mercoledì 15 Aprile 2026

‘Le beatitudini’ di Onorato, un viaggio tra terra e cielo

Con 'Le Beatitudini', Giancarlo Onorato aggiunge un nuovo prodotto ad una carriera robusta di canzoni, progetti e collaborazioni

ROMA – Cominciamo dalla fine: in un epoca di classifiche ‘normali’ (quindi non governate dai download e dai like), una canzone come Planetarium sarebbe al primo posto di ogni rispettabile hit parade. Il suo andamento da laude elettrica, intensa e spaziale, il suo testo (“Abbracciami che lo vuoi, e legami se lo vuoi/ Che non c’è libertà che basti, alla mia libertà di risvegliarmi insieme a te/ Avvolgimi che lo vuoi, e annegami se lo vuoi/ E non c’è verità che aggiunga, un’altra verità/ Al mio risveglio dentro te”), gli echi di una scrittura apparentata con Franco Battiato: c’è tutto, in questa canzone, per ascoltarla come un punto esclamativo in un epoca di musiche distratte. Planetarium è il brano finale del nuovo disco di Onorato, Le Beatitudini. Colui che all’anagrafe risponde al nome del lombardo Giancarlo Onorato (l’elisione dell’intero nome fa parte del percorso artistico del musicista), già leader degli Underground Life nonché poeta, pittore ed artista dagli ampi orizzonti, aggiunge così un nuovo prodotto ad una carriera robusta di canzoni, progetti e collaborazioni (per dirne alcune: con Cristiano Godano, Andrea Chimenti e Pierpaolo Capovilla, nomi di ottima razza nella scuderia della buona musica tricolore). Già dal titolo, il nuovo Beatitudini si presenta come un viaggio a mezza via tra la terra e il cielo, sovrastato e permeato da un senso devozionale di celebrazione della figura della donna. Che è madre, amante, senso e destino delle cose. Le stesse note di presentazione dell’album parlano di un Onorato che con questo album “dà vita alla sua nuova creatura multiforme, vibrante, mutante, femminea, che omaggia la Dea Madre universale”, dove la femminilità “è cantata in sette episodi in cui ricerca sonora e commistione di ispirazioni forgiano uno scenario acceso, come i toni all’infrarosso delle immagini di copertina: un universo interiore in cui spirituale e carnale si fondono”.
La confezione sonora dell’album è fatta di chitarre ruvide, tastiere spirituali, ritmi contagiosi e la voce del cantautore di Monza a tirare la volata delle emozioni, in compagnia di gente che lo affianca con sapienza (Meg Russo al piano, Luca Terzi alle chitarre, Fabrizio Carriero alle percussioni, Gulio Corini al basso e Marco Giuradei alle restanti strumentazioni). La canzone programmatica del Cd è Dal sole, una ballata pianistica molto mediterranea che dichiara nel testo quello che Onorato cerca con questa nuova avventura: “Sussurra e ripete un Darma felice/ Un fresco serale che liquida pace/ Intrisa di sale la tua gola dice/ Venite, piangete/ Tornate alla foce/ Con me”.

Le altre canzoni si susseguono aprendo ogni volta uno scenario differente, mentre all’ascolto sbucano riferimenti e reminiscenze: il già citato Battiato che si intreccia con Mango, il pop-rock aggressivo dei Blondie e l’eleganza pop dei migliori Tears for Fears, l’inafferrabile mondo di David Sylvian e i fantasmi di Luigi Tenco e Umberto Bindi, la new wave ed il gusto per passaggi avantgarde e cameristici che sembrano venire da Robert Wyatt. La visceralità del rock alternativo degli Anni 90 fa da binario a molti dei brani del Cd e trionfa in Stanotte (“Vorremmo avere tutte le ragioni/ E tormentarci di felicità/ Piuttosto che nasconderci/ Nel seno più amaro di una nuova verità”) seguita dalla semi-blasfema M (che sta per Maddalena, culla nostalgica di un dio bisognoso di ritrovarsi) e dalla trascinante Milioni di fiori. Il volo delle Beatitudini, che ogni tanto assume connotati psichedelici, si conclude, come già detto, nella perfetta canzone finale, quella Planetarium che si snoda in cinque minuti di emozione lenta, esistenziale e definitiva.

Ancora una volta, come già nel caso di lavori precedenti come Io sono l’Angelo (1998) e Sangue bianco (2010) l’autore lombardo alza la posta in gioco, perché si va a collocare in quella categoria autoriale in cui il rock si propone come sintesi culturale di un messaggio che può arrivare contemporaneamente al cuore ed al cervello. E questo è un affare impegnativo. D’altra parte lo stesso Giancarlo Onorato ha detto di sé: “L’opera non può prescindere dalla vita di chi la realizza e sarebbe ipocrita leggere una creazione evitando di considerare le notevoli incidenze che la vita dell’artista e la Storia stessa impongono. Tutto ciò per me ha un preciso nome, e quel nome è verità umana. Se operassimo per pure ragioni mercantili, allora i percorsi della vita potrebbero rimanerne esclusi, nell’ipocrisia eletta a prodotto urgente per un mercato in vertiginosa trasformazione e votato alla più opportunistica concorrenza. Così non è per me, e questo è il mio grande privilegio”. Ecco dunque spiegato l’arcano, il titolo dell’album e la sua ambizione: le beatitudini sono a portata di mano per chi non ha smesso di cercare una “verità umana” che è in contatto con l’eterno. E che tutto questo sia anche piacevole da ascoltare è a conti fatti il vero successo di questo disco.

Leggi anche