I podcast sullo Spazio del giornalista napoletano

Prima puntata su Sigmund Jähn, una sorta di minidocumentario radiofonico
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ROMA – “Cerco di raccontare delle storie sia per avvicinare i neofiti sia per spiegare a chi le cose, bene o male, già sa quello che sta accadendo. Succede spesso che i podcast e in particolare quelli scientifici siano fatti da tecnici che sono molto bravi e molto preparati, ma, a mio avviso, allontanano l’ascoltatore. Il mio obiettivo, invece, è quello di farli avvicinare perché lo spazio è qualcosa che non solo ci circonda ma anche che influenza le nostre vite attraverso le ricerche che si fanno. E poi c’è anche l’elemento della fascinazione“. Il giornalista napoletano Francesco Cirillo racconta alla Dire come nasce l’idea dei suoi space podcast (in italiano e in inglese) e il lavoro che c’è dietro alla realizzazione sia delle puntate con ospiti che degli speciali.

Per preparare una puntata come quella d’esordio su Sigmund Jähn, una sorta di minidocumentario radiofonico, “ci vogliono circa due settimane, facendolo nel tempo libero, perché c’è la parte di ricerca della storia. Con Jähn – ammette – ho giocato facile perché per me è una figura molto importante. È anche una delle figure protagoniste del film ‘Good Bye, Lenin!’“. Il punto è “trovare personaggi ugualmente affascinanti che abbiano un qualche cosa in più: nella ricerca c’è anche capire chi può essere, per i miei canoni, adatto a far parte dei racconti”.

“Parlando inglese, tedesco e russo – aggiunge Cirillo – per me è più facile cercare materiale originale. Tutti i pezzi che ci sono sia in tedesco sia in russo sono precisi. Bene o male su YouTube si trova tantissimo materiale, la cosa difficile è capire quale è buono e quale no”. Tra qualche giorno sarà disponibile il secondo speciale che “vedrà protagonista una donna che ha scritto la storia dell’esplorazione spaziale”.

Cirillo muove un appunto alla comunicazione scientifica e a quella spaziale che a suo avviso “sono abbastanza carenti”. Per chiarire il concetto fa un esempio: “se io dico Nasa le persone sanno subito che cos’è. Ma se io dico Esa già il tasso di conoscenza inizia a diminuire”. E ancora: “L’Agenzia spaziale europea con tutte le sue componenti, quindi anche l’Agenzia spaziale italiana (Asi), fa delle cose bellissime e interessantissime, però ad oggi non c’è una grande condivisione, la comunicazione – conclude – è sempre soggetta ad altre logiche e ad altre dinamiche”.

I podcast di Francesco Cirillo sono disponibili su: iTunesSpotifSoundcloud 

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2 Maggio 2020
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