martedì 14 Aprile 2026

Clima e uomo, così un’intera popolazione di stambecchi si estinse 13.000 anni fa

C'è un sito archeologico sulle Alpi dove è stata trovata una quantità impressionante di resti di stambecco, che venivano cacciati dagli uomini preistorici: si tratta di una specie che si è estinta perchè non è riuscita ad adattarsi a rapidi cambiamenti climatici

BOLOGNA – Sulle Alpi del Trentino fino a 13.000 anni fa viveva una popolazione di stambecchi oggi estinta. Un ramo genetico diverso da quello attuale, che non ha resistito al cambiamento climatico e alla pressione dell’uomo. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista ‘Scientific Reports’, guidato da un team di ricercatori dell’Alma Mater di Bologna, dell’Unimore e del Museo delle Scienze di Trento. Il lavoro ha riguardato i resti di stambecco rinvenuti a Riparo Dalmeri, sito archeologico preistorico a 1.240 metri sull’Altopiano dei Sette Comuni, ai margini della piana della Marcesina, nel Trentino meridionale. Si tratta, spiega l’Alma Mater, di uno dei più importanti siti del Paleolitico finale in Europa, che per circa mille anni è stato frequentato in estate da gruppi umani di cacciatori-raccoglitori per la caccia allo stambecco. Per le analisi sono state combinate per la prima volta datazioni al radiocarbonio, analisi isotopiche, paleoproteomica e paleogenetica.

“Riparo Dalmeri rappresenta un sito chiave per comprendere le dinamiche della caccia allo stambecco nelle Alpi durante il Paleolitico superiore, grazie all’impressionante quantità di resti di questa specie rinvenuti nel sito e al loro eccezionale stato di conservazione”, spiega Rossella Duches, archeologa del Muse. “Grazie alla ricostruzione delle più antiche sequenze di Dna mai rinvenute per questa specie, siamo in grado di dimostrare come gli stambecchi di Riparo Dalmeri rappresentino un ramo genetico oggi estinto, isolato nelle Alpi Nord-Orientali durante l’ultima glaciazione- aggiunge Francesco Fontani, del Bones Lab dell’Alma Mater- questo gruppo locale probabilmente non sopravvisse ai rapidi cambiamenti climatici e all’aumento della pressione umana che caratterizzarono la fine del Pleistocene”. Le analisi indicano da un lato come gli stambecchi di Riparo Dalmeri fossero animali prevalentemente stanziali, nonostante la costante presenza umana. Inoltre, le variazioni nei valori di ossigeno registrate dai ricercatori rivelano un aumento della stagionalità climatica in corrispondenza del brusco raffreddamento che caratterizza il periodo tra 12.900 e 11.700 anni fa.

“Grazie all’integrazione di dati genetici, isotopici e proteomici, abbiamo potuto fare inferenze sui cambiamenti climatici che si stavano verificando alle soglie dell’Olocene e identificare differenze nella dieta e nell’uso dell’habitat tra maschi e femmine, mai osservate prima in resti così antichi- aggiunge Elena Armaroli del MeGic Lab dell’Unimore- questi risultati ci aiutano a capire come gli animali si adattavano, o non riuscivano più ad adattarsi, a un ambiente in rapido cambiamento”.

Riparo Dalmeri è dunque un “sito chiave per comprendere l’intreccio e la complessa coesistenza tra l’uomo e lo stambecco nelle Alpi– conclude Matteo Romandini, ricercatore dell’Università di Bologna- il nostro lavoro dimostra come la combinazione di tecniche archeologiche e biomolecolari possa illuminare non solo il passato, ma anche le sfide di conservazione che oggi questa specie affronta di fronte al riscaldamento globale. Oltre a gettare nuova luce sulla coesistenza tra uomini e stambecchi nel Paleolitico, i nostri risultati possono offrire un modello utile per studiare l’impatto dei cambiamenti climatici delle attività umane sulla biodiversità”.

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