VIDEO | Sardine, i romani a Santori: “Avete creato un brand e imposto una ‘museruola’”

Lo ha detto, in diretta Facebook, negli studi dell'agenzia Dire, Stephen Ogongo, fondatore delle Sardine di Roma, in rotta con Mattia Santori
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https://youtu.be/tUIiLcO-30o

ROMA – “Siamo arrivati al punto che devo sentire Santori prima di accettare di parlare con un giornalista? Le Sardine nascono come un movimento spontaneo in cui ogni persona poteva costruire qualcosa. A Roma ho avuto l’onore di lanciare le sardine e ho coordinato la manifestazione che è poi diventata la più grande. Purtroppo questa spontaneità nazionale è venuta a mancare quando i fondatori bolognesi ci hanno iniziato a mettere la museruola“. Lo ha detto, in diretta Facebook, negli studi dell’agenzia Dire, Stephen Ogongo, fondatore delle Sardine di Roma, in rotta con Mattia Santori, “che ormai ha scelto la tribuna mediatica di ‘Amici’, o meglio ‘Alici'”, ha aggiunto con un sorriso Vincenzo Petrone, anche lui esponente del movimento nella Capitale. 

Ogongo e Petrone sono intervenuti alla Dire insieme a Jakub Golebiewsky, presidente dell’associazione Padri in Movimento, con cui saranno in piazza domenica 8 marzo alle 14 a Roma, in piazza del Popolo, per combattere “accanto alle donne” in un’agenda condivisa che ha come nemici il patriarcato, il ddl Pillon e la Pas, e per promuovere insieme la possibilità di adozioni e affidi da parte delle famiglie monogenitoriali. 

Petrone ha proseguito la polemica parlando del ‘brand’ Sardine: “La stessa cosa è successa con i 5 stelle e con Beppe Grillo. Le Sardine sono un marchio depositato che si chiama ‘6000Sardine’. Adesso si chiede al gruppo di Roma, creato da Ogongo, di cambiare nome, e noi riteniamo che non sia giusto“. “Milioni di persone- ha concluso Ogongo- non sanno che dietro le Sardine c’è questo marchio privato”. “E gli esperti citati da Santori e gli altri- ha chiosato Petrone- nessuno sa chi siano”.

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Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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