capitano Reggente o in Congresso di Stato. I consiglieri sono selezionati sulla base dell’esperienza e non dell’appartenenza al potere esecutivo o legislativo. I 4 magistrati, 3 tra commissari della legge e 1 giudice di appello. La durata del Consiglio giudiziario è un quadriennio. Si riunisce a cadenza trimestrale, ma può essere convocato su richiesta di un terzo dei componenti.

Il Dirigente del tribunale: ha una sua disciplina precisa, come richiede il Greco. Sono definiti i termini e le condizioni per essere nominato all’esterno, occorrono circostanze straordinarie e non contingenti, per un periodo non superiore a tre anni. In questo caso ci si rivolge a personalità esterne a magistratura sammarinese, altrimenti il magistrato dirigente è interno. Tra i compiti: organizzazione, coordinamento, segnalazione illeciti, partecipazioni a sedute delle commissioni in cui deve riferire e decide sulle astensioni dei giudici. E’ sottoposto a sanzioni disciplinari, partecipa senza diritto di voto e non vale per quorum al Consiglio giudiziario.

Giudizio disciplinare: si prevede chi lo avvia, chi svolge istruttoria, chi decide il disciplinere e chi valuta la legittimità della decisione, secondo le regole europee. Si prevede ci sia n organo soggetto che chieda o promuove l’azione disciplinar,e un organo che istruisca la procedura e verifichi gli estremi del giudizio, un altro organo che giudica e altro organo per l’impugnazione. Queste le linee guida.

Pasquale Valentini, Pdcs, presidente

Siamo davanti a un progetto di riforma importante dell’ordinamento, la prima proposta è che la legge sia elevata al rango Costituzionale. È un intervento che va a modificare il quadro costituzionale, per questo credo sia molto importante avere piena consapevolezza dei passaggi.
Una immagine significativa, parlando dell’autonomia della magistratura, è quella di un’autonomia dialogante dei poteri dello Stato. Nella dimensione del nostro Stato, questa separazione dei poteri ha una caratteristica particolare, tant’è che tutti e tre i poteri dello Stato sono presieduti dalla Reggenza.

Si è voluto concentrare nella Reggenza la funzione di garante sopra tutti e tre i poteri. Nella proposta presentata viene mantenuta alla Reggenza questa funzione.

La Reggenza, nella complessità che stanno assumendo i tre poteri, va supportata, altrimenti rischiamo di pretendere da lei un ruolo di garante del dialogo tra i poteri e vederla in questo tirata dalla giacchetta per portarla dall’una o dall’altra parte. Dobbiamo invece mantere un equilibrio che va pensato.

Qundi sulla funzione della Commissione di giustizia: secondo l’ipotesi non fa più parte dell’ordinamento giudiziario. E’ una cosa che va chiarita bene. Il Consiglio giudiziario diventa un organo sotto autonomo di gestione della magistratura, non esiste più in forma plenaria e ordinaria. Allora vanno chiariti i compiti. Il problema principale è che in passato il Consiglio giudiziario forse è uscito dai suoi compiti. Bisogna chiarire allora quale è la possibilità di intervento della politica. La Commissione affari di giustizia non è più solo una commissione parlamentare, ma speciale, e va chiarita quale sia la sua specialità.

Giuseppe Maria Morganti, Libera

E’ una riforma che modifica l’attuale assetto. Chiedo al presidente se è possibile avere il testo. La questione che balza più agli occhi è che il Consiglio giudiziario diventa sia un organo di organizzazione come in passato, che di giudizio, perché stabilisce lui le sanzioni per i magistrati. E’ un passaggio da valutare con grande attenzione. Questo grande potere che l’organo assume, assorbendo le questioni anche della commissione Affari di giustizia, potrebbero interrogarci attentamente sulla composizione dell’organo che, mi auguro, per parte della nomina del Consiglio, benissimo che ci siano persone di chiare competenze, ma la definizione delle modalità di nomina deve essere precisa. Serve una maggioranza ultra qualificata. Con i due terzi di oggi le nomine sarebbero espressione tutte della maggioranza e sarebbe brutto. E neanche il Greco lo vedrebbe di buon occhio. La seconda questione è legata alla nomina dei 4 che devono rappresentare la parte togata, non mi pare sia stato detto come avviene. Che organo esprime queste figure? La nomina avverrà per maggioranza qualificata?

