A Bologna la protesta dei riders: “Siamo essenziali? Tutelateci”

I ciclofattorini non si sono mia fermati, ma lamentano la mancata garanzia dei dispositivi di protezione e il non rispetto di molti diritti
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BOLOGNA – Come può un lavoratore “essenziale” essere pagato quattro euro a consegna? Come si può accettare che chi lavora a contatto diretto con i clienti non abbia garantiti i dispositivi di protezione? Come si può considerare sicuro un luogo di lavoro dove basta una mail per essere licenziati in tronco? Sono queste le motivazioni della mobilitazione di ieri di Riders Union Bologna che hanno scelto la Festa dei lavoratori come momento simbolico per chiedere più tutele nello svolgimento del loro lavoro quotidiano di consegna del cibo a domicilio.

Nonostante la pandemia, i ciclofattorini “sono stati tra coloro che non si sono mai fermati, considerati lavoratori indispensabili, trovandosi non solo nella condizione di dover continuare a fare consegne per mancanza di alternative, ma anche di farlo senza uno straccio di diritti, esposti a continui ricatti di licenziamento e privi di una fornitura adeguata dei dispositivi di protezione individuale da parte delle piattaforme”, spiegano durante il sit-in di protesta in piazza Maggiore di ieri.

“Non siamo eroi, siamo lavoratori e pretendiamo di essere trattati come tali”, ribadiscono i fattorini del cibo a domicilio, che per questo chiedono alla Regione Emilia-Romagna che vengano loro garantiti i dispositivi di protezione individuale (Dpi) e il rispetto delle distanze di sicurezza durante il ritiro degli ordini. Non solo, i riders di Bologna vogliono anche che si fermino i licenziamenti nel settore, garantendo anche alla loro categoria lo ‘stop ai licenziamenti’, “anche nella forma della sospensione delle collaborazioni”.

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