Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Elezioni Usa, su Bloomberg pioggia di accuse di sessismo

Warren: "Non batteremo Trump con un uomo così, i dem non fanno questo"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Quasi mezzo miliardo di dollari per la campagna da presidente degli Stati Uniti. Sono i fondi investiti da Mike Bloomberg, per 12 anni sindaco di New York e proprietario della società di servizi finanziari, software e mass media Bloomberg Lp. Milioni che non bastano, però, a fermare le forti contestazioni che piovono dal mondo femminile circa la condotta del multimilionario: 40, infatti, i casi di discriminazione e molestie sessuali intentati contro di lui o le sue aziende negli ultimi decenni. La misura dell’atteggiamento del neocandidato è resa da alcune frasi dette nel tempo: “So per certo che ogni donna che si rispetti, quando passa davanti a un cantiere se non riceve un fischio si girerà e passerà ancora, e ancora, finché non ne riceve uno”.

Dagli anni ’90 il rapporto di Bloomberg e della sua società col genere femminile, a quanto riporta il quotidiano britannico The Guardian, va dai commenti osceni sul posto di lavoro alle molestie sessuali, passando per denunce sulla disuguaglianza di genere in azienda, fino all’imposizione di un veto su una legislazione a favore dei diritti delle donne vittime di violenza nel Comune di New York. La cronaca risale al 2003, quando l’allora sindaco della Grande mela pose il veto sulla legge che avrebbe previsto la distribuzione gratuita alle donne vittime di violenza sessuale dei metodi contraccettivi d’emergenza presso tutti i pronto soccorsi. Il ‘no’ posto dal sindaco fu successivamente annullato dal consiglio comunale della città.

Si ritorna adesso a parlare dell’imprenditore, un tempo tra le fila dei repubblicani e ora in corsa per le primarie democratiche. Una figura che fa discutere perché se da un lato, come ricorda il Guardian, ha cambiato rotta e si è battuto anche a favore del diritto di aborto delle donne donando diversi milioni a Planned Parenthood, dall’altro vecchie e nuove ombre di sessismo aleggiano su di lui a partire dalla storia di Sekiko Sakai Garrison. Questa donna nel 1998 informò Bloomberg di essere incinta mentre lavorava nella sua azienda e l’imprenditore le rispose: “Uccidilo (Kill it, ndr)'”. Un commento che, si legge nel The Guardian, lei interpretò come “interrompere la gravidanza per mantenere il lavoro”. Sulla vicenda ha scritto anche il Washington Post, riportando che Bloomberg “sotto giuramento ha negato le accuse, raggiungendo un accordo confidenziale con la donna”.

Ecco che gli accordi di non divulgazione diventano uno dei piatti forti dei detrattori di Bloomberg, che per colpirlo utilizzano l’arma della condotta “sessista”. Le testimonianze delle donne che hanno subito molestie o discriminazioni sono, infatti, pressoché irreperibili a causa dei numerosi accordi stretti tra le donne e l’azienda. Sotto attacco il candidato democratico ha poi operato una distinzione tra gli accordi confidenziali legati a lui in prima persona e quelli, invece, stretti per problemi avuti con la compagnia Bloomberg Lp. “Una distinzione falsa”, secondo Bonnie Josephs, prima avvocata del caso Garrison. Le fa eco anche l’avvocato Hassan Zavareei: “Il problema è la cultura aziendale. La maggior parte delle accuse riportano, infatti, sessismo e molestie diffuse”.

La sfidante Elizabeth Warren, nel frattempo, ha richiesto lo scioglimento di tutti gli accordi di riservatezza stretti dal candidato e dalle sue compagnie. Richiesta prontamente rimandata al mittente. Così il multimilionario ha dichiarato che scioglierà gli accordi che lo riguardano personalmente solo se gli verrà chiesto dalle dirette interessate. Aggiungendo, scrive il Guardian, che a seguito di una revisione interna, sono soltanto tre i casi di donne alle quali ha detto personalmente qualcosa di offensivo. In pratica, le donne dovranno rivolgersi al soggetto che le ha offese per chiedere il permesso di parlare.

Fatto sta che nel 1990, in occasione del suo 48esimo compleanno, Mike Bloomberg riceve in regalo da Elisabeth DeMarse, ex responsabile marketing di Bloomberg Lp, un pampleth di quasi 40 pagine dal titolo ‘The Portable Bloomberg: The Wit & Wisdom of Michael Bloomberg‘, che raccoglie tutte le citazioni sessiste del neocandidato. “Donne grasse”, “belle tette”, “lesbiche con faccia da cavallo”. “Se le donne vogliono essere considerate intelligenti vadano in biblioteca…” o ancora: “Ho una ragazza in ogni città”. E DeMarse scrive nell’introduzione: “Niente è stato abbellito o esagerato. E sì, alcune cose erano troppo scandalose per poterle includere”. L’imprenditore ha bollato le accuse come “un mucchio di battute e scherzi”, mentre in altre occasioni ha preferito fare marcia indietro. Una toppa cerca di metterla pure il suo portavoce, affermando: “Mike ammette apertamente che le sue parole non sono state in linea con i suoi valori. Ammette che parte di ciò che ha detto è irrispettoso e sbagliato”. Il libricino, in ogni caso, è tuttora scaricabile sul sito del Washington Post. Bloomberg sembrerebbe “disposto a pagare denaro considerevole a qualcuno per non parlare, perché c’è un problema considerevole”, afferma l’avvocata Bonnie Josephs. E rincara la dose la candidata Elizabeth Warren: “Non batteremo Donald Trump con un uomo che ha chissà quanti accordi di non divulgazione e quante storie di donne che dicono di essere state molestate e discriminate. Questo non è quello che fanno i Democratici”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»