Massimo Andrea Ugolini, Sds Giustizia

Il gruppo di lavoro ha piacere che si raccolgano sulle linee generali le osservazioni della commissione I, in modo da ultimare il lavoro del testo legislativo e di trasmetterlo al Congresso. E a sua volta il Congresso potrà inoltrarlo all’ufficio di Presidenza.

Giovanni Canzio, Dirigente del Tribunale

L’indipendenza e l’autonomia della magistratura vanno coniugate con i doveri e le responsabilità dei magistrati. Nel testo troverete un punto di equilibiro più alto nella necessità di assicurare autonomia, ma anche le responsabiltà dei magistrati, che devono camminare insieme. L’unità viene assicurata dalla presenza dei Capitani Reggenti, come in Italia dal presidente della Repubblica.

Sulla Commissione giustizia: in nessun Paese europeo un organo politico può entrare nell’ordinamento giudiziario, il Greco lo ha detto, era ora di staccare il cordone ombelicale.

Sulle nomine, per la maggioranza dei due terzi noi abbiamo utilizzato il parametro europeo. Togliere l’istruttoria e togliere la deliberazione a chi lo fa per mestiere tutti i giorni è un errore, non avreste garanzie. Noi all’unanimità abbiamo individuato nel Consiglio giudiziario l’organo della disciplina. Se ci sono altre proposte, fatele. Voi oggi avete il Collegio garante della costituzionalità, io ritengo debba avere un ultimo grado di giudizio. Mi sembra velleitario pensare a maggiori garanzie per l’organo che deve intervenire su altri temi più importanti.

Mirko Dolcini, Dml
Questa è una riforma complessa, non è facile oggi per i commissari fare osservazioni tecniche sulla base di una relazione orale, ci sarà la possibilità di fare osservazioni ulteriori. Condivido con Valentini, riferendosi al ruolo della Reggenza: è un approfondimento sulle capacità tecniche della Reggenza. Non sempre, con tutto rispetto, chi ricopre questo ruolo ha le capacità tecniche per far fronte alle sempre più complesse situazioni che scaturiscono da questi organi, è necessario un supporto, anche se esiste già nella Segreteria istituzionale. Mi auguro di poter ragionale quanto prima sul testo scritto.

Guerrino Zanotti, Libera

Anche io brevemente per rimarcare il fatto che apprezziamo questo metodo che si è utilizzato di coinvolgere anche la Commissione I. Attendiamo il testo e restiamo un po’ in superficie.

Magari sulla maggioranza dei due terzi credo si potrebbero trovare formule ulteriormente garantiste, al di là dei due terzi, si potrebbe prevedere la condivisione su una rosa di nomi.

Viene a mancare con il nuovo ordinamento il consiglio giudiziario ordinario. Al governo della giutizia ci sarà solo il consiglio giudiziario: ci sembra che possa venire a mancare il luogo dove maturano le decisioni per la nomina del consiglio giudiziairo. Ci chiediamo se ci possa essere un luogo idoneo in cui possano maturare le scelte. Per la nomina dei membri togati si è parlato di elezione: ma non ho capito chi è investito di elettorato attivo e passivo.

Alessandro Cardelli, Pdcs

Il Consiglio giudiziario plenario diventa l’organo di prima istanza delle questioni disciplinari e su questo c’è preoccupazione da parte dei commissari delle opposizioni. Vorrei far notare che abbiamo un impianto legislativo che in materia di pubblici dipendenti prevede sanzioni graduali da parte di un organo presieduto da un commisario legge ma composto da altri membri non togati. Qui la composizione è simile. Dopo l’appello il consiglio garante collegialmente decide. All’interno del gruppo d lavoro avete pensato al procedimento sanzionario dei pubblici dipendenti? Condividerei una scelta di questo tipo, mi sembra maggiormente garantista per il soggetto sottoposto a procedimento disciplinare.

