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Ucraina, l’Open Source Intelligence per seguire il conflitto e smascherare la propaganda

La rete OSINT diventa punto di riferimento per seguire la guerra in Ucraina: "Il nostro obiettivo è smentire la propaganda da entrambi i lati"

MILANO – Seguire gli sviluppi di una guerra in diretta, senza cadere nell’inganno delle fake news. E’ questa la nuova fontiera dell’‘Open Source Intelligence – OSINT, la disciplina che studia le fonti di intelligence ‘aperte’ e che sta diventando un vero e proprio punto di riferimento per le notizie in arrivo dall’Ucraina. Grazie a un network informale di giornalisti, professori universitari, esperti ed appassionati di strategia militare, gli strumenti messi a disposizione da internet vengono infatti utilizzati per verificare le notizie che arrivano dalla prima linea del fronte e dare un quadro più accurato possibile della situazione.

Per capire come funziona questa rete di ‘fact checker’, l’Agenzia Dire ha intervistato la persona che cura uno degli account twitter più seguiti in questo momento. Ex tenente dell’aviazione francese oggi in pensione e collaboratore di Le Monde, la premessa dell’intervista è quella del “completo anonimato”: “Il nostro obiettivo è smentire la propaganda da entrambi i lati. Per questo, anche noi siamo obiettivi di cyber attacchi. A chi si avvicina al nostro mondo e vuole darci una mano, diciamo sempre la stessa cosa: se non si è in grado di usare internet in totale sicurezza, è meglio limitarsi a seguire i nostri aggiornamenti”.

La rete Osint è però una rete “aperta al contributo di tutti”. Fondamentale il ruolo dei giornalisti che, grazie ai loro contatti, “permettono di verificare le informazioni direttamente sul campo”. Quando questo non è possibile, ecco che entrano in campo i fact checker che “scandagliano la rete per verificare l’affidabilità di quello che viene pubblicato”. Poi tocca agli esperti di strategia militare, “spesso ex ufficiali in pensione”, tirare le fila per capire cosa succede realmente.

LA GUERRA DI PROPAGANDA

Secondo gli esperti della rete Osint “internet è una novità assoluta per le guerre di questo secolo. Le persone che vivono la guerra sulla propria pelle hanno la possibilità di caricare un grandissimo numero di testimonianze, foto e video. A diffondere questi contenuti, però, non sono solo i cittadini, ma anche gli eserciti che combattono e che spesso mistificano la realtà. Per questo gruppi di esperti si sono organizzati in maniera autonoma per verificare le notizie e condividere informazioni“.

La guerra in Ucraina regala molti esempi di come le informazioni sul campo vengano manipolate. “C’è ad esempio l’account di un giornalista che segue le milizie separatiste del Donbass. Pubblica continuamente video dalla zona del fronte, descrivendo incredibili vittorie per le forze filo-russe. Ma la realtà è molto diversa: a Volnovakha, al contrario di quello che racconta, gli ucraini hanno inflitto pesanti perdite alle milizie vicine a Mosca, prima di ritirarsi verso Mariupol”.

Ma la propaganda avviene da entrambi i lati. “Gli account della rete Euromaidan, vicina al governo di Kyiv, hanno rilanciato più volte la notizia dell’abbattimento di due aerei da trasporto russo carichi di paracadutisti. Parliamo di almeno 120 persone ad aereo. Se questi aerei fossero stati effettivamente abbattuti, avremmo trovato i rottami in un raggio di decine di chilometri. Ma non è emerso nulla. E, in più, dalle immagini satellitari non sembra che manchino all’appello aerei Ilyushin Il-76 tra le forze russe”.

GLI STRUMENTI DELLA RETE OSINT

Ma come fare per tenere sotto controllo la situazione? Si parte dagli strumenti di tracciamento di navi e aerei, una serie di siti gratuiti (come flightradar24 o marine traffic) che permettono di seguirne gli spostamenti. “Ogni mezzo è dotato di un dispositivo di tracciamento. Questo ci permette di osservare i movimenti delle truppe e, in questo momento, i rinforzi che vengono mandati all’Ucraina. Ad esempio, abbiamo visto gli aerei da trasporto A400M dell’aeronautica militare turca andare a Kyiev sin dal primo giorno. Trasportavano i droni Bayraktar TB2, che stanno infliggendo perdite pesantissime ai russi”.

Gli strumenti di tracciamento radar testimoniano anche le crescenti tensioni tra forze russe e Nato lungo tutto il confine europeo. “Attualmente, nel Mar Nero volano continuamente i droni spia Global Hawke americani che partono dall’aeroporto italiano di Sigonella. Sui cieli della Polonia volano due bombardieri tattici Usa B-52 e un velivolo Awacs E-3 Sentry per il controllo radar. Nei cieli del Baltico, invece, sembrano essere i russi ad aumentare la pressione con i loro aerei spia IL-114LL“.

