La detenzione delle armi? “È il fallimento dello Stato”

fucile
Intervista a Farshid Nourai, coordinatore nazionale dell’Associazione per la Pace (Assopace)
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

di Pietro Battaglia

ROMA – “L’arma in sé è uno strumento della morte. Quando uno Stato mette in condizione un cittadino di detenere legalmente un’arma delega una sua responsabilità a una persona che in un determinato momento della vita percepisce come insicuro l’ambiente in cui vive. Liberalizzare, dunque, la vendita delle armi è il simbolo del fallimento dello Stato. Per evitare che un cittadino sia indotto a detenere un’arma, acquisendo una licenza, bisogna informarlo adeguatamente sulle possibili conseguenze che potrebbero derivare dall’uso”. Questo il parere di Farshid Nourai, coordinatore nazionale dell’Associazione per la Pace (Assopace), intervistato dall’agenzia Dire.

L’ASSOCIAZIONE PER LA PACE


L’Associazione per la pace (Assopace) dal 1988 si fa promotrice di progetti politici e culturali volti alla realizzazione del disarmo, alla cessazione dei conflitti esistenti nel mondo, alla risoluzione dello squilibrio tra paesi ricchi e paesi poveri, al rispetto dei diritti umani e delle libertà dei popoli, alla pratica della nonviolenza e all’affermazione di una nuova idea di rapporto con il pianeta. “In una fase iniziale- ha aggiunto Nourai- la nostra associazione aveva come forza motrice principale il dibattito sulla questione palestinese. Successivamente si è deciso di dare spazio anche ad altri argomenti, specializzandoci sulle politiche del disarmo. Abbiamo aderito alla Rete del disarmo che è una realtà italiana che mette insieme diverse associazioni che svolgono attività di ricerca e campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini. L’Associazione per la pace è attiva in tutta Italia e ha gruppi locali che si coordinano tra loro”.

LEGGI ANCHE: Beretta (Opal): “Licenze armi troppo facili, dubbi su attività sportive”

ARMA È STRUMENTO DELLA MORTE

“L’arma è in sé- afferma appunto il coordinatore dell’Associazione per la pace- uno strumento della morte. Detenerne una può provocare conseguenze irreparabili. Chi ne acquista una solitamente lo fa perché si sente insicuro. La percezione di insicurezza, specie negli ultimi anni, è stata cavalcata dalla propaganda politica nazionale e dalle aziende produttrici di armi che si sono mosse per valorizzarne l’uso, incrementando le vendite. Quando lo Stato consente a un cittadino di detenere in modo legale un’arma significa che delega una sua responsabilità, la gestione della pubblica sicurezza. E in Italia anziché irrigidire l’aspetto della detenzione di armi, vengono previsti sempre meno vincoli. Occorre, invece, investire sulla sicurezza delle periferie, dando centralità ai soggetti più fragili. Bisogna, dunque, mettere il cittadino nella condizione di pensare che non ci sia alcun motivo valido per detenere un’arma. Va, inoltre, irrigidito anche il procedimento per l’ottenimento delle licenze per praticare la caccia. I cacciatori devastano la fauna naturale e sempre più spesso si verificano incidenti mortali che riguardano persone coinvolte da battute di caccia”.

DIFENDERE RECOVERY DA INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITA’ E DA LOBBY ARMI

Nourai vuole vederci chiaro anche sul Recovery Plan. In nome della ripresa economica potrebbero essere trascurati alcuni punti d’ombra, in primis le eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata e delle lobby degli armamenti che potrebbero intaccare la gestione delle risorse.
“La nostra preoccupazione è la programmazione e soprattutto la gestione dei fondi del Recovery Plan che potrebbe subire eventuali infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Altro problema potrebbe essere rappresentato dalle lobby delle armi che continuano ad avere un ruolo strategico all’interno dell’economica nazionale e spesso condizionano la volontà politica. In ogni caso, l’impegno della nostra associazione è quello di continuare a informare il cittadino, rimuovendo la sua percezione di insicurezza”, ha concluso.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»