Secondo me l’opposizioe fa una riflessione sotto alcuni aspetti ccndivisibile, nata dal contesto attuale dove c’è una maggioranza con i 2/3. Si potrebbe dare una dicitura, indicando espressamente che la rappresentanza deve essere proporzionale tra maggioranza e opposizione. Mettendo una specifica si possono mantenere i 2/3 per votare, rapportandoli in modo proporzionale a maggioranza e opposizione.

La nomina dei componenti non togati mi pare non legata alla legislatura ma definitiva per 4 anni: è un problema che ci ritroviamo su tanti organismi istituzionali. In caso di dimissione prematura, diventa problematico trovare chi deve sostituire e come, non so se avete ragionato a legare la nomina al periodo di legislatura.

Gian Nicola Berti, Npr

Sono state fatte riforme che non puntavano alle competenze ma alla spartizione di nomine, un po’ alla ‘manuale cencelli’. La politica può pensare di amministrare la giustizia solo se punta alla competenza e professionalità.

Un’anomalia che spesso vediamo sulla nomina del magistrato dirigente: spesso confondiamo togati con professori universitari che lontano da qui fanno la mia profesisone ed esercitano come avvocati. Un salto di qualità dovrebbe farsi su questo. Magistrati si nasce ed è una scelta di vita.
Gli interventi che ci sono stati illustrati oggi vanno nella direzione di alzare l’asticella di qualità per la nostra giustizia. Dobbiamo fare scelte non su persone con tessere politiche, ma per le loro qualità e per la loro correttezza. Non è quindi un problema di maggioranze bulgare o qualificate.

Alberto Giordano Spagni Reffi, Rete

La Riforma si inserisce in un progetto complessivo ambizioso del paese. La strada che si è intrapresa è molto seria e corretta. Sul Consiglio giudiziario: c’è una indicazione corretta e non vedo alternative, siamo costretti a fronteggiare i numeri e gli istituti che abbiamo a San Marino e non sono tanti. La ripartizione 4 vs 4, mi sembra equa e ben vengano meccanismi che già esistono. La maggioranza qualificata è una forma di garanzia, non sento particolari esigenze. Unica domanda: saranno previste procedure ulteriori valutative nel tempo per i magistrati? Non ho capito bene.

Marica Montemaggi, Libera

Come legislatori dovremo legiferare su un altro organo dello Stato ed è cosa complessa. La questione dei numeri non è banalizzabile, è apprezzabile la proposta del commissario Cardelli.

Proprio perché si vuole tagliare il cordone dalla politica, per noi è importante che nel consiglio giudiziario sia mantenuto comunque il dialogo sia con la politica, sia con la cittadinanza e si possa avere una pubblicità di quanto accade, disciplinando fattispecie più sensibili e delicate.

Repliche

Giovanni Canzio, Dirigente tribunale

Sono disponibile a tornare quando avrete potuto leggere ed esaminare il testo.

Sui 4 anni o meno: la legge costituzionale non può fondarsi su un assetto parlamentare di un determinato tempo storico. Non dipende dal gruppo di lavoro la scelte dei 2/3, è un paramentro europeo. L’ordinamento è indifferente a situazioni contingenti e politiche, la legge istituzionale deve guardare ai prossimi 50 anni in cui tutto può cambiare. A Cardelli sul raccordo con la legislatura: è tutto il contrario, il consiglio giudiziario ha bisogno di essere del tutto svincolato da cadenze di altri organismi. Il Consiglio grande e generale si può sciogliere in qualsiasi momento, la cadenza quadriennale deve essere distaccata da dinamiche diverse, non deve essere né parallela, né dipendente, ma di per sé, e caratterizzata dall’autonomia da altri poteri dello Stato.

Su altre domande: Il Consiglio giudiziario ordinario si è rivelato un orpello inutile, in tutti gli altri tribunali c’è l’assemblea dei magistrati. Tenere in piedi un secondo organismo è un orpello di cui non c’è bisogno e non ha poi poteri reali, nelle assemblee i magistrati faranno loro interventi e valutazioni.

I magistrati elettivi: in base al Greco, abbiamo previsto elettorato passivo e attivo ai magistrati di primo e secondo grado, il Consiglio d’Europa e il Greco pretendono elezioni fra pari.