Oltre agli strumenti radar, sono fondamentali le immagini satellitari messe a disposizione da siti come Sentinel Hub, “anche se, per avere informazioni più recenti e con una risoluzione maggiore, è necessario accedere a siti a pagamento”. Grazie alle immagini satellitari è possibile verificare con una certa precisione gli spostamenti delle truppe: “Abbiamo visto il dispositivo militare russo crescere per settimane ai confini con l’Ucraina. Poi, appena Putin ha aumentato il livello di allerta delle proprie truppe nucleari, abbiamo subito notato che due sottomarini lanciamissili si erano mossi dalla base navale di Gadzhiyevo, a nord della Finlandia”.

Fondamentali, poi, i tool per geolocalizzare foto e video, in particolare Google Lens e Dual Map. “Nel primo giorno dell’attacco, abbiamo visto account filo ucraini postare video di massicci bombardamenti sui civili. Ci siamo resi conto subito che erano dei fake, e geolocalizzando abbiamo avuto la conferma: si trattava dei bombardamenti su Aleppo“.

La geolocalizzazione, che può avvenire sia tramite software che “analizzando le informazioni contenute nel file”, è fondamentale anche per individuare i luoghi delle esplosioni. “Succede spesso che, quando esplodono ordigni molto potenti, le due parti del conflitto vogliano massimizzare la vittoria o minimizzare i danni, dando versioni contrapposte dell’accaduto. Con il nostro lavoro, però, siamo in grado di individuare in maniera piuttosto precisa il luogo dell’esplosione e i suoi effetti“.

Occhio, poi, alle webcam. Numerosi siti infatti offrono la possibilità di vedere quello che accade in tempo reale. “E’ così che ci siamo resi conto che i russi avevano preso il controllo di Kherson: le telecamere a circuito aperto del comune hanno infatti ripreso i mezzi militari russi parcheggiati nella piazza principale della città”.

TWITTER, IL SOCIAL DI GUERRA

Al centro di tutte queste informazioni c’è Twitter, vero e proprio “social di guerra”. Gli account del network Osint condividono e scambiano informazioni, verificando di continuo quanto viene diffuso. “Ma è di fondamentale importanza capire chi scrive cosa. E Twitter è il miglior social network per questo lavoro: poter restringere l’area di ricerca attraverso coordinate Gps ci permette di individuare soltanto i tweet che partono effettivamente dalla zona che ci interessa, senza dar credito ad account che vogliono diffondere confusione e falsità”.

Su questo punto, però, la rete Osint sottolinea delle differenze: “Non tutti sanno usare Twitter al meglio. Gli Ucraini, ad esempio, non hanno una strategia consolidata in questo senso e molte informazioni si perdono in un flusso di notizie confuso e contraddittorio. Chi invece è molto avanti su questo punto è Hamas: ogni volta che Israele attacca la striscia di Gaza, loro scelgono tre hashtag, chiedendo di utilizzarli solo per gli aggiornamenti in diretta. I commenti e le ‘chiacchiere’ vengono così separati dal flusso degli aggiornamenti”.

LA RETE OSINT, IL FATTORE UMANO

Le risorse messe a disposizione da internet non possono però sostituire l’importanza delle persone. “Il caso più eclatante è quanto successo con il video girato questa domenica, che mostrava una forte esplosione a Cherkasy. In pochi minuti, è diventato il video più condiviso della rete, con gli utenti che parlavano di bombe termobariche o ‘piccole nucleari’. Lo abbiamo geolocalizzato, ed effettivamente era stato girato sulla strada per Cherkasy, nei pressi di un grande impianto chimico. Ma per essere sicuri, avevamo una sola strada: chiedere conferma alla gente del posto. Ed è stato direttamente il sindaco a smentirci l’ipotesi di un ‘piccolo attacco nucleare’: il video era autentico, ma girato due giorni prima, e l’esplosione è stata causata dall’incendio degli agenti chimici presenti nella fabbrica dopo l’esplosione di una bomba convenzionale”.

Per avere notizie credibili, quindi, il fattore principale restano le persone. “Un tempo, chi viveva sulla linea del fronte poteva solo scappare. Oggi, tante persone coraggiose mettono a rischio la loro vita per dare la loro testimonianza su quello che accade e denunciare le bugie delle parti belligeranti. Noi siamo chiamati a fare la nostra parte per sostenerle, separando i contenuti autentici da quelli falsi. Dobbiamo dire grazie a queste persone e non credere a chi, come Putin, ci racconta che in guerra non muoiono i civili”.

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2022-03-02T17:52:40+02:00