Migranti, Pm di Siracusa: “Non risultano collegamenti tra Ong e trafficanti”

Medici Senza Frontiere: "E' la guardia costiera italiana a coordinarci"
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ROMA – “A noi, come uffici, non risulta nulla su asseriti collegamenti tra Organizzazioni non governative, o parti di Ong, o elementi individuali, con i trafficanti“. Non ci risulta “nessun elemento investigativo”. Lo ha detto il procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, nel corso di un’audizione in commissione Difesa al Senato.

Certamente, ha aggiunto, “siamo in grado di stabilire che ci sono Ong e Ong. Ci sono strutture con navi perfettamente equipaggiate e dotazioni conformi al codice di navigazione e collaborano con la polizia giudiziaria, altre hanno navi meno soddisfacenti dal punto di vista delle dotazioni e non hanno un atteggiamento pienamente collaborativo”.

Questo, pero’, “va interpretato non come ostacolo alle indagini o favoreggiamento di reati ma come atteggiamento ideologico, coerente con chi è più a favore dei migranti che della polizia giudiziaria“.

MSF: E’ GUARDIA COSTIERA ITALIANA A COORDINARCI

E’ la Guardia costiera a coordinare le operazioni di salvataggio in mare“. Lo ha assicurato Marco Bertotto, responsabile advocacy per Medici senza Frontiere, intervendo in audizione in commissione Difesa al Senato per illustrare le attività della ong a bordo della nave di soccorso e a terra, nella ricerca e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.

“Alcune organizzazioni- dice ancora- sono dotate di strumenti per conoscere il posizionamento di navi non militari, come droni o trasponder”, ma tutto il coordinamento “è di fatto in mano alla Guardia costiera italiana”.

Per quanto riguarda gli interventi nelle acque libiche, “siamo intervenuti cinque volte”, ha specificato, e ogni volta “si è trattato di arrivare in prossimità, dietro autorizzazione delle autorità competenti e in situazioni eccezionali, di necessità conclamata“. In queste situazioni, spiega, “riceviamo chiamate di soccorso, ci coordiniamo con la Guardia costiera italiana e poi riceviamo disposizioni da quella libica. Sottolineo che avremmo potuto rifiutarci, ma si trattava di casi di emergenza”.

E’ ancora l’autorità italiana che individua il porto di sbarco: “Noi come organizzazione che ha in carico la gestione del soccorso, seguiamo le indicazioni delle autorità italiane. Non possiamo riportare le persone in Libia per rispetto del principio di non respingimento”, ma sta all’Italia stipulare eventuali accordi con le autorità degli altri governi europei rivieraschi come Malta e Grecia, per ripartire gli sbarchi.

“Ma non è un nostro problema- chiarisce Bertotto- noi ci occupiamo del salvataggio, e volentieri lasceremmo questo compito alle autorità di governo. Ma avendo trovato un gap, non possiamo non intervenire” per colmarlo.

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