Sul Pdl di riforma del Processo penale: noi proponiamo al processo penale modifiche che sono molto incisive e preludono a una riforma più integrale di un codice che appartiene al passato, ma oggi questi interventi erano impellenti.

Si è interventuto sulle misure cautelari, anche patrimoniali e sul tema della libertà personale. Le misure cautelari sono state rivisitate inyegralmente con forme di garanzia più efficienti e funzionali, ottenendo piena intesa con larga parte dell’avvocatura. Abbiamo previsto un controllo in più sulla misura cautelare prima ancora dell’appello, all’interno del riesame che è affidato a un giudice diverso dall’inquirente. Alcune modifiche toccano anche la disciplina dell’appello per renderla più fluida e più chiara, altre ancora intervengono sul giusto processo.

Massimo Andrea Ugolini, Sds Giustizia

Sulla riforma dell’ordinamento: il lavoro svolto è stato nel solco di un aggiornamento all’attuale ordina,ento esistente, rispetto a un nuovo testo di rango superiore che potesse recepire le indiazioni del Greco e al tempo stesso rispettare le peculiarità del nostro ordinamento.

Il Consiglio giudiziario è concepito come unico con parte laica e togata, l’impianto generale non viene stravolto, viene stravolto nel momento in cui non ci sarà più un’automatismo di appartenenza politica ma andranno indicate, da parte del Consiglio Grande e generale, persone che comporanno la parte laica del Consiglio giudiziario, con caratteristiche precise e dovranno rappresentare l’organo legislativo all’interno del Consiglio giudiziario. Il parlamento esprime nominativi di garanzia per un organo: quella dei due terzi la reputo una maggioranza qualificata. E’ una maggioranza che deve dialogare. I nominativi non devono seguire l’andamento della nomina politica della legislatura, devono garantire qualità, indipendenza e autonomia del Consiglio giudiziario che ha funzioni e doveri rafforzati rispetto prima. Sono maggiori le responsabilità e per questo la competenza deve essere ampia. La Commissione Affari di giustizia d’ufficio non farà più parte del Consiglio giudiziario, ma continuerà a occuparsi di giustizia, è ancora il punto di contatto ideale tra politica e la parte togata tramite il dirigente del tribunale del momento.

Sul codice di procedura penale: sono stati inseriti tanti temi sulla garanzia degli assistiti, sono dati termini molto specifici, è stato introdotto il patteggimento, ampliata la terza istanza…anche l’avvocatura ha particpato a questo lavoro ed è un ulteriore elemento di garanzia.

Giuseppe Maria Morganti, Libera
Non ci è piaciuto per niente passare da quelli che vogliono applicare il manuale Cencelli, ma niente da ridire su lavoro di Canzi, un grande lavoro, ha presentato due riforme sostanziali. Chiariamo in particolare sulla riforma dell’ordinamento: ci auguriamo possa vedere impegnata la commissione in un dibattito aperto per poter dare un nostro contributo oggettivo alla proposta. Sulla procedura penale, sono contento per la direzione illustrata, ci sono passaggi di garanzia che oggi non sono previsti e sono fondamentali per chi finisce nelle mani degli inquirenti. Le garanzie proposte sono significative. Daremo tutta la nostra collaborazione per procedere in maniera spedita per le due riforme, ma se ci tenete alla nostra collaborazione, non relegateci al ruolo di coloro che difendono il Cencelli, anzi. Non ce ne frega niente. La scelta delle nostre nomine è sempre stata fatta sulla base di qualità e professionalità.

Pasquale Valentini, Pdcs, presidente

Non siamo davanti a interventi che si risolvono nel rispetto dei numeri, siamo davanti a interventi che necessitano di condivisione che non può essere fatta nella logica dello scontro politico. Sono le regole del gioco, non dobbiamo guardare all’oggi, ma a qualcosa che abbia un valore più generale. Non mi basta ci siano i numeri che la maggioranza possa votare, mi interessa che tutte le forze politiche siano messe nelle condizioni di potere compiere quel percorso. I problemi sono nati quando abbiamo fatto fare agli organismi qualcosa che non era nelle norme e non era propriamente nelle loro funzioni e le responsabilità in questo sono della politica.

