Coronavirus, viaggio nel laboratorio di Bologna dove si testano le mascherine

A Bologna ci sono 60 aziende che hanno deciso di riconvertire la produzione e ora fanno mascherine chirurgiche: ecco come vengono testate dai tecnici di Università e Sant'Orsola
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BOLOGNA – Sta lavorando senza sosta, dalle nove del mattino alle otto di sera, il (doppio) laboratorio allestito dal Policlinico Sant’Orsola e dall’Alma Mater di Bologna per i test di validazione delle mascherine chirurgiche, quelle più richieste, fabbricate dalle aziende che hanno deciso di riconvertire la loro produzione a seguito dell’emergenza sanitaria dovuta al covid-19.

Ma come si può scoprire se una mascherina è davvero in grado di proteggere dalla trasmissione del Coronavirus?

Sono quattro le tipologie di test che vengono eseguite sulle mascherine. A spiegarlo è Francesco Violante, docente dell’Alma Mater e direttore della Medicina del lavoro del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Il primo test, racconta Violante alla ‘Dire’, serve per misurare l’ostacolo alla respirazione della persona che la indossa, per motivi di comfort. Il secondo test invece serve per capire la capacità della mascherina di filtrare i batteri. La protezione, infatti, “deve fermare almeno il 95% dei batteri– spiega Violante- il 98% per gli operatori sanitari”.

Nella terza verifica, invece, la mascherina viene bagnata con un liquido ad hoc per valutare la carica di microorganismi totali che possono svilupparsi sul materiale. “Questo è il test più lungo- sottolinea Violante- serve una settimana per vedere la coltivazione di microorganismi”. Infine, viene valutata la resistenza della mascherina agli schizzi di sangue sintetico, a tre livelli di pressione. I due laboratori bolognesi non fanno tutto da soli, ma collaborano “con altri atenei per alcuni test collegati”.

 

Nei primi 10 giorni di attività, al laboratorio bolognese sono arrivate circa 200 richieste di informazioni da parte di imprese interessate e 60 ordini di test da aziende di tutta Italia, di cui un terzo emiliano-romagnole. Finora è stata testata una dozzina di prodotti e la metà è stata scartata, perchè non ha superato i test preliminari. Tra quelle che invece sono state validate e sono in attesa solo del via libera definitivo, che dovrebbe arrivare domani, ci sono le mascherine prodotte da Automobili Lamborghini (pronta a farne mille al giorno) e quella di una startup legata all’Ateneo bolognese.

“Abbiamo in funzione due laboratori- spiega Violante parlando alla ‘Dire’- uno al dipartimento di ingegneria civile (Dicam) e uno al Sant’Orsola, con due linee di test per ogni laboratorio. Finora abbiamo ricevuto richieste di informazioni da 200 aziende e ordini di test da 60 imprese. Abbiamo eseguito le analisi preliminari su una dozzina di prodotti e la metà sono state scartate perchè non hanno superato i test iniziali. Altre le abbiamo in lavorazione e contiamo a breve di validare le prime”. In media, servono almeno otto giorni per dare l’ok definitivo. A stretto giro dovrebbero dunque ricevere il via libera i primi prodotti. 

“Entro domani chiudiamo definitivamente per le mascherine della Lamborghini- conferma Violante- il prodotto ha passato tutti i test”. Insieme alla Casa del Toro, otterrà il semaforo verde anche una startup che da tempo collabora con l’Alma Mater di Bologna nel campo dell’elettronica industriale e che proposto “una mascherina in materiale durevole, che può essere quindi sanificato e riutilizzato”.

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2 Aprile 2020
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