Braccianti minacciati e pagati 4 euro all’ora: 10 misure cautelari a Foggia

caporalato foggia (1)
Accertate le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti a lavorare i braccianti reclutati per lo più tra le persone che vivono nel ghetto di Borgo Mezzanone
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BARI – Sono dieci le persone raggiunte da un provvedimento restrittivo emesso dal gip del tribunale di Foggia nell’ambito dell’operazione ‘Principi e caporali’ che ha permesso di accertare le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti a lavorare i braccianti agricoli reclutati per lo più tra le duemila persone che vivono nel ghetto di Borgo Mezzanone, nel foggiano. Due degli indagati si trovano in carcere, altrettanti agli arresti domiciliari e sei invece sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. A tutti viene contestato – a vario titolo – l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.

Nello specifico un ivoriano di 35 anni, un senegalese di 31 e un suo coetaneo della Guinea sono – per i carabinieri – gli intermediatori illeciti e reclutatori della forza lavoro mentre tre imprenditori (si tratta di un padre e dei suoi due figli) sarebbero i titolari dell’impresa che impiegava la manodopera a basso costo. Un 30enne e un 56enne italiani erano invece i gestori delle assunzioni e dei pagamenti mentre un 44enne e un 58enne – sempre italiani – erano gli addetti al controllo sui campi dei braccianti costretti a pagare sia per il trasporto – venivano stipati in 25 su furgoni da nove posti – dall’ex pista ai campi del foggiano, sia per essere assunti. I braccianti venivano pagati 4 euro all’ora contro i 7 previsti dal contratto nazionale, non potevano riposare e lavoravano senza indossare gli indumenti per la prevenzione degli infortuni, come guanti e scarpe, necessari allo svolgimento delle mansioni cui venivano adibiti. Gli accertamenti dei carabinieri hanno appurato che in alcuni casi i migranti, di origini africane, erano costretti ad acquistarli a loro spese o gli venivano decurtati dalla paga mensile.

Le indagini che sono state effettuate tra luglio e ottobre dell’anno scorso hanno accertato che gli operai erano puniti se sbagliavano il conteggio dei cassoni di pomodori raccolti: oltre alle minacce di licenziamento, dalla busta paga veniva decurtato un euro. Lo stesso accadeva se un lucchetto di una saracinesca veniva danneggiato. I braccianti ridotti a schiavi erano costretti a pagare anche per poter essere inseriti nella lista dei lavoratori da assumere e tenere in considerazione per lavori futuri. Fondamentale per i carabinieri, coordinati dalla procura foggiana, è stato il personale del progetto SU.PRE.ME del ministero del Lavoro che ha messo a disposizione delle indagini un mediatore culturale il cui contributo ha avuto un peso considerevole per il buon esito dell’indagine. Il tribunale di Foggia ha disposto anche il sequestro preventivo – comprensivo delle relative sedi operative, dei beni mobili registrati e degli immobili e l’assoggettamento al controllo giudiziario di otto aziende agricole, riconducibili a tre degli indagati raggiunti da misura cautelare. Ammonta complessivamente a dieci milioni di euro il valore complessivo dei beni sequestrati e a sei milioni il fatturato annuo delle aziende sottoposte a controllo giudiziario.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»