Massimo Andrea Ugolini, Sds Giustizia

Ringrazio tutti gli intervenuti oggi, volontà era di iniziare a ragionare sulla bozza del gruppo di lavoro, intenzione era trovare una modalità di lavoro. Si è voluto fare un passaggio interlocutorio all’interno della Commissione perché il gruppo di lavoro vuole recepire indicazioni per poter andare a modificare certi aspetti. Mi auguro il gruppo possa completare il testo e possa trasmetterlo al congresso di Stato. E se non ci sono contrarietà, il congresso lo invierà all’ufficio di presidenza che deciderà di andare avanti con i progetti di legge che sono importanti per le istituzioni della nostra repbblica. Entro marzo 2022 il Greco si aspetta tutta una serie di risposte, è scadenza di cui tenere presente.

Comma n. 1. Comunicazioni

Marica Montemaggi, Libera

Ieri sono state depositate 3028 firme a conferma del quesito referendario sull’interruzione di gravidanza. E’ un risultato che ci deve fare riflettere come politica. Sono il triplo delle firme richieste per la comunicazione del giorno del referendum. Come politica non siamo riusciti a portare a termine più progetti di legge che sono nei cassetti. La responsabilità è di tutti e per fortuna arriveremo a un referendum su cui la cittadinanza potrà esprimersi. Erano coinvolte sul tema sia la Commissione I e la Commissione IV. Dove non arriva la politica, arriva la società civile. Un plauso all’impegno messo in campo per la raccolta delle firme.

Massimo Andrea Ugolini, Sds Giudizia

Un breve riferimento anche in Commissione sull’accordo su sequestri e confische sottoscritto con la Repubblica italiana durante la visita a Roma della scorsa settimana. Era una bozza di testo su cui si era lavorato anche in passato, ma non si era riusciti ad arrivare al completamento dell’iter, si è quindi sottoscritto questo accordo. Sono state affrontate tematiche in ordine di una riforma dell’ordinamento giudiziario, su percorsi formativi dei magistrati e sulla possibilità da parte della Repubblica di San Marino di andare a reclutare magistrati di carriera fuori territorio, oggi questo passaggio diventa difficile. Si è parlato in ordine del codice di procedura penale, in particolare sul ricorso di pene alternative al carcere. Abbiamo una struttura che può tenere al massimo 11 persone e in un periodo di contingenza ci possono essere criticità. Per gli organismi internazionali inoltre dovrebbe avere una parte minorile, femminile e non è semplice. Se si possono usare strumenti innovativi, come i braccialetti elettronici, per tipologie di reati non violenti, è da valutare. E’ stata manifestata grande disponiblità da parte del ministro Marta Cartabia, poteremo avanti un dialogo proficuo.

Giuseppe Maria Morganti, Libera

Relativamente al discorso sulla detenzione, esprimo la mia posizione personale, dal mio punto di vista si possono applicare sempre più pene alternative al carcere, è un atto di civiltà per un Paese e sarebbe bellissimo che San Marino possa essere primo paese al mondo a non aver bisogno di un carcere.

Pasquale Valentini, Pdcs, presidente

Non è vero, commissario Montemaggi, che la politica non si sia espressa, lo ha fatto anche in maniera contradditoria. Il Consiglio ha respinto l’istanza sulla depenalizzazione dell’aborto. Forse non si è espressa magari come da aspettative per certe parti politiche o per la cittadinanza. La celebrazione del referendum comporterà poi il fatto che la palla tornerà alla politica. Sono dinamiche del sistema democratico in cui siamo. Il percorso può essere non lineare come in altre situazioni. Inoltre, non c’è solo un angolatura- quella delle donne- quando si affronta questo tema. La commissione attendeva una relazione del comitato di Bioetica che non è ancora pervenuta sul tema specifico. C’è poi un problema procedurale, quello della commissione congiunta: il regolamento consiliare non parla mai di commissioni congiunte per approvare una legge.

Repubblica di San Marino, 1 Giugno 2021

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