Attenzione alle offese su Facebook: è diffamazione aggravata

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Si rischiano fino a 1500 euro di multa perché i commenti che compaiono sui social network hanno una diffusione capillare e potenzialmente illimitata
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ROMA – Un freno all’uso illecito dei social network. E’ questo in sintesi lo scopo della sentenza n. 8328/16 della Cassazione pubblicata ieri, 1° marzo, dalla quinta sezione penale secondo cui postare un commento offensivo corredato dalla foto della vittima sulla bacheca di facebook della persona offesa integra il reato di diffamazione aggravata. Proprio in ragione del fatto che i commenti che compaiono su tali social network hanno una diffusione capillare e potenzialmente illimitata, la Cassazione ritiene che le offese espresse in tal modo debbano ritenersi aggravate. Per questo il ricorso di un imputato è respinto in sede di legittimità che conferma la condanna di 1.500 euro di multa per aver offeso la reputazione di Francesco Rocca, attuale presidente, della Croce Rossa con testi (“verme” e “parassita”) e foto.

La quinta sezione ricorda a questo proposito che anche la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra “un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’articolo 595, comma terzo, c.p., poiché la diffusione di un messaggio con tali modalità, ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sia perché, per comune esperienza, bacheche di tal natura racchiudono un numero apprezzabile di persone, sia perché l’utilizzo di facebook integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando in primo luogo il rapporto interpersonale, che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione”.

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