Coronavirus, l’ong a Gaza: “Privati delle medicine, l’embargo uccide”

Le ong italiane chiedono, come misura per sconfiggere il coronavirus, di garantire le forniture di medicinali e gasolio per alimentare i generatori di corrente e altri prodotti essenziali
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ROMA – “Nella Striscia di Gaza la situazione e’ invivibile a causa di quasi 14 anni di embargo, come hanno denunciato le Nazioni Unite. Una possibile epidemia di Covid-19 mette quindi rischio la sopravvivenza della popolazione locale. Per questo noi della piattaforma delle ong italiane chiediamo, come prima misura per sconfiggere il coronavirus, la fine del blocco alle importazioni per garantire le forniture di medicinali e gasolio per alimentare i generatori di corrente e altri prodotti essenziali”. Questo l’appello di Alessandro Di Renzo, project manager in Palestina per EducAid, una delle 18 organizzazioni italiane parte di un’alleanza informale volta a potenziare sia gli interventi di emergenza che di lungo periodo nei Territori.

Dalla scorsa settimana, anche nella Striscia si sono registrati i primi casi di Covid-19, saliti per ora a 12: “Le autorita’ di Hamas – spiega Di Renzo all’agenzia Dire – sono intervenute tardivamente ma la popolazione rispetta le misure imposte, perche’ e’ consapevole della fragilita’ del sistema sanitario”.

Dalla guerra del 2006, Israele ha applicato un blocco all’ingresso dei prodotti che potrebbero essere impiegati per la fabbricazione di ordigni esplosivi da parte dei gruppi armati. Misure che, ricorda Di Renzo, “ci hanno persino impedito, tempo fa, di importare viti e bulloni per costruire un ascensore con cui facilitare l’accesso a una delle nostre strutture a persone con disabilita’”.

Lo stop alle importazioni ha determinato il collasso di molti settori, primo tra tutti il manifatturiero e l’export. “L’Onu stima che meta’ del Pil di Gaza sia andato perduto” dice Di Renzo.

“Meta’ della popolazione vive in poverta’, la maggior parte dipende dagli aiuti umanitari, il 70 per cento dei giovani non ha lavoro, mentre la vita quotidiana e’ scandita dai blackout: l’energia elettrica cosi’ come l’acqua devono essere razionati. Inoltre le infrastrutture sono logorate dalla mancanza di risorse. E credo che il settore medico-sanitario sia quello piu’ afflitto”.

Secondo Di Renzo, “il 40 per cento degli antibiotici e dei farmaci essenziali, anche la chemioterapia, sono introvabili” e “anche senza epidemia gli ospedali non sono in grado di rispondere ai bisogni della popolazione“.

La piattaforma delle ong sta lavorando per adattare gli interventi all’ulteriore crisi che si profila all’orizzonte, in modo da non sospendere le attivita’. Di Renzo, che per Educaid interviene nel settore della disabilita’ e in quello educativo, dice che “le autorita’ di Gaza hanno supplito alla chiusura delle scuole implementando lezioni online con sorprendente rapidita’“, aggiungendo pero’ che “senza corrente elettrica e’ difficile per gli studenti poter studiare”.

Infine, i rapporti con Israele. “Per ora non c’e’ collaborazione” dice il cooperante, che denuncia l’ultimo attacco su un villaggio a Gaza pochi giorni fa: “C’e’ la pandemia ma per il governo israeliano le priorita’ restano altre“.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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