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Bimbi senza scuola, l’app di mutuo aiuto tra genitori fa 100. Ma nessuno si fa avanti

L'idea alla base della app era creare una rete di aiuto tra famiglie: quasi 100 persone si sono iscritte, ma nessuno ancora si è fatto avanti
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BOLOGNA – Sono già quasi un centinaio i genitori di Bologna che tentano di risolvere il problema dei figli a casa da scuola a causa dell’emergenza Coronavirus usando Families Shares. Si tratta dell’applicazione per smartphone che, nata inizialmente con l’obiettivo di creare una rete di aiuto tra famiglie sia virtuale che sociale, in questo momento di urgenza potrebbe tornare utile a molti mamme e papà, dando la possibilità a chi non può stare a casa coi bambini di farsi aiutare da altri genitori.

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Quasi 100 persone si sono iscritte e sono entrate nei vari gruppi di quartiere, ma nessuno ancora si è fatto avanti, forse per timidezza“, spiega Nicole Traini, che ha lanciato l’iniziativa tra le mamme di MammaBo, gruppo informale di auto-aiuto a Bologna. Traini, mamma di tre figli e ricercatrice universitaria è il punto di riferimento bolognese di Families Shares, sostenuta dal progetto europeo Horizon 2020, di cui è capofila l’Università Ca’ Foscari di Venezia e che è presente in una decina di città europee, tra cui anche Trento e Venezia.

Oltre al sostegno attivo delle ‘dade’ dell’associazione Dadamà e alla comunicazione dell’iniziativa curata da MammaBo, collabora anche Costanza Berionni, che insieme a Traini cura il gruppo bolognese, in questi giorni di emergenza più attivo del solito. Dopo aver ‘valutato’ i genitori che si sono resi disponibili a dare una mano, adesso Traini e Berionni stanno contattando le famiglie che si sono sono fatte avanti in questi giorni, “per sciogliere il ghiaccio iniziale ma anche, e soprattutto, per capire quali sono le esigenze delle persone che si sono iscritte, così da cercare il miglior ‘accoppiamento’ possibile”. Per ora, spiega Traini, “ci limiteremo ad un sostegno one to one, poi appena la situazione sarà tornata alla normalità organizzeremo degli eventi per far conoscere di persona queste famiglie, creando così delle reti sociali